Scarpe nigeriane

Gli ultimi due giorni li ho passati di nuovo nella capitale danese, a Copenhagen. Ieri sera siamo poi usciti a cena in un ottimo ristorante, ed é stato piacevole passeggiare per le strade del centro. L'aria era stranamente calda per la stagione, tante persone per strada, ed ottimo cibo. Sono stati comunque due giorni molto impegnativi, ma adesso sono finalmente a casa. Il tassista di questa sera era un ragazzo nigeriano che mi ha spiegato di come nel suo paese ci sia un grosso business nelle fabbriche di scarpe, e di come la cosa sia incredibilmente collegata con l'Italia. Mi raccontava di imprenditori nigeriani che esportano verso l'Italia, molto interessante. Come gli ho detto prima di salutarlo sotto casa, c'é sempre qualcosa da imparare.

Oslo, ma per davvero?

Ieri mattina, dopo aver scritto il post, sono andato ad Oslo per lavoro. Anche se in questi casi andare ad Oslo é un attimo un eufemismo. Infatti sono stato per tutto il giorno nell'albergo fuori l'aereoporto, per poi tornare a Stoccolma questa mattina. L'aria si fa sempre piú fresca, e lo senti sulla pelle, ma lo vedi anche dalle persone che hanno iniziato a metter su giacconi, vestiti lunghe, calze. Sembrano cosi lontani quei giorni d'estate, quando lo sguardo si perdeva nel cielo chiaro la notte.

Scorci d'autunno

É una mattina chiarissima qui a Stoccolma. Mi sono svegliato presto, con la luce arancione del primo sole che si inoltrava tra le guglie della cittá vecchia, lambiva il campanile alto ed aguzzo della chiesa tedesca, riverbrava sulle onde del lago ancora scuro. Poi la luce é aumentata, il cielo é diventato azzurro, chiarissimo, nemmeno una nuvola a cercarla per chilometri. L'aria sottile, freddissima, il vento sulle guancie, gli alberi che stanno ingiallendo e perdendo le foglie. Avevo dimenticato che da qualche giorno non é piú estate.

Sentirsi di passaggio

Finalmente, dopo una settimana molto intensa, ieri notte sono riuscito a dormire a lungo. La giornata é poi passata con alcuni colleghi seduti ad un caffé per qualche ora, poi ancora in giro, e poi finalmente una lunga passeggiata da Vasastan fino a casa mia. Mi sono fermato per un attimo su uno dei ponti che attraversano Gamla Stan, sulla destra i municipio illuminato, il lago, nero e scuro, e poi le mille luci di Södermalm di fronte, le guglie della Högalidkyrka in lontananza. Mi piace vedere la cittá che si illumina piano, le persone che tornano a casa la domenica sera in attesa di una nuova settimana lavorativa. Con tutti i miei spostamenti mi sento a volte come "estraneo" al mondo, alla realtá degli altri. Quasi di passaggio. Come se non appartenessi a nulla.

Di andate e ritorni

I giorni passati a Madrid sono stati molto intensi, ma anche interessanti da molti punti di vista. Tanto lavoro, ma anche cose nuove da imparare, caldo, facce diverse, sapori a volte quasi dimenticati, colori, caldo. Venerdi, poco dopo pranzo, sono partito per andare questa volta a Copenhagen, dove avevo degli altri incontri in serata. Il volo non é stato male, ma davvero lungo. Oggi, poi, sono stato impegnato con il lavoro tutto il giorno, anche se era sabato. Sono contento del risultato finale, ma forse ancora di piú del fatto che dopo quattro giorni sono di nuovo a Stoccolma, per riprendere un attimo di fiato. La serata é bella e chiara, poche persone per strada, almeno fuori casa mia, un gelato e poi a dormire.

Madrid, 13 anni

Gli ultimi giorni sono stati abbastanza pieni di lavoro, quindi sono stato assente dal blog. Ieri pomeriggio, comunque, dopo un volo di oltre 4 ore senza aria condizionata (aiuto!), sono atterrato a Madrid. Ero venuto qui dopo il mio secondo anno di universitá, per lavorare un'estate in un laboratorio locale. Ricordo bene che avevo solo 19 anni, non sapevo quasi nulla di come si vive da soli, e fu un'esperienza molto interesssante. Atterrando ieri ho rivisto questo paesaggio quasi "lunare" delle campagne intorno Madrid, in cui i colori predominanti sono il giallo, l'ocra, poco verde rappresentato da alberi messi in fila, a quadrato, chiaro segno della mano dell'uomo. Con un collega poi, abbiamo preso la metro e ci siamo diretti in centro. La cittá era ancora caldissima, e come al solito tantissima gente per strada, le terrazze all'aperto strapiene, le facce, le risate, le persone di ogni etá. Sono andato vicino a dove abitavo, a Quevedo, e da li mi é sembrato cosi strano passare di fronte alla casa dove abitavo, non ci ero stato per quasi 13 anni! Alcuni negozi erano sempre gli stessi, come il macellaio o il posto dove fanno i panini con i calamari fritti, e poi la piazza li vicina, dove servono un ottimo "pulpo alla gallega". Da li poi siamo andati passeggiando, fino in centro a Plaza Major. Madrid é sempre una cittá incredibile, economica, piena di vita, di entusiasmo, di belle case vecchie e grandi strade moderne dove le auto corrono velocissiime, quasi come i sogni.

Ieri, oggi, domani

Un fine settimana cosi silenzioso non lo vivevo da tempo. Cucinare, pulire, guardare la televisione e fare i biscotti. Solo per me. Stasera sono poi uscito per un cena, e tornando guardavo le luci dei ponti di Stoccolma specchiarsi nel lago ormai nero e scuro, la pioggerellina passarmi tra i capelli, ed il vento freddo che ti fa chiudere la giacca. Ti viene da pensare ad un altro inverno, oppure ad un'altra vita. Tutto é aperto, tutto é libero come il vento che parte freddo dalla Scandinavia per arrivare chi sa dove, chi sa quando. L'incertezza dei giorni dovrebbe potrare con se la curiositá del domani, ma non é mai cosi semplice come quando lo si legge sui libri. Troppi film, troppe storie, troppe canzoni che ti hanno parlato di mondi che non esistono, che ti hanno foraggiato la fantasia e l'immaginazione. Ma come si potrebbe in fondo viverne senza, sarebbe come non esistere. E tra una vita uguale a se stessa, tra la noia del giorni ed il mistero del domani, forse é meglio il secondo.