Var heter du?

Stasera ho iniziato il corso di svedese, che risate mi sono fatto! E’ una lingua che in parte ricorda l’inglese (ed è l’unica cosa che mi aiuta), per altre il tedesco (ma ce la posso fare!) ma ha dei suoni allucinanti!!! Cmq mi sono divertito da morire, anche se potevano scegliermi una insegnante diversa… bionda, alta, magra e ottimamente proporzionata, con un bel sorriso, occhi azzurri e 25 anni… ho proprio seguito la lezione… ma devo fare la persona seria! Meno male che il corso me lo paga l’Istituto dove lavoro!

Poi tornando a casa in bicicletta siamo passati (io ed un mio amico belga che lavora in un lab vicino al mio) in bicicletta vicino al fiume, immerso nelle luci della sera. E’ davvero una città magica, poi in particolare la notte, quando le luci filtrano tra gli alberi del lungofiume, e tu passi veloce i ponti, mentre la bici ti porta a casa. Dà un senso di rilassatezza infinita vivere qui, come se tutto dovesse essere sempre immerso nella quite… buonanotte da una caldissima Uppsala ( 7°C stasera )…

Hanna

Questa volta vi dirò il suo nome, perchè fondamentalmente mi va : ) Allora stasera sono uscito con un mio amico e due ragazze svedesi, di cui appunto Hanna, da dire con l’H altrimenti si offende! Scherzi a parte, finalmente dopo svedesi more, con gli occhi scuri etc etc sono uscito con una vera ragazza bionda dagli occhi verdi. Cosa dire? Anche le svedesi bionde sono simpatiche… altrimenti non ci sarei uscito insieme!

Però una cosa mi ha colpito di lei, è davvero credo, una delle più belle ragazze che io abbia mai visto. Gli occhi sono una cosa che ti bruciano dentro, e non solo perchè verdi, grandi, dalle ciglia lunghe, ma perchè espressivi e pieni di vita, allegri, come poche ragazze svedesi sanno essere. Questo di stasera non era un appuntamento galante, ma solo una "riunione" per alcune cose che stiamo pensando di organizzare insieme, ma non ho potuto fare a meno di notare come lei sia davvero, una ragazza di una bellezza senza eguali. Non la conosco ancora bene come persona, quindi non posso, non voglio e non mi sento di dire altro su di lei, ma ho questa immagine in testa, ora, prima di andare a dormire mentre fuori c’è una pioggia sottile e continua (strana per la Svezia)… di quegli occhi verdi e profondi, esperissivi, che mi guardano alla luce di una candela.

Arturo

Tornavo ieri notte a casa sulla mia bicicletta… erano le 3:45 e si alzava brillante, gialla e grande Arturo verso est, il cielo ero cristallino sopra di me, l’aria non molto fredda (forse -1°C), guidavo piano, pedalando passo dopo passo tra la neve che si schiacciava sotto la ruote…. la luce debole del fanalino illuminava a tratto la strada, gli alberi, il parco sotto casa mia, il rumore della dinamo che scattava ad ogni pedalata… andavo piano e pensavo a come avessi passata la serata da una mia lei, una ragazza che ha gli occhi verdi e non te ne accorgi se non quando la luce la colpisce in modo strano. Mi ha cucinato le tapas messicane, ha messo la piantina di violette che le ho regalto sulla finestra, ci siamo bevuti il sidro che ho portato io e poi ci siamo visti Leon che andava qui alla televisione svedese in lingua originale (come sempre qui), poi siamo rimasti sul divano… io a cercare la luce che le illuminasse gli occhi verdi, lei a ridere come solo sa fare… con lei non so cosa è… ma è un’amicizia di un’intensità che non ho quasi mai provato.

La adoro.

A guardare nei ricordi sembra ancora ieri
che salivo su una sedia per guardare i treni
da dietro alla finestra un cortile grande, un bambino, un bambino.

Mio fratello che studiava lingue misteriose
in ginocchio su una sedia coi capelli corti
eravamo forse solo nel ’56, un bambino, un bambino

E tutto mi sembrava andasse bene, e tutto mi sembrava andasse bene
tra me e le mie parole, tra me e le mie parole, e la mia anima.

Sera

Sono serate strane, piene di freddo e di vento… a volte passa dentro e ti smuove tutto… solo, nel mio soggiorno, i piedi per terra sul legno caldo del parquet, seduto sul mio divano con la coperta blu, ascolto in silenzio i suoni che vengono da lontano. Ho messo una lampada alta in un angolo che lascia cadere la luce come una cascata dal soffitto fino a terra, mentre un’altra piccola, coperta di vetro, si rivolge verso la finestra, quasi a dire a chi passa… io sono qui, questa casa non è vuota come potrebbe apparire. Le mie foto appese ai muri, il poster di "Bianca" di Nanni Moretti di lato, i miei piatti da lavare nel lavandino in cucina… silenzio, tanto silenzio… sento solo il rumore dell’orologio sulla parete, di legno come tutta la mia casa, un legno chiaro e profumato.

Di fronte a me la tavola, i fiori che ci ho messo su non ancora appassiti, le candele colorate, spente… righe per terra a spina di pesce che si rincorrono sul legno… una casa piccola e tutta mia, pensieri ce volano e che tornano indietro.. vorrebbero uscire ma trovano le finestre chiuse, e rimangono con me al calduccio mentre fuori l’aria è ferma ed il cielo terso come non mai. Io qui, ancora seduto, immagino parole che escono non dalle mie labbra ma dalle mie dita, ascolto i miei pensieri sussurrati nel turbinio di una vita bellissima e troppo piena di impegni… ascolto i miei passi, scalzi sul legno… tutto è silenzio, solo il mio animo è pieno di rumore, così pieno di rumore che a volte non riesco a sentire le sue singole parole… è un insieme di luci e di musica, come in un circo chiassoso, ed aspetto che la festa finisca per dipanarne la matassa e pulire ciò che è rimasto.. quando tutto sarà più chiaro. Adesso rimango qui, fermo in attesa, chiudo gli occhi… e tutto mi sembra più bello.

Dedicato a raggiodisole, per l’ispirazione dopo aver letto il suo post di stasera.

Pino

Quando sapeva ancora scrivere canzoni, quando sapeva emozionare, quando scriveva la nuova storia della musica napoletana Pino Daniele era davvero magnifico. Stasera lo ascoltavo nella strada verso casa, mentre i miei piedi affondavano nella neve da poco caduta… questa canzone la adoro, ma tutto l’album è vera poesia, "Bella ‘mbriana", 1982…

E lascia pazzià
pecchè ‘e criature songo ‘e Dio
finchè ‘a vita ‘nce abbasta
e nun resta cchiù masto
a dì ca è sempe overo
Annarè Annarè
‘sta freva addà passà
pe’ chi ha cagnato sempe lietto
pe’ chi nun trova pace
e s’accuntenta ‘e luce
capille janche e sera
Annarè Annarè
tre juorne ca cammino
senza putè parlà
e intanto votta ‘ncuorpo
pecchè nun se po’ fà
e curre curre forte
pe’ nun te fà piglià
e a nuje ce resta ‘o tuorto
‘e chesta libbertà
paura ‘e se tuccà
pe’ nun sentì ‘a stessa voce
‘a notte è di chi aspetta
‘e chi te tocca ‘o pietto
e s’annasconne ‘o bbene
Annarè Annarè.

Sera

Oggi ho un mal di testa micidiale, devo smetterla di stare sveglio fino alle 2:30 come ieri per far finta di lavorare… ho un’altra scadenza impellente, devo anche sbrigarmi tra l’altro… La giornata è passata tra un esperimento che inizia e l’altro che finisce, cellule da passare, altre da congelare, altre da trasfettare… scusate il linguaggio tecnico, ma sono davvero tanto, tanto stanco… Vorrei trovare un giorno in cui mi posso svegliare con calma, guardare la luce bellissima di questa terra e poi andarmene in giro in tutta tranquillità, facendomi trasportare dai sentimenti e dai pensieri.

La nota positiva di oggi è che ogni giornata che passa incontro nuove persone, vedo, conosco, parlo… ormai credo di aver parlato con persone da quasi tutto il globo terrestre… e poi basta essere un attimo più aperti e lo vedi negli occhi, in quegli occhi così azzurri e così freddi che non stavano aspettando altro per potersi aprire… ovviamente non tutti sono così, ma non è difficilissimo capirlo. Una parte di loro sono chiusi, rigidi nel loro tran tran che è mostruosamente più ripetitivo del nostro. Sembrano vivere di certezze infinite, lavoro alle 8:00, pranzo alle 11:30, spuntino alle 15:00, casa alle 17:00, cena alle 18:00 a letto verso le 21:00… questo è lo svedese che, come ha detto una mia amica spagnola questa sera, è il "super-swedish", ovvero quello proprio tipico tipico… per fortuna ne ho incontrati molto pochi : ) Poi ci sono invece quelli (ed in particolare non so perchè ma quelle) che quando inizi a parlare, ad interessarti, a mostrarti diverso e leggermente flessibile ti aprono gli occhioni e poi pendono dalle tue labbra. Ho notato che sono persone molto semplici, molto più semplici di noi, e soprattutto alcuni di loro riescono ancora ad emozionarsi per cose, agli occhi di un italiano, stupidissime. Questa loro "freschezza" d’animo è forse la dote più invidiabile che hanno, godere di cose semplicissime, difendere questo mondo di marzapane dove basta prendere un the insieme per passare una bella serata, dove se ti vesti come ti capita nessuno ti giudica, perchè, purtroppo lo devo ammettere, guardano prima come sei, come ti comporti e poi, alla fine, come appari.

Possono sembrare freddi, austeri, riservatissimi… ed infatti lo sono! Ho notato che per entrare nel loro "cuore", o almeno per entrare in contatto con loro è molto difficile. E’ come se avessero una barriera tra loro ed il mondo. In alcune persone è vera, nel senso che pensano davvero che sia giusto così, e queste sono persone davvero detestabili ai miei occhi, ma nella maggioranza di loro trovo una "voglia" di diverso, una "voglia" di essere come noi, di aprirsi, ma non sanno come fare… fino a quando non arriva un italiano, e si mette a fare due chiacchiere solo per la voglia di parlare… beh qui si apre davvero un mondo scoosciuto…