Tutto é cosi calmo

É una di quelle sere di Stoccolma in inverno un poco cosi, di quando il buio scende presto, l’aria é fredda, quasi immobile, come se volesse nevicare. Poche persone per strada, ed io apro la finestra e mi metto a cantare vecchie canzoni italiane. L’aria mi punge la faccia, ed io penso ai miei quattro alibi ed alle tue ragioni. La vita ci fa cambiare di continuo, ma per qualche motivo torniamo sempre ad essere noi stessi, per quanto ci nascondiamo, per quanto cerchiamo di fuggire i dolori, questi ci rincorrono, e sono e saranno sempre piú forti di noi. Ieri sera una persona mi ha detto: le persone che cercano di evitare le delusioni, vivono le vite piú deludenti di tutti.

La vita che ti gira intorno

Quando i giorni passano, mi viene spesso da chiedermi quale sia il senso di questo nostro stare sulla terra. Mi rendo perfettamente conto di non essere il primo a farsi queste domande, e probabilmente non saró nemmeno l’ultimo. Quando siamo bambini, o adolescenti, tutto sembra come avere un senso, c’é una direzione, si va a scuola, poi torni a casa e fai i compiti, aspetti l’ora dei cartoni animati. Poi inizi a lavorare, ed allora vuoi fare carriera, vuoi far vedere che ce la puoi fare, che sei bravo. E molti rimangono a correre come criceti, per avere qualcosa in piú, oppure perché é piú facile guardare in avanti che girarsi intorno. Ma alcune volte la vita ed i giorni si fermano, e tu resti a guardare il mondo che ti scorre veloce intorno. Ed allora ti chiedi, che senso ha tutto questo? Ultimamente ho provato a darmi una risposta, e ne ho trovate tante, anche se forse non riesco a credere nemmeno a me stesso. Come si cambia per non morire, diceva una canzone. E nella vita a volte i cambi sono necessari, fanno paura, ma non possiamo nemmeno lasciarci andare cosi. Non sarebbe nemmeno giusto nei confronti di tutti quelli che una possibilitá non ce la hanno. Oppure possiamo scegliere di rimanere come l’uomo alla finestra, che guarda tutto passare, anche la propria vita.

L’uomo alla finestra

Novembre é giá a metá, e non me ne sono quasi accorto. Una settimana senza viaggiare, praticamente non capitava da quasi due mesi. E per di piú un fine settimana senza far nulla, questa davvero mi mancava. La luce qui su al nord sparisce sempre prima, il cielo grigio color del piombo, le case illuminate, le corse lungo il lago mentre l’aria si fa fredda. Una vita intera intorno in cui mi sento come un ospite che guarda.

Attraversando l’Europa

Trovo la capitale Greca, almeno nel centro ovviamente, una cittá molto pulita e funzionante. Quasi tutti parlano un inglese almeno decente, o insomma é possibile almeno chiedere informazioni, andare al ristorante etc… Domenica, appena arrivato, faccio una camminata di circa 12 km, fino su all’Acropoli. Nonostante i resti siano sicuramente imponenti, sono abbastanza deluso. Infatti é molto piccola, l’unica cosa in piedi (e nemmeno tanto) é il Partenone, e dall’altro lato l’Erechtheion con la bella loggia delle cariatidi. Per il resto, fondamentalmente rocce sparse, e poco piú. Dall’alto di vede fino al mare, e poi tutto intorno case su case, tetti bianchi e cielo azzurro. Anche la cittá non mi appare molto caotica come si dice, ma forse era l’aria fresca ed il vento che rendeva tutto piú limpido di come in genere mi dicono sia. Ho comunque avuto una buona impressione. Dopo quattro giorni mercoledi pomeriggio due voli molto lunghi, uno scalo a Brussels e poi di nuovo a Madrid. Qui un cielo grigio faceva cadere gocce di pioggia sui lunghi viali, un odore di autunno cosi diverso da quando, due settimane prima, c’erano quasi 25 gradi. Un altra giornata in riunione, e poi venerdi mattina si vola di nuovo. Quattro ore piú tardi atterro in una Stoccolma fredda e buia. La luce va via verso le 16 del pomeriggio, le persone vanno a casa dal lavoro, e tutti sembrano correre verso il fine settimana. Io arrivo a casa, guardo il lago e metto un poco di musica. Dopo poco sono a dormire, mentre la stanchezza della settimana si posa sulle gambe. Adesso é sabato, ed ora di pranzo. Apro gli occhi sulla cittá che ancora sonnecchia, il sole fa capolino tra le nuvole grigie inondando di luce i tetti della cittá vecchia. Forse é il momento di uscire, forse di pensare, chi sa, forse di scrivere.

Atene

Il mattino è scuro, l’aria fredda ed umida dopo i due ultimi giorni di pioggia. Un taxi mi aspetta al portone, le luci nella notte di una Stoccolma autunnale. Chiudo gli occhi, la macchina si muove tra le luci gialle dell’autostrada, curva dopo curva. Ho fatto questa strada così tante volte che, anche chiudendo gli occhi, riconosco ogni momento, ogni curva, ogni rallentamento. L’aeroporto è ancora mezzo vuoto, solo gruppo di pensionati che aspettano il volo per Malaga o Tenerife. La lounge semi-deserta, i negozi stanno per aprire. In fondo sono sole le 6:00 del mattino di una domenica qualunque.
L’aereo parte, ed il rumore ritmico dei motori concilia il sonno. Tre ore dopo una luca potente mi investe dai finestrini, un mare azzurro, coste frastagliate, campi di ulivi. Atterriamo ad Atene in un’atmosfera rarefatta ed un aria fresca di mare. Non ero mai stato in Grecia.