Un ritorno

Lascio Vienna un giovedi mattina grigio e piovoso. La metropolitana puntuale mi porta in stazione, quindi in treno verso l’aeroporto. Lo scalo a Zurigo passa presto, avvolto nella fredda precisione Svizzera, e dopo poche ore sono a Madrid. Fa caldo, troppo caldo per essere fine ottobre. La cittá é illuminata da un sole potente, gente per strada, persone che ridono. Anche un semplice panino vuoto, bianco, é di un sapore incredibile, risveglia tutte le mie papille gustative. Passo due giorni nella capitale spagnola in riunioni, e finalmente sabato sera tardi torno a Stoccolma. Questa mattina mi sveglio presto e scendo a correre vicino al lago. Pochissime persone in giro, molti sicuramente ancora a dormire dopo il fine settimana di sbornie. Una luce chiara, limpida, illumina il lago. L’aria é fresca, ma si corre benissimo mentre vicino sento il rumore dell’acqua passare sulla battigia. Una corsa e poi ritorno, una domenica a casa ed in cittá, a guardare le nuvole passare e questo cielo nero che scende presto qui su al nord.

La vita in giro

Eravamo rimasti al Cairo, circa due settimane fa. Da allora non sono rimasto molto fermo, tre giorni ad Amsterdam, quattro a Dubai ed ora a Vienna. Penso che da fine agosto ad oggi ho lavorato praticamente ogni fine settimana, e viaggiato quasi sei giorni su sette. A volte mi si chiede dove vivo, ed io rispondo nell’area di transfer di un aeroporto.

Alcuni giorni al Cairo

Dopo il lungo viaggio in Iran ho solo un giorno per riposarmi, e riparto già lunedì per il Cairo. La città è enorme, convulsa, piena di traffico e di auto, persone, clacson. È comunque molto varia, quasi come Istabul mi ricorda un punto di connessione tra oriente ed occidente. Grandi palazzi che potrebbero essere a Parigi da un lato, e poi baracche fatiscenti in un altro quartiere. La città vecchia è un dedalo di viuzze strette, in cui venditori annoiati sembrano quasi sorpresi di vedere occidentali. I turisti sono quasi spariti, e dicono stiano pian piano tornando. Gatti ovunque, moschee, ristoranti aperti ad ogni ora del giorno e della notte. Nei caffè la sera intere famiglie, donne ed uomini di tutte le età, si incontrano per fumare shisá, ed il fumo profumato sale nelle sale e nelle vie. Il Nilo scorre lento tra vialoni e grossi parchi, guardato da grattacieli degli anni ’60-70, la torre della televisione, gli alberghi famosi. Per strada, fermi ad un angolo, venditori ambulanti di qualunque cosa, ragazzi che camminano in comitive, negozi di moda occidentale aperti fino a tarda sera. Molte donne portano l’hijab, e mi dicono sia una cosa nuova. Certo è che, in aeroporto, non lo ha quasi nessuno, mentre stanno per lasciare il paese. Come in molti paesi in via di sviluppo noto una grande divisione tra le persone educate, che sono andate a scuola o all’università, ed il resto della popolazione. La vita scorre veloce e caotica tra le vie del Cairo, ed io la guardo passare dai finestrini di un auto, diretto chi sa dove. Così lontano da tutti e così piccolo, perso in un mondo che è sempre più grande di quello che ti aspettavi.

Verso sud

Lasciamo Isfahan lo stesso pomeriggio, con un volo che piú sgarrupato non si puó, continuando verso sud. Dopo poco piú di un’ora passiamo su un lago, e quindi si atterra a Shiraz. Anche questa cittá é stata una volta capitale, ed é considerata come il centro della cultura e della poesia iraniana. La mattina passa veloce, tra riunioni e presentazioni. Poi, il pomeriggio, via in auto. Uscendo dalla cittá si attraversa una piana desertica, montagne brulle in lontananza, autostrada a tre corsie dove si incrociano autobus carichi di umanitá varia, motociclette anni ´80 e macchine che sfrecciano tra la polvere. Poi, dopo circa un’ora, spunta in lontananza Persepoli, la capitale di Ciro e Dario imperatori di Persia. La vista é imponente. Alla fine della pianura, quasi appoggiata ai monti, si trova questa cittá cerimoniale. Il sole quasi al tramonto, le colonne in alto sul cielo azzurrissimo. Passiamo sotto la porta delle nazioni, come se fossimo anche noi dignitari venuti a salutare l’imperatore 2500 anni fa. Poi il cortile delle 100 colonne, e per finire la scalinata con migliaia di bassorilievi. Genti di tutte le razze raffigurate in fila a portare doni, sulle scale un leone azzanna un bue, simbolo della primavera che uccide l’inverno. É incredibile come ancora oggi in Iran questa sia la festa piú importante dell’anno, una tradizione risalente allo zoroastrismo. Lascio Persepoli con la gioia di un bambino a cui é stato regalato un gelato, mentre il sole piano tramonta ed una famiglia forse proveniente dai confini con l’Afghanistan monta nel parcheggio un pentolone per la cena.

La sera camminiamo per strade affollate di Shiraz. Tanti ragazzi che camminano e parlano tra loro. Gli adolescenti, ragazzi e ragazze che scherzano come qualunque adolescente in qualunque parte del mondo. Mangiamo un gelato allo zafferano, e poi andiamo a vedere la tomba di Hafez. Questo era un famoso poeta iraniano, ed intorno alla sua tomba c’é ora un giardino. Entrarci é come lasciare alle spalle le strade affollate per arrivare in un angolo magico di Persia. Il profumo dei fiori e degli alberi, il silenzio confuso al vociare delle persone in visita. Una musica mediorientale molto leggera viene diffusa dagli altoparlanti, e lí in centro, sotto una cupola maiolicata in blu, c’é la tomba. Dicono che chiunque sia innamorato, vada li per prendere ispirazione, o chi si voglia innamorare lasci una preghiera sulla tomba di quello che era il poeta dell’amore per eccellenza. Coppiette passeggiano vicine, alcune si stringono anche la mano. Tre ragazze sedute su un gradino leggono poesie in persiano, piú in la una persona prega su un tappeto rivolgendosi verso Mecca. Tutto é cosi pacifico, cosi rarefatto, cosi incredibilmente bello.

La notte di Persia mi lascia negli occhi una punta di nostaglia, un senso di lontananza per un paese cosi esotico e cosi vicino. Per le persone gentili, per i loro occhi scuri, chiari, mediorentali e gentili. Per quei sorrisi, per quel sentirsi benvenuti ovunque. Ho un magone al cuore, ed ancora penso a tutte le persone che ho incontrato in questa settimana intensissima.

Verso l´1:30 il tassista mi passa a prendere. A velocitá supersonica attraversiamo le strade deserte della cittá. Dopo circa tre ore salgo su un volo diretto a Doha. Un’ora per attraversare il golfo persico e sono in Qatar. Sette ore dopo a Stoccolma.