Quando un viaggio finisce

E così, dopo circa 11 ore di viaggio, sono tornato a Stoccolma. La settimana è stata davvero intensa, ma mi sono riempito la mente di posti nuovi, visi, odori, colori, che mi rimarranno in ogni modo per sempre. Il viaggio di ritorno è stato incredibilmente comodo, e nonostante mi sia svegliato alle 3:30 (orario europeo), sono riuscito a dormire per quasi quattro ore in aereo. Lasciando Dubai l’aereo ha fatto una curva su tutta la città, quando a girare intorno alla torre altissima che si trova nel centro della città. Di fronte, ancora avvolto nella foschia del mattino, il golfo persico con le sue acque trasparentissime, poco più oltre la costa dell’Iran. Dall’alto vedevo tutti i grattacieli scomparire piano nella foschia, fino a quando sono rimaste solo nuvole sparse, acqua e tantissimo deserto. Mi sono risvegliato sul mar Nero, mentre lasciavamo le coste della Turchia, e poi di nuovo a Copenhagen. Una piccola sosta e poi via per Stoccolma, che mi ha accolto con una luce luminosa, il sole radente sugli alberi e le foreste, le migliaia di laghi, il silenzio della Scandinavia. Arlanda sembra quasi un piccolo aeroporto di provincia se solo lo confronto con quello di stamattina, dove ho dovuto camminare per circa 25 minuti tra folle urlanti da tutto il mondo per arrivare al mio gate. Anche qui gli sguardi si incrociano a volte, tra persone che per destini diversi si trovano dalla stessa parte del mondo. Più viaggio, più scopro, più mi rendo conto di quanto l’Europa sia piccola in confronto a tutto il resto, di quanto le forze che ci sono su questo pianete siano davvero grandi, immense. A volte sarebbe bello chiudersi nel proprio mondo e non pensare a quello che c’è intorno. Ma passata la prima ritrosia torna quel fremito nelle gambe, e si ricomincia a viaggiare. Perché gli o chi vogliono vedere di più, sapendo che dietro il mare c’è sempre un nuovo orizzonte.

Come in un film di fantascienza

Gli ultimi giorni sono stati molto intensi, ed anche per questo motivo ho avuto poco tempo per scrivere. Questo posto sembra di essere fuori dal mondo, tutto appare come in un film di fantascienza. Ho attraversato la città su autostrade a sei corsie circondate da grattacieli delle forme più strane, visto il deserto entrare nella città, il mare così vicino ma anche così lontano, e questo senso di calore umido che circonda, ti prende il respiro e bagna i vestiti. Ieri sera siamo andati in un albergo gigante, dentro al qualche si trovavano 7-8 ristoranti, un centro commerciale, una piscina gigante con pesci immensi, su un’isola artificiale. Le persone sono un misto incredibile di tutto il mondo, da ragazze occidentali con minigonne quasi inesistenti, ad indiani con le loro gonne colorate, fino ad arabi con le loro lunghe vesti bianche per gli uomini e nere per le donne. Tutto è immenso, e quando il sole scende i grattacieli si illuminano alla luce di un tramonto arancione che filtra attraverso la nuvola di smog ed umido. Mi sono chiesto più di una volta, in questi giorni, se invece di un aereo avessi preso un astronave per un’altra dimensione.

Dopo un lungo viaggio

Negli ultimi giorni non sono riuscito ad aggiornare tanto il blog, complice uno dei soliti viaggi in giro per il mondo. La meta é, in ogni modo nuova, e colpisce perché sembra di essere talmente lontani della vita quotidiana, che quasi non riesco a capire se sono ancora sullo stesso pianeta. Proprio oggi pomeriggio guardavo il sole, gigantesco, tramontare veloce dietro l’enorme cappa di smog ed umiditá che permea questa cittá. In fondo, quasi su un fondale tanto orizzontale che sembrava finto, si alternano siluhettes di grattacieli enormi, di forme diverse. Dritti, ricurvi, a punta, spariscono nella cappa incredibile di calore che avvolge ogni cosa, e sembrano quasi la scenografia di un teatro.

Il senso di un quartiere

Come quando la sera scende su Stoccolma, sempre piú tardi, e l’aria diventa d’improvviso sempre piú fredda. Come quando entri in un sushi bar, saluti il propietario che ti conosce ormai e gli chiedi come vanno gli affari. Come quando guardi fuori dalla finestra le auto passare, le persone fare jogging dopo il lavoro, il lago sempre lí immobile a guardarti. Come quando cammini per i vicoletti su per Mariaberget, e dietro una stradina ti spunta il panorama, il municipio e dietro il cielo che diventa violetto. Beh, allora sai che sei proprio a Stoccolma.

Anversa

Ieri sera sono atterrato a Brussels dopo un viaggio di un paio d’ore, ma oggettivamente poco confortevole. In ogni modo mi aspettavano all’aeroporto, e sarà che viaggio troppo, ma avevo completamente dimenticato che invece di un paesino di campagna (dove pensavo di dover andare), la destinazione era invece Anversa. Dove non ero mai stato. La giornata è stata impegnata in riunioni, ma questa sera siamo usciti fuori, e devo dire che, per quel poco che è ho visto mi sembra una città molto carina. Ricorda in qualche modo i Paesi Bassi, con le case strette ed alte, le chiese che si alzano nel cielo con guglie strettissime, ed ovviamente la lingua, che è uguale anche se con un accenti diverso. Mi piacerebbe vedere un pochino di più delle fiandre, mi si dice sia un posto molto bello, ma chi sa se ne avrò tempo. Intanto è il momento di dormire, la stanza ed il letto mi aspettano con le luci soffuse, una lampada accesa vicino al comodino, e pensieri per accompagnare la serata.

Nell’arco di 24 ore

Il tempo in questo fine settimana, qui a Stoccolma, é passato da cosi alla mattina:
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Per poi diventare cosi in pomeriggio:
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Ed infine ieri sono inizati a spuntare i fiori in Kungsträdgården:
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Questi fiori sono davvero bellissimi, e l’intera piazza fiorisce per un periodo molto breve ma intenso.