Bella Italia

Ieri guardavo un pochino di televisione, e la cosa che mi ha più stupito, ma forse dovrei ricordare, è che buona parte delle trasmissioni di informazione sono a notte fonda, insomma quasi impossibili da vedere per una persona normale che il giorno dopo deve lavorare. Tra le notizie più interessanti che ho letto sono che il sindaco de Roma ha deciso che dopo le 2 (o forse l’una non ricordo) di notte non si possono più vendere cose da mangiare per strada. Ovvero un buon modo per trasformare il bellissimo e vitale centro di Roma da ritrovo di ragazzi in un deserto abitato da spacciatori e prostitute, ottima mossa. Poi alla televisione francese hanno eletto il tizio al governo come cafone dell’anno, in quanto avrebbe detto al presidente francese che "lui gli ha dato la moglie". Dimenticavo che le donne sono oggetti da scambiarsi come regali. Ah e poi ti chiedono come mai non ti manca l’Italia.

A parte queste note di colore le cose vanno un poco meglio, ma devo ammettere che spesso mi ritrovo a fare cose per mio nonno, come lui ci fosse ancora. E’ incredibile quanto fosse abitudinario, che anche per me che non vivo più qui da tre anni  e mezzo, mi viene naturale immaginare che passava da casa dei miei verso le 10:00 del mattino, che voleva quello speciale tovagliolo, che leggeva il giornale sottolineando tutte le notizie secondo lui importanti.

Ho riabilitato i commenti, ma per adesso andiamo avanti, davvero. Non c’è molto altro da dire o da fare.

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93 anni

E cosi hai deciso che era il momento di andartene anche tu, l’ultimo nonno che mi era rimasto, seguendo l’ordine naturale delle cose, come dicevi spesso. Hai avuto una vita molto lunga, ed una vecchiaia praticamente perfetta, con pochissimi problemi, e sei sempre stato fino in fondo quel lucido, testardo furbacchione che io ho conosciuto fin da bambino. E’E molto difficle in questo momento scrivere qulcosa su di te, ma forse sento che è meglio farlo adesso, quando ancora i pensieri sono confusi nella mente, in modo che mi resti il ricordo dei sentimenti di questo momento.

Non eri un uomo perfetto, cosi come non lo è nessuno su questa terra. I miei ricordi più belli con te ritornano a quando ero bambino, ed andavamo in vacanza al mare. Non so perchè, sarà che sono sempre stato un viaggiatore in fasce, ti chiedevo ogni sera di portarmi sulla stazioncina del paese vicino al mare a farmi vedere i treni che passavano. Mi spiegavi i perchè delle varie campanelle, quale treno arrivava da dove e dove sarebbe andato. Mi facevi guardare il quadro del macchinista, con tutte quelle leve bellissime, rosse, gialle, e qui puntini sul tabellone che indicavano i treni in entrata ed in un’uscita. Una estate fui addirittura capace di farmici portare tutti i giorni, tutte le sere, era il mio passatempo di bambino. Ed un giorno, non lo potrò mai dimenticare, ci salimmo su uno di quei treni. Ho ritrovato poco prima di Natale la foto di me e te, tutti e due in pantaloncini, su un piccolo regionale. Facemmo una fermata ed i miei ci vennero a prendere a quella dopo, ma io mi sentivo quasi un esploratore mentre affacciato a quel finestrino di un vecchio FS anni ’80 guardavo le colline brulle passare, ed i ponti e quell’odore di treno che mi è ancora restato addosso.

Mi ricordo di quando ti litigavi con la nonna, perchè avevate uno la testa più dura dell’altro, e lei prese uno strofinaccio e te lo tirò dietro, mentre io ridevo come un pazzo nella vostra cucina. E quando mettevo le mani nelle tue carte, e tu mi rimproveravi ma tanto io correvo nel corridoio lunghissimo, non mi avresti mai preso pensavo io, pensavo di essere più veloce. E poi mi insegnasti a prendere gli autobus, a girare per Napoli quando fino a quasi 70 anni ancora lavoravi, forse più per divertimento che per altro, in giro per i falegnami a cui vendevi macchinari. Sai, ci sono ancora dei palazzi a Napoli con le finestre fatte dalla tua ditta, chi lo sa se chi abita lì sa che adesso te ne sei andato. Uno dice la leggenda (che non so se sia vera), dovrebbe essere quello a Piazza Quattro Giornate, con i battenti in legno colorati di verde, ma chi sa se era davvero cosi, forse sono i miei sogni di bambino a farmi ricordare quando mi raccontasti questa cosa.

E poi eri intelligente, anche furbo secondo me. Dovevi andare in Russia per la guerra, allora ti mettesi un sigaro sotto l’ascella per farti venire la febbre, un fiasco di vino a chi di dovere, ed invece di morire nella neve ora hai un nipote che scrive su di te su internet. O quando ti presero i tedeschi e mentre stavi salendo sul treno uno di loro si distrae e tu ed uno zio scappate nei campi, da Napoli fino a Baiano a piedi, a nascondervi. Insomma da uno cosi solo un’altra capa tosta come la mia poteva uscire fuori. Non mi hai solo passato i capelli rossi che ogni tanto escono fuori, ma forse anche questo carattere cocciuto. La nonna ti chiamava "pilo russo", non me lo posso mai dimenticare. E sai, non credevo foste cosi super-uniti, almeno da bambino, ma mi ricordo quando è morta lei, che dicevi sui muri "Titina, questo non me lo dovevi fare, non te ne dovevi andare". E tu, a quasi 80 anni, che correvi con un ragazzino nel cimitero, sgridando a quelli delle pompe funebri che stavano sbagliando cappella. Ed poi, dopo la morte della nonna, hai preso il suo posto nel letto, e ti addormetavi con la sua foto vicino, per quanti anni lo hai fatto, forse dieci, non lo so, non riesco a ricordarlo adesso.

La giornata è stata tranquilla, con un bel sole, ed ho anche sopportato il prete che diceva cose senza senso. Non si è nemmeno risparmiato un riferimento nascosto ad Eluana Englaro, ma tanto io mica lo stavo a sentire, io mi riguardavo nella testa tutte le volte che salivo sopra casa tua a bere l’acqua gelata che usciva dal vostro rubinetto, che per me rimarrà sempre un mistero come facesse ad essere cosi. Eri anche diventato religiosissimo nell’ultima parte della tua vita, chi sa se è normale per te che non ti ho mai visto in una chiesa. Eri quasi una roccia, il tuo dottore ci diceva sempre che eri quasi immortale. Volevi vivere, essere autonomo, camminare da solo, non stavi a sentire a nessuno, nessuno.

Fino a qualche anno fa andavi a piedi a comprare il pane, il giornale, a giocare al lotto, nei tuoi ritmi quotidiani infiniti, perenni. Altro che Kant, ci si poteva davvero sistemare l’orologio seguendo i tuoi spostamenti. E quando andavo all’Università al Policlinico, tardissimo come sempre, mi fermavi a chiedere cosa facevo, dove andavo, che diceva il mio professore, e tutti ti salutavano per strada, quasi come se tu fossi lo specchio di altri tempi. "Buongiorno don Nicò" ti diceva il portiere.

Ed adesso te ne vai anche tu, e per me è come se fosse finita l’epoca in cui potevo essere bambino. Io non lo so dove sei adesso, davvero, ma per quel che conta un pochino dentro di me ci sarai sempre, che poi forse è un buon motivo valido per essere vissuto.

Ho disabilitato i commenti a questo post, non perchè non voglio i vostri saluti e la vostra vicinanza. Lo so che chi mi segue in questo momento, forse, mi sta anche pensando, ma va bene cosi. Come si dice "si dispensa dai fiori", e basta il ricordo di chi è stato vicino a me e non voglio creare post strazianti o con commenti tristi, va bene cosi. Chi sa se un giorno porterò un bambino o una bambina a vedere i treni mi ricorderò ancora di te e forse gli compro anche un gelato, ma solo se fà il bravo.

Ciao "don Nicò".

Napoli vado e torno

Visto che sembra proprio che nell’ultimo periodo non posso stare un giorno senza prendere qualche aereo stasera sono invece a Napoli, poi domani vi spiego, ma sarà (forse) un post lungo.

Londra vado e torno

Il nuovo lavoro mi prende abbastanza tempo in questi giorni, ed oggi é stato davvero molto stancante, ma anche molto "eccitante" per dirla cosi. Sveglia alle 4:00 del mattino, aereoporto e via per Londra. Arrivo in aereoporto, treno per Paddingtron e metropolitana bloccata sulla mia linea! Quindi prendo un’altra linea per poi cambiare di nuovo, nella calca e nelle file infinite della metro. Il prossimo che mi dice che la "tunnelbana" di Stoccolma é troppo affollata lo meno! : ) Scherzi a parte poi sono andato in ufficio di Oxford Street dove siamo rimasti chiusi a parlare in una stanza senza finestre fino alle 16:30, quando ovviamente il mio aereo era alle 18:00 ! Corri, corri, corri arrivo alle 17:40 al gate, incredibile considerando tutti i controlli che fanno in UK, mi hanno quasi spogliato. Adesso sono di nuovo a casa ad Uppsala (e scrivo sul blog, qui c’é qualcosa che non va!). Londra é sempre una cittá incredibile, anche finisce sempre che ci vado per lavoro e per poco tempo, ma la sento sempre "vibrante", le persone per strada, in metropolitana, che posto!

In ogni modo il meeting é stato molto interessante, le persone molto collaborative e preparate. Ci sono tante cose da imparare, ma questa é probabilmente una delle parti piú interessanti del nuovo lavoro.

La luce della neve

Nonostante non faccia molto freddo da ieri sera ha ricomnciato a nevicare tantissimo. Ieri notte, mentre ero al computer, guardavo la neve scendere a fiocconi alla finestra, e tutto sembrava molto piú chiaro, luminoso. La luce dei lampioni rimbalzava sui fiocchi di neve che scendevano mossi dal vento, in tutte le direzioni possibili, mentre le strade si riempivano di neve bianca, soffice. Le case intorno sono tutte ricoperte da questo soffice manto bianco, sui marciapiedi si vedono i passi delle persone, cancellati dopo qualche minuto dalla nuova neve che scende. É tutto silenzioso ed ovattato, come quasi sempre quando nevica e, nonostante il cielo sia completamente coperto, la casa é letteralmente inondata di luce.


Impressioni


Sono stati tre giorni abbastanza intensi, soprattutto pieni di persone da incontrare, cose da sistemare, altre cose da far pian piano partire. Lavorare nel centro di una azienda farmaceutica globale é una sensazione molto intensa, particolare, che devo dire carica di responsabilitá, anche perché alla fine quello che succede lí dentro poi comporta il miglioramente dalla qualitá della vita di migliaia di persone in giro per tutta Europa. Mi sono sembrati tutti molto preparati, gentili, giovani (ah la gerontocrazia italiana!) e con un preciso focus sulle cose che fanno, nonché tutti almeno con una laurea (per non dire un dottorato, quasi onnipresente). Non penso che parleró molto del lavoro in futuro, cosi come non lo ho mai fatto prima, ma volevo mettere per iscritto, fermare, tutte queste sensazioni che ho nella testa.

Ora inizia il fine settimana, e si sente tantissimo la "quasi" fine dell’inverno. Stamattina mi sono svegliato verso le 7:00 e c’era luce, un leggero crepuscolo che illuminava le strade. Bentornato giorno, ci eri mancato.

Nuovo inizio

Sono nei Peadi Bassi, per la precisione a Leiden, dove si trova l’head quarter della company per cui lavoro adesso. Ahimè non ho molto tempo per scrivere, tante nuove cose da dire, fare, leggere. Vi terrò aggiornati 🙂