Ragione e sentimento

Stasera mentre tornavo a casa in treno pensavo come la vita sia spesso, ma non sempre, una questione di scelte. A volte si tratta di prendere la strada giusta, oppure semplicmente di fare la scelta giusta, seguendo la ragione invece del sentimento. Mi sono reso conto, che, in quasi tutte le cose che ho fatto, ho alla fine sempre fatto prevalere la ragione, anche quando sapevo che la cosa mi avrebbe fatto soffrire. Ovviamente nello stesso tempo ho amato da morire, sono stato amato. Lo ho fatto anche quando sapevo razionalmente che la cosa non avrebe funzionato sul lungo tempo, ma ho poi chiuso in tempo, prima di soffrire troppo. E poi mi viene da pensare che potrei anche aver sbagliato i miei calcoli, che quel momento non sarebbe mai arrivato. Ma piú riguardo i miei conti, piú ragiono sui caratteri delle persone, piú trovo difficoltá a trovare errori. E certe volte tutto questo non mi piace, anche quando funziona. Ho parlato spesso del dualismo tra ragione e sentimento, e mi sembra che con gli anni stia diventando sempre piú razionale, calcolatore, freddo. Poi arriva la notte, e decido di camminare per un'isola disabitata che si trova di fronte casa mia, prima di tornare a casa. Sento il vento passare tra i bottoni della giacca, guardo il lago grande, mosso di fronte a me, e le luci infinite di questa cittá che si specchia sull'acqua e che mi guarda silenziona in questa ultima serata di ottobre. Mi giro intorno e vedo i palazzi medioevali, ascolto i miei passi sui sanpietrini leggermente bagnati, e sento che potrei anche sedermi su quei gradini che guardano ad ovest, e fermarmi ad osservare le onde nere venirmi intorno. Sulla desta vedo il campanile del municipio, quasi a pelo d'acqua, illuminato di verde in alto, e poi le luci del lungolago che continuano, le une dietro le altre. In fondo c'é un ponte altissimo con le arcate leggermente illuminate, e poi lí, a sinistra, case che si arrampicano sulla collina, due guglie parallele che puntano verso il cielo, e poi barche ormeggiate in attesa della nuova estate. A volte mi sento proprio come una di quelle barche che tiri fuori dall'acqua a fine estate. Pronta a ripartire, ma in attesa di chi sa cosa. Ed intanto arriva l'inverno, ti devi coprire dalla pioggia, chiudere gli occhi e continuare a camminare. Perché per quanto sia incantevole il panorama l'isola é deserta, e restare qui non ne varrebbe la pena.

I dubbi dell'amore

Questa mattina mi sono svegliato con una luce grigia, un cielo piatto e cupo che mi pesava sul cuore. Ho scostato lentamente le tende ed ho visto la cittá risvegliarsi piano in un sabato mattina che non mi sa di fine settimana. Non capisco piú che giorno sia, sento tutto il fluire del tempo come un continuo circolo senza senso. Ed allora mi sono accorto che un giorno le albe non erano cosi, che le mie valigie sono partite verso un'altra vita. Ho aperto le finestre che danno verso il mare mentre la musica partiva dalla mia stanza, quasi per riempire di meraviglia la cittá. Ed anche se da un po' ho iniziato ad organizzarmi l'esistenza, mi ritrovo sempre nello stesso posto. A chiudere gli occhi ed immaginarmi passeggiare per una strada deserta. É una giornata che spinge alla contemplazione, al silenzio ed alla solitudine. Perché in fondo si nasce soli e si muore soli. Certo in mezzo c'é un bel traffico.

C'eravamo tanto amati

Un giorno ti ospiteró nella mia villa gigantesca, e ti faró vedere come vivo. E la casa sará vuota, senza mobili, gelida, come la mia vita. Ma anche in quel momento sapró di aver avuto ragione, e la cosa mi fará ancora piú male.

Avventure ferroviarie

Stamattina cerco di prendere un treno dall'aereoporto di Copenhagen fino a Malmö, ma aspetta ed aspetta arriva con 20 minuti di ritardo. Il che mi fa ovviamente perdere la coincidenza con un altro treno. Tipo scena da film, io arrivo in corsa ed il treno parte verso l'orizzonte. Visto che il gatto non si lascia sconfiggere cosi facilmente noto che tra 3 minuti parte un interregionale per lo stesso posto, Linköping. Salgo al volo ed il controllore capisce la situazione e mi fa valere il mio biglietto originale, che era per un X2000. Il treno "teoricamente" piú rapido e veloce della Svezia. Arrivo 10 minuti prima della riunione, ma un taxi mi porta svelto al punto di arrivo. Fatta!

Avevo poi degli altri programmi in cittá, che peró saltano per altri motivi. Sarei dovuto tornare con il treno delle 22:00, ma commuovo il controllore di quello delle 19:00 e salgo lí. Ovviamente niente posto, ma alla fine si libera un sedile nel vagone "silenzioso", dove non si puó parlare al telefono etc… Con una mezz'ora di ritardo il treno finalmente arriva in stazione. Sotto la pioggia un taxi mi porta fino al portone di casa. E non é mica tutto quello che é successo oggi, questo é niente…

Copenhagen, ancora tu

Mi sono svegliato con le i tetti delle macchine coperti di nevischio, di notte. Due passi fino alla metropolitana camminando su un sottile strato di ghiaccio mi ha fatto ricordare che l'inverno é alle porte, per non dire che é giá arrivato da tempo. All'entrata della metro un ragazzo tutto vestito per bene da fighetto ha iniziato ad urlare parole senza senso. Entra e fa entrare dietro di lui un suo amico che non paga. Quindi si fermano a guardare il controllore e parte una risata alla Joker di  Batman… ovviamente i controllori non escono mai quando le persone non pagano, é prassi comune, quindi nessuno dice niente. Mi risveglio piano sul treno veloce che va in aereoporto, mentre la luce del primo mattino sbuca dalle guglie degli abeti che circondano la ferrovia. Security check, colazione, boarding, boarding completed, allacciate le cinture, slacciate le cinture, benvenuti a Copenhagen. Ancora una volta.

Il tesoro in soffitta

Ieri era il giorno di pulizia del condominio. Qui é infatti abbastanza comune che per due volte l'anno ci si raduni per pulire le parti comuni ed il giardino. Mentre mettevamo in ordine la soffitta, sbuca un tesoro nascosto, almeno per me che lo ho riconosciuto! Qualche vecchio condomino, infatti, aveva lasciato una macchina da scrivere nella polvere. Io me la guardo un attimo e mi sembra interessante… é una Olivetti M40 in perfetto stato e con alcuni caratteri in svedese! Faccio una ricerca veloce su internet con il telefono e scopro che dovrebbe trattarsi di un esemplare prodotto tra agli anni ´30 e ´40 del secolo scorso, prodotto in Italia ad Ivrea e poi importato qui su. Immagino che ce ne siano davvero pochissimi di esemplari svedesi! Gli altri volevano buttare tutto, quindi non mi é stato molto difficile farla mia. Ora devo pensare a cosa farne, se qualcuno ne capisce di piú mi faccia sapere. Il modello si puó vedere a questo link, ed é la Serie I a carrello lungo.

Basilicata coast to coast

Perché io quando servo ai tavoli del circolo in paese guardo i vecchi giocare a carte. E ce ne sono di due tipi, quelli che raccontano storie, e quelli che parlano del tempo. I primi hanno gli occhi che gli si accendono, e con tutto che sono cosí vecchi sembrano quasi tornare bambini, si emozionano, sorridono, tornano a vivere. Sono quelli che hanno vissuto, che hanno provato, che si sono buttati. A quelli che parlano del tempo gli occhi non gli si illuminano affatto. Quando avró dei nipoti lo so cosa saró, saró una che racconta le storie.