Dubai, ancora tu

Gli ultimi tre giorni li ho passati a Dubai, fondamentalmente in riunioni di lavoro. Devo dire che ci voleva proprio una bella botta di sole e sopratutto di caldo in questi giorni svedesi in cui tramonti precoci scendono lenti sul Mälaren. Qui, come sempre, il sole sorge puntuale alle 6:30 per andar via circa 12 ore dopo. Per la prima volta da quando frequento questa parte di mondo, invece, non si muore di caldo. Saremo circa sui 20 gradi, l’aria é piacevolissima, e si puó camminare all’aperto la sera, prendere qualcosa da bere sulle terrazze degli alberghi, e fermarsi a guardare il mare. Ieri, dopo una lunga giornata di riunioni, siamo andati a cena alla Marina Bay, una zona di recente costruzione vicino alla famosa isola a forma di palma. Grattacieli altisismi e colorati, gente di tutto il mondo che passeggiava tranquilla nel porto artificiale, barche, navi, odore di spezie e pollo fritto, un mix di culture, di parole e suoni. E poi i bambini che si tuffano nelle fontane per giocare con l’acqua, e potrebbero essere arabi, o europei, o asiatici. Alla fine sono solo bambini. Ridono e si spruzzano a vicenda mentre una madre da lontano li guarda con la coda dell’occhio.

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Copiato ed incollato

Ci sono vari blog che seguo, ed uno che mi é molto caro da vari anni é quello di totentanz, un ragazzo napoletano che ho anche avuto la fortuna di conoscere. Lui vive a Francoforte da vari anni. Qualche giorno fa leggevo il suo ultimo post, ed é davvero perfetto. Come ho anche scritto nei commenti io a Napoli ho proprio smesso di pensarci da anni. Se prima mi innervosivo, o altro, adesso Napoli é completamente sparita dalla mia mente. Non mi interessa, facciano quello che vogliono. Tanto io non ci devo tornare mai piú.. a parte le poche volte che riesco ad andare a salutare i miei genitori. E non che sia un amante della scandinavia, uno di quelli che vede solo rose e fiori qui. Anzi, spesso ne parlo in modo molto critico. Ma a leggere certe cose, l’unico modo di rispondere é copiare ed incollare questo post. Che é semplicemente perfetto. Almeno per me.

Gira recentemente, condiviso qua e là, un testo che fa apologia di un improbabileneapolitan lifestylePosto che lo stile di vita napoletano ha innumerevoli pregi che il tenutario di questo blog rimpiange da mane a sera nelle barbariche lande teutoniche, quelli descritti in quel testo provocano un travaso di bile per la consueta tendenza napoletana ad esaltare, ribaltando l’ottica, molte cose che in realtà alzano un muro di fronte alla possibilità che Napoli faccia un salto di qualità civico e diventi un posto vivibile non solo per chi non sa immaginarsi di meglio per la sua vita (problema di molti napoletani, che credono che di non meritare una Napoli che non sia quella che si ritrovano) ma per tutti gli altri che nel rapporto con quella città sono torturati dal bilico tra l’amore folle e l’odio feroce (insomma, io). Per non parlare, tra l’altro, della consuetudine dei napoletani di esaltare miseri progressi civici che altrove, in ben altre città, sono già stati raggiunti da un pezzo e assunti come dati di fatto. Analizziamo il testo passo per passo.

PER TUTTI QUELLI CHE CRITICANO NAPOLI :Vivere a Napoli, è fare il primo bagno il 28 aprile e l’ultimo il 7 ottobre.

Sì, ma dove? In piscina? Per fare un bagno non dico decente, ma almeno sicuro, io mi devo allontanare parecchio dalla città, e raggiungo le isole, la penisola sorrentina o mi spingo addirittura nel basso Lazio, perché lungo il litorale tirrenico da Seiano a Mondragone io non oso sfiorare l’acqua neanche con la punta dell’alluce. Tutto èzozzimma, acqua oleosa e sporcata da scarichi abusivi, che bagna spiagge immonde (quelle poche libere da cercare lungo chilometri e chilometri di spiaggia occupata da stabilimenti non si sa quanto leciti), ma vallo a spiegare a chi ha scritto questo testo, che magari il 28 aprile va a farsi il bagno a Castellammare, tra le zoccole naufraganti su zattere di rifiuti nei pressi della foce del Sarno, o al Granatello di Portici, o addirittura alla Vigliena di San Giovanni a Teduccio, dove i vibrioni del colera nuotano allegri e ti fanno ciao.
Vogliamo parlare invece di quelle città del Mediterraneo dove dal 28 aprile al 7 ottobre si gode di una balneabilità decente? Così almeno diventa chiaro che i napoletani amano vantarsi di ciò che credono di avere ma non hanno, mentre a Barcellona la gente ha a disposizione spiagge libere pulite e mare fantastico direttamente in centro.

È fare la spesa nel quartiere alla domenica mattina,

Mica si può fare solo a Napoli. Anzi, altrove diminuisce la probabilità che pomodori e peperoni vengano dalla cosiddetta Terra dei Fuochi. Ed evidentemente chi ha scritto questa stupidaggine non ha mai visto la compostezza, la calma, la bellezza e le prelibatezze dei mercati cittadini della Mitteleuropa.

è non prendere mai sul serio una provocazione.

Questione di sopravvivenza, laddove le provocazioni sono troppe.

Lavorare a Napoli è prendere schiaffi da mattina a sera e sapere che dopo tutto sembrerai più colorito.

Chi ha scritto questa oscenità non ha mai lavorato a Napoli. Dopo tutto non sembrerai più colorito, sarai semplicemente paonazzo per la rabbia, e se non hai molto da perdere deciderai di andartene. Come ho fatto io. E quando te ne sei andato a lavorare altrove, dove il tuo lavoro gode del rispetto dovuto da parte di tutti, governo, sindacati e datore, allora sì che acquisti il colorito sano di chi sa che il suo lavoro non è una condanna divina.

Vivere a Napoli è meglio di lavorare a Napoli, ma qui il lavoro si chiama fatica perché è percepito diversamente.

Appunto. Si dice sfruttamento.

Potrai svegliarti con l’odore di caffè e una sfogliatella calda sotto il palato per iniziare bene la giornata.

Con l’odore del caffé mi sveglio anche a Francoforte, e la sfogliatella mi manca, sì, ma mi manca troppo poco per costituire il discrimine tra la possibilità di tornare a Napoli e il non farsi manco sfiorare da questa idea malsana.
Ma poi voglio sapere: quanti napoletani mangiano regolarmente una sfogliatella a colazione?

Potrai vedere 71 panorami diversi in altrettanti scenari meteo diversi.

Qui non si capisce cosa intenda. Un elogio della fallacia delle previsioni meteo? A che pro? E che c’entra con Napoli?

Potrai volare su una vespa Special e sentirti più libero che sui colli bolognesi.

Potrai volare dalla Vespa Special, intende veramente, data la condizione vergognosa del manto stradale di Napoli.
E comunque sì, la possibilità di sentirsi più liberi che sui colli bolognesi è concreta, devo ammettere. Sui colli bolognesi c’è meno libertà di fregarsene del codice stradale.
Vogliamo parlare invece di quelle città dove potrai volare su una bicicletta e sentirti molto più libero che su una Vespa a Napoli? Ah, già: Giggino ha messo le piste ciclabili, di quelle pensate e allestite da chi non ha mai visto una pista ciclabile in vita sua. Per fortuna la maggior parte sono già sparite sotto le macchine parcheggiate abusivamente o portate via dall’azione combinata di usura e mancata manutenzione.

Potrai comprare ogni tipo di oggetto, ogni cosa proibita o semplicemente introvabile altrove.

Se si parla di stupefacenti, impossibile negarlo. Per altro non so. Chi ha scritto questa cosa è mai stato in una metropoli, una vera? Cosa puoi comprare a Napoli che non puoi comprare altrove? Un triccheballacche? Giusto, devo assolutamente tornare a vivere a Napoli, perché questa irreperibilità di triccheballacche a Francoforte mi sta rendendo la vita impossibile.

Vivere a Napoli è trovare una pizza che non avevi mai assaggiato, anche se vivi a Napoli da tanti anni.

Questo, lo ammetto, è vero. Ma si ritorna al discorso della sfogliatella: troppo poco per costituire un ago della bilancia, troppo poco per rendere una città un posto dove è bello vivere.

Mangiare a Napoli è spendere anche solo 5€ al ristorante.

Se mangi la pizza, certo. Come, del resto, se mangi un kebab a Francoforte hai cenato con quattro euro. Se invece vuoi mangiare qualsiasi altra cosa, Napoli sa essere cara come solo Parigi e Londra osano. Mangiare al ristorante in una qualsiasi città tedesca è più economico che a Napoli.

Vivere a Napoli è pensare al week end solo quando arriva e non dover organizzare nulla,

Si chiama disorganizzazione e, per carità, mi sta bene: è ovvio che in una società di disorganizzati la cosa funziona. Ma siamo sempre là: Napoli rende la vita infernale a chi non vuole o non sa adeguarsi all’andazzo generale.

è scegliere tra migliaia di posti diversi da vedere e sapere che forse non riuscirai mai a vederli tutti.

Vero, verissimo, non riuscirai a vederli tutti perché vai a Capodimonte e scopri che la metà delle sale sono chiuse per mancanza di personale. Vai al Museo Archeologico e scopri che centinaia di reperti importanti sono altrove, distribuiti tra scantinati della sovrintendenza e ambienti chiusi del museo stesso. Vai nel centro storico e scopri che la maggior parte delle chiese sono chiuse, anche durante il Maggio dei Monumenti. Vai alla biblioteca dei Girolamini e, se hai la fortuna di trovarla aperta, scopri che migliaia di volumi sono stati trafugati.

Vivere a Napoli è sapere che puoi inseguire i sogni perché qui sono proprio veri sogni.

Ma va, ché non me ne ero accorto. Devo dirlo a quel numero impressionante di persone di mia conoscenza che hanno dovuto abbandonare Napoli per inseguire i loro sogni. Sogni semplici, perfino banali, sogni che altrove non sono tali. Lavorare, per esempio.

Troverai gente che non se ne frega nulla di te, ma gli stessi ci saranno sempre nel momento del bisogno.

Qui si nega addirittura una caratteristica fondante della cultura napoletana: quel misto di curiosità e invadenza, ovviamente in buona fede, che a Napoli è famoso come calore umano ma che io sono più propenso a descrivere come ‘a sfaccimma d’a cunfidenza. Quanto poco bisogna conoscere Napoli per definirla un luogo dove alla gente non frega nulla di te? Invece, riguardo al fatto che a Napoli ci sia molta più tendenza all’aiuto reciproco, ad esserci nel momento del bisogno, va detto che è vero. Diamo a Cesare quel che è di Cesare. (questa é l’unica cosa su cui non sono d’accordo n.d.g.s.)

Troverai musica, arte, storia. Troverai le idee di creativi di ogni dove che a Napoli hanno lasciato un po’ di loro. 

Immerse in uno stato di totale degrado. Monumenti millenari che nella migliore delle ipotesi sono ricoperti di graffiti, nella peggiore se ne cadono a pezzi.

Troverai un’idea ad ogni angolo di strada, un’opportunità persa ad ogni lampione, una frustrazione ad ogni finestra.

Di quali idee si va cianciando in una città “deragliata dalla storia” (rubo l’espressione a Aldo Masullo), completamente immersa nella contemplazione del suo passato glorioso o presunto tale, dove ci si è rassegnati alla sbagliatissima idea che per essa non vi è alcun futuro decente? Inoltre, frustrazioni e opportunità perse sono demeriti, non attrattive.

Quando sarà notte vedrai Napoli ricoperta da gioielli luminosi, Napoli da vivere solo dove si può, Napoli da conoscere per chi può e chi non può. Ricchi di Napoli, poveri di Napoli, finti ricchi e finti poveri a Napoli. Perdersi a Napoli è difficile come ubriacarsi con il rum del babà. Arrivare a Napoli è una pallonata in faccia mentre cammini tranquillo. Amare Napoli è un sorriso dopo una tempesta, perché se la chiamano la città del sole ci sarà pure un perché. Vivere a Napoli è pensare a tutto tranne che Napoli. Vivere a Napoli è.. l’unico modo per capire cosa vuol dire “poi muori”. ( cit.)

Bla bla bla. Ecco, il male di Napoli è tutto qui: perdersi nell’autocommiserazione della città sfortunata ma bellissima, incivile ma amorevole, degradata ma pittoresca.Vedi Napoli e poi muori, sì, insieme a lei, che muore mentre viene vista con lo sguardo del proverbiale medico pietoso, quello che rimane in osservazione amorevole delle piaghe mentre il resto del corpo è in preda alla setticemia. Fa più bene a questa città chi, come me, non si accontenta di contemplare i miseri rimasugli delle glorie passate o caratteristiche culturali interessanti ma che producono il nulla totale. Le fa bene chi vuole vederla risorgere sapendo che ha tutti i numeri per essere un gioiello unico al mondo. A questa città fa più bene chi per lei ha tanto amore e rispetto da non stancarsi mai di affermare con forza quale invivibile luogo di merda sia diventata.

 

Il peso della felicità

Oggi a Stoccolma c’è un’aria gelida, che profuma quasi di neve. Le strade sono piene di persone che si chiudono nei cappotti pesanti, i passi svelti per strada. Mi è venuto a trovare mio fratello, un pranzo inni ristorante giapponese con qualche amico, la sveglia tardi, gli abbracci. Ora sono in un caffè tra le stradine di Södermalm, un caffè nero e caldo tra le mani. Tra poco iniziano a suonare, concerto di tango, sicuramente Piazzola. Tutto sembra come perfetto, e io qui, mentre sorrido tra le luci basse, mi chiedo se sarò mai capace di portare sulla mie spalle il peso della felicità.

Camminando per Amburgo

L’aria di Amburgo è tersa, il cielo azzurro come a volte sa essere il nord Europa. Grandi viali, bei palazzi, piazze enormi e tantissimi negozi. Cammino per le strade e si sente come un senso di benessere economico che ho visto in pochi altri posti. Le persone sono mediamente ben vestite per strada, i caffè ed i ristoranti sono pieni. Entro in qualche negozio e tutti sorridono gentilissimi, si avvicinano e parlano in inglese senza problemi. Molti mi aiutano a trovare quello che cerco, altri mi mandano in altri negozi. È una gentilezza inaspettata, considerati gli usi scandinavi, ma anche le varie altre volte che sono stato in Germania. La giornata prosegue bene con riunioni fino alle 21:00, poi ceniamo in un ottimo ristorante. Anche qui personale cortese, prezzi molto abbordabili ed ottima qualità. Stamattina mi sveglio presto per una passeggiata lungo il lago. L’aria è tersa, il cielo azzurro e fa molto freddo. La città si risveglia lenta, ed alle 10 con precisione germanica si aprono i negozi ed esce gente da tutte le parti. Quasi all’unisono. La città appare molto bella, piena di vita. Nelle piazze si preparano enormi mercati natalizi che saranno aperti tutto il mese. Vendono di tutto e mi piacerebbe tornare nelle prossime settimane. Noto una differenza enorme con i piccolissimi e spesso mal forniti ed un poco tristi (almeno per me) mercati di Natale svedesi, che spesso sono aperti solo uno-due giorni in tutto il periodo a parte oche eccezioni nelle grandi città. Ecco, Amburgo, nonostante mi ricordi tantissimo Stoccolma nell’architettura, mi sembra piena di storia, di vita, di cultura e di diversità. E non perché queste cose non ci siano nella capitale svedese, si trovano pure, e si vive bene. Ma a volte, vivere in Svezia per lungo tempo, ti porta ad immaginare che le cose li siano “abbastanza”. Ma poi basta uscire, vedere il mondo, e ti accorgi di quanto questa sia una visione limitata. Di quanto il mondo sia grade, corra veloce e di quante cose a volte si perdono a vivere nella
periferia dell’Europa. Ma parlavamo di Amburgo; un posto indubbiamente dove tornare.

Un’alba nella nebbia

La strada che porta all’aeroporto di Stoccolma scorre dritta tra file di alberi. La mattina le luci illuminano la carreggiata, macchine cercano di farsi strada verso chi sa dove. La strada è leggermente bagnata, inizia a ghiacciare di notte. Uscendo dalla città, tra le file di abeti neri che scorrono intorno, si alzava stamattina una nebbia fitta, che lasciava a stento intravedere i contorni delle poche case, delle stalle, delle strade intorno. Passato un punto imprecisato, la nebbia si apre, ed arrivo in aeroporto mentre la luce del sole inizia a far capolino in una mattina gelida, dal cielo azzurrissimo. L’aereo parte veloce sulla pista, intorno campo ghiacciati. Vedo l’ombra scorrere veloce sui campi diventare sempre più piccola mentre ci alziamo nel cielo. Una curva sulle foreste scandinave, e sotto vedo banchi di nebbia a chiazze fino ad arrivare a Stoccolma. Qui su nel cielo l’aria si fa tersa, il sole si riflette su un tappeto di nuvole bianche e soffici. Attraversiamo nuvole alte e qualche turbolenza. Dopo circa un’ora vedo i contorni della costa tedesca passare sotto di noi. La campagna precisa, verde, i campi ben definiti. Poi il fiume, lunghissimo, che arriva oltre l’orizzonte. L’aereo scende lento, ed atterriamo ad Amburgo.

Per le vie di Praga

Dopo due giorni di pioggia e nebbia, il sabato mattina ha aperto gli occhi ad una giornata di sole azzurro, cielo pulito, aria tersa e fredda. In un’atmosfera di piena mitteleuropa ho messo il mio cappotto nero, la sciarpa blu attorno al collo, ed una fedora di feltro grigio, per camminare per le vie di Praga. I passi nelle stradine acciottolate del centro, il fiume sotto il ponte Carlo, i turisti intorno, un sole che quasi scaldava. Dopo essermi arrampicato fino su al castello ho visto la valle sotto di me, il fiume emetteva una nebbiolina leggera, che si perdeva tra i rami degli alberi ancora con qualche foglia. La sera sono andato all’Opera, c’era Verdi. Il cibo era meglio di quanto mi ricordavo, la birra scorreva a fiumi, i prezzi incredibilmente bassi per chi viene da Stoccolma. La domenica, come a chiudere un giorno particolare, una nebbia che si tagliava a fette. Il taxi verso l’aeroporto attraversava periferie di villette nella bruma, boschi, persone in attesa sulle panchine dei tram. Due ore di volo ed un sole rosso infuocato tramontava alle 15:30 sui boschi svedesi. La notte scende veloce, e l’ultimo ricordo del fine settimana é una luna piena nel cielo cristallino dell’inverno svedese spuntare tra le punte degli abeti sull’autostrada per Stoccolma.

Impressioni di Praga

Praga avvolta dalla nebbia, mi ricorda dei film in bianco e nero degli anni ’60. Le strade semivuote della periferia, tetti e case basse, poche persone in attesa dell’autobus. Un senso di Mitteleuropa, il suono della birra nei bar degli alberghi, questa pioggia sottile che pervade tutto, si ferma addosso per lasciare macchioline sul cappotto.