Tornando verso est

Lunedì mattina prendo un nuovo aereo, e dopo un volo traballante e strapieno come solo i voli interni in America possono essere, arrivo a Philadelphia. Avevo noleggiato una macchina, una “intermediate”. Mi ritrovo davanti un enorme SUV che per poco mi ci voleva la scaletta per salirci sopra. In ogni modo mi avvio, faccio partire il GPS e lo trovo in italiano. Probabilmente qualcuno che lo avevo affittato prima di me. Purtroppo non mi rendo conto che il furbone, per evitare i 2-3 dollari di pedaggio, ha disattivato la possibilità di prendere autostrade. Quindi mi ritrovo a fare una strada lunghissima, tipo due ore, attraverso i peggiori quartieri di Philadelphia fino alla mia meta, un paese sperduto nel mezzo dalla campagna della Pennsylvania. Il percorso non é stato proprio privo di rischi, ma insomma, chiuso in auto e non di notte si poteva fare. Arrivo mentre fa scuro, fuori un vento gelido, in un piccolo albergo che ricorda un motel. Gli ultimi tre giorni sono stati completamente pieni di lavoro, tra l’altro in diversi campus, quindi ho avuto la possibilità di guidare un pochino in giro. Strade molto grandi, ma anche tanto traffico. Tutto a portata di veicolo, ristoranti, negozi. Senza non c’é possibilità di muoversi. Finalmente oggi poi prendo di nuovo l’autostrada, e mi dirigo verso nord. Dopo meno di due ore di guida, in lontananza nel cielo terso, lo skyline di New York.

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Avventure americane

Di Denver mi é rimasto ben poco, a parte il ricordo delle montagne rocciose piene di neve sullo sfondo. Una fila infinita di monti. Mi immagino quando i coloni arrivarono qui con le carovane, dopo aver attraversato per mesi le enormi pianure americane. Pensi di avercela fatta, e ti trovi davanti un muro enorme di monti lungo migliaia di chilometri. Mi chiedo come abbiano reagito, cosa abbiamo pensato. Così, persi nel mezzo di un continente che non conosceva nessuno. Molti si saranno fermati, hanno trovato un ruscello ed hanno fondato la città. Altri, come spesso succede, si sono incamminati per le montagne. A saperlo che dopo altre migliaia di chilometri c’era la California. Ma in fondo gli uomini sono un poco così. Tanti si fermano, molti pensano a vivere, mentre qualcuno con qualche rotella in meno é sempre alla ricerca di un nuovo oceano. Perché uno il mare se lo porta dentro quando si é cresciuto guardandolo, ma non per questo si devono chiudere gli occhi davanti a nuove avventure. La vita é una faccenda troppo complicata per prenderla seriamente.

Un volo sul Nord Atlantico

É l’equinozio di primavera, me ne accorgo guardando la mappa sullo schermo dell’aereo. Le zone di giorno e notte sono separate da una linea dritta, perpendicolare allo schermo. Non ci sono differenze di ore tra il giorno e la notte, quasi in nessun punto del mondo. Mentre scrivo sono sopra io territori del nord del Canada, la mappa sullo schermo dice essere la James Bay. Guardo sotto e vedo ormai da tre ore solo immense distese di neve e ghiaccio. La Groenlandia era spettacolare, gole piene di neve circondate da montagne altissime, nessuna città, paese, luogo abitato, solo il silenzio della neve. Sull’oceano migliaia di placche di giacchio che galleggiavano, rotte qui e lì ad interrompere il bianco che acceca gli occhi. Tra tre ore atterriamo a Chicago. Già mi immagino il blu del lago Michigan dal finestrino, lo scintillio della luce del sole sulle acque gelide, l’ombra dell’aereo, le case, i palazzi, i grattacieli. Nella cabina l’atmosfera é calma. Una luce intensa di giorno pieno filtra dai pochi finestrini aperti. Ho lavorato per quasi quattro ore, e per poco non mi accorgevo nemmeno del viaggio. Qualcuno dorme, altri guardano film, altri bevono vino. Chi sa dove é che ognuno finirà la propria giornata.

Parigi vuota

La sveglia alle 5:00 di stamattina é stata particolarmente bruta, anche considerando la tempesta di neve che mi aspettava all’esterno. Viva la primavera che per il campi esulta direi… In ogni modo dopo un paio d’ore di sonno profondo l’aereo mi ha portato a Parigi, molto più calda, ma oppressa da un leggero cielo grigio. In questi giorni, a causa dell’inquinamento ci sono le targhe alterne ed i mezzi pubblici gratis. Infatti la strada tra l’aeroporto e l’ufficio era semi-deserta. Una sensazione molto strana, specialmente se qualcuno ha esperienza di cosa possa essere il boulevard periferique un lunedì mattina qualsiasi. Ma per una volta, direi che non era niente male!

Galleggiare

Un paio di persone mi hanno chiamato, in questo 13 marzo che sa giá di primavera, e mi hanno chiesto cosa faccio, e come sto. Non so bene cosa ho risposto, a volte non riesco sempre a dare la risposta giusta. Ma divento migliore ogni giorno che passa. Guardo fuori questo tramonto infuocato, torna il bel tempo, il sole é piú in alto e si riflette sulle finestre dei palazzi antichi di fronte casa. Il lago é sempre mosso, ed io mi sono immaginato a nuotare. Ed ho pensato che si, se dovessi dire come sto in questo momento, mi sento come di galleggiare. Per uno come me, sempre pronto a nuotare verso il domani, é come quando da bambino mi mettevo a pancia in aria al mare, chiudevo gli occhi, e galleggiavo. Mi piaceva starmene cosi per un poco, a sentire le onde che mi entravano nelle orecchie, e l’acqua salata che mi entrava un pochino in bocca. Ricordo alcuni 13 marzo di quando ero piú piccolo, mia mamma cucinava tante cose, spesso venivano tanti bambini a casa. Non c’era il semi-freddo, per quello dovevo aspettare maggio, ma mi piacevano le torte, la coca-cola, le patatine. Alla sera, finito tutto, mia mamma veniva vicino al mio letto e mi chiedeva se ero felice. Ed io le dicevo di si.

1950

Come d’improvviso, quasi inaspettata, arriva una primavera precoce qui a Stoccolma. Sole splendente, dieci gradi sopra lo zero, e quindi tutti gli svedesi impazziti che si stendevano al sole, camminavano in coppia, alcuni addirittura sorridevano, cosa alquanto rara. La cittá era indubbiamente incantevole, le strade piene di gente, i bambini che giocano nei tantissimi parchi attrezzati e pulitissimi, i genitori li spingono sulle altalene. E questo vento che passa sul viso e ti ricorda di sentirti sveglio, di far parte di questi giorni. Ho camminato circa 15 km, fermandomi in vari punti, ammirando la vita. Non sará il 1950, ma questi giorni profumano di capelli al vento e di occhi spalancati sul futuro. Avrei solo bisogno di una vespa per correre al mare. Eppure poi penso che il mare ce lo ho qui di fronte ogni giorno, davanti alle mie finestre.

Una vacanza a Dubai

Dopo un febbraio in cui ho viaggiato 24 giorni su 28, fine settimana inclusi, sono riuscito a prendermi 4 giorni di vacanza qui a Dubai. Fondamentalmente cerco di caricarmi di sole, di divertirmi, andare in giro, mangiare bene, dormire. È sempre incredibile cosa questa città è stata capace di costruire sul deserto, della quantità e qualità del cibo, la bellezza delle spiagge con sole 365 giorni l’anno, i negozi, gli alberghi eccezionali. Certo, ci sono delle condizioni particolari, ma comunque resta una voglia di fare, di speranza per il futuro e questo senso di servizio verso chi viene qui in visita. E ieri pensavo alla “grande bellezza”, che ha vinto l’Oscar qualche giorno fa. Ho visto il film qualche mese fa, e l’ho trovato eccezionalmente bello, anche se molto difficile da vedere, molto ispirato a Fellini, e soprattutto un’ottima cartolina dell’Italia. Conosco sempre meno turisti che vengono in Italia, o almeno che ci tornano dopo aver fatto il solito giro. Servizi pessimi, costi maggiori che in altre parti del mondo, cibo buono ma solo se sai dove andare, altrimenti una serie di trappole per inglesi che cercano gli spaghetti bolognese. Mi fa tristezza vedere una nazione ridursi così, ma poi alla fine penso che è tutto un processo di selezione darwiniana. I turisti in Italia difficilmente trovano quei borghi incantevoli in cui ancora si mangia in osteria, o riescono a trovare ristoranti di qualità. Trovano un paese spesso sporco, dove pochi sanno l’inglese, dove un ricco arabo o indiano sarebbe trattato da immigrato clandestino. E poi uno si meraviglia se sempre più persone vanno altrove a passare le proprie vacanze. Perché puoi avere tutti i monumenti del mondo, ma una volta visti quelli si passa ad altro, la bellezza è in tante sfumature, dai grattacieli di Dubai alle spiaggia di San Diego, dai mercati asiatici ai palazzi di Parigi, dalle montagne della Norvegia alle praterie in Sud America. Ognuno crede che il suo sia il paese più bello del mondo, persino gli svedesi, che poco hanno da offrire. Il futuro è sempre un’ipotesi, ma se lo prende chi ha voglia di prenderselo.