Punti di svolta

A Stoccolma l’autunno é arrivato in piena potenza. La mattina, guardando le auto parcheggiate sotto casa, si intravede la prima brina sui finestrini. Le temperature non salgono mai sopra i 10 gradi, quando cucino il vapore si condensa sulle finestre che danno sul cortile. Il tutto dá una bella sensazione di inverno, quando invece siamo solo a settembre. La vita continua, nelle strade, negli aeroporti, nei non luoghi di internet. É anche giusto il momento di ricominciare, e penso sia anche la cosa giusta da fare.

La prima sera d’autunno

Ti rendi conto delle stagioni che passano per la luce che cambia. Ieri sera, mentre lavoravo, la casa sul lago é stato inondata da una luce arancione, fortissima. Il sole al tramonto si rifletteva sulle finestre di Gamla Stan. É una cosa che succede per pochi giorni all’anno, ed ho ormai imparato ad aspettare questo momento. Tutto diventa arancione, il corridoio si illumina, il divano é pieno di luce. Poi il cielo diventa rosa, la notte cala lenta. Un altro inverno svedese é qui ad aspettarmi. The first autumn sunset

Immagini dall’Arabia

In questo lungo viaggio ho fatto varie foto, ognuna mi ricorda di un momento diverso. Ve ne lascio qualcuna. Per chi fosse interessato, a questo link l’intero set.

1) Vista di Riyadh dalla torre del regno
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2) Camelli nel deserto
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3) Spunta la Luna
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4) Il golfo persico dalla mia stanza. In lontananza il ponte che porta in Baharain
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5) Un’autostrada senza fine
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6) L’immensitá
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7) Panorama di Riyadh. Il grattacielo é la famosa torre del regno
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Viaggio in Arabia – Un ritorno infinito

La giornata a Khobar passa tra varie riunioni, ma abbastanza velocemente. É tempo di tornare nella capitale, mi aspetta un aereo. Passiamo vicino agli uffici della Aramco, l’azienda che estrae il petrolio dai vicini pozzi, i più grandi del mondo. La notte scende sul deserto, siamo leggermente in ritardo sulla tabella di marcia. É iniziato il fine settimana (era giovedì pomeriggio) e tutti corrono come pazzi. Non c’é nessun rispetto del codice della strada, ad un certo punto impattiamo anche un barile abbandonato e schiviamo di poco un pneumatico enorme. Tantissimi TIR, molti fermi al lato della strada per passare la notte. Quasi tutti guidati da autisti asiatici, non voglio nemmeno immaginare da quante ore sono alla guida. Passiamo due incidenti abbastanza gravi,un’auto é rivolta nel deserto e fatta quasi a pezzi, un enorme camion é nel mezzo della carreggiata. Veniamo sorpassati costantemente a sinistra a destra, alcune auto vanno nel terriccio ai lati della strada a tutta velocità. Mentre il sole tramonta molti si fermano ai lati della strada, mettono un tappeto per terra ed iniziano la preghiera della sera. Inginocchiate, intere famiglie, sono come ipnotizzate nel guardare questo deserto enorme, il sole é una palla di fuoco che illumina le dune, le donne sempre una linea dietro gli uomini, anche nel,a preghiera. Molti, mi viene detto, si incamminano poi a piedi ne deserto. Alcuni ci passano la notte, piantando una tenda. Un modo comune per passare il fine settimana. La città é caotica come sempre, e piena di luci. Un contrasto enorme con il buio attraversato nelle ultime ore. Entro nel terminal e mi appare un edificio molto vecchio, sembra un aeroporto di un paese in via di sviluppo. Caos ovunque, file chilometriche tra uomini dai vestiti afgani che devono imbarcare pacchi enormi, filippini che corrono a destra e sinistra. È soprattutto niente aria condizionata. È fuori ci saranno 38 gradi. Mi avvicinò ad un filippino che gestisce una delle file per il controllo bagagli per capire come funzionano le cose e lui mi fa passare davanti a tutti gli immigrai poveri. Sarà l’abitudine a far passare locali ed occidentali prima, non so. Arrivo al check-in e lo trovo chiuso. Gli impiegati locali ridono, scherzano fra loro, nessuno risponde di niente a nessuno. Mi siedo a terra ed aspetto più di un’ora, fino a quando uno scortesissimo locale si degna di farci i biglietti. É tutto come non curato, sporco, vecchio. Fila al controllo passaporti, un timbro e sei quasi via. Ai controlli dii sicurezza non bisogna togliere nulla, a stento guardano. Il terminal é piccolissimo, mi colori dominanti sono il beige ed il grigio, l’architettura ferma a 30 anni fa. Mi sembra di essere in un film di Alberto Sordi. Trovo la lounge, un posto triste e leggermente malandato e mi siedo per tre ore, il mio aereo partirà alle 00:50. Niente sonno, mi siedo e vedo le persone entrare. Le donne ricompaiono come un miraggio, si tolgono l’abaya, il lungo vestito nero, scoprono il viso. Crollo immediatamente per la stanchezza e mi risveglia il contatto dell’aereo con il suolo. Fuori, l’aeroporto di Dubai. Luci, tantissime. Aria condizionata, perfetta. Nel terminal immenso, alle 3:00 di notte ancora poca gente, uomini, donne, negozi aperti, tutto funziona come un orologio svizzero. Il prossimo aereo per Stoccolma alle 7:15. Sono seduto e scrivo dalla business lounge della Emirates. Cascate d’acqua, cibo in abbondanza, internet. Sono le 5:00 del mattino, gli altoparlanti dell’aeroporto hanno mandato a tutto volume la preghiera del mattino. Uomini d’affari di mezzo mondo iniziano ad arrivare, turisti, persone, luce. La stessa cultura e religione accomuna le due nazioni, solo un’ora di volo, eppure mi sento come tornato sulla Terra.

Viaggio in Arabia – Quattro ore di auto nel deserto

Lasciamo la capitale del regno con il termometro che sfiora i 50 gradi centigradi. Un sole a picco, traffico intenso. Dopo poco la città si dirada, prendiamo l’autostrada e siamo nel mezzo del deserto. E quando parlo di deserto, intendi davvero il nulla più assoluto, tre corsie da un lato, tre dall’altro ed intorno, fino a dove la vista può arrivare, assolutamente nulla. Il deserto inizia come roccioso, dal colore rosso ambrato. Poche collinette in lontananza, roccia bianca a spezzare il colore. Passa circa un’ora ed il paesaggio cambia di nuovo. Dune, grandi, ondulate, rosse di sabbia finissima compaiono all’orizzonte. Ad un certo punto, su una cresta, una mandria di cammelli, saranno diverse decine. Hanno un pelo nero molto scuro, e camminano lenti paralleli all’autostrada. Potrebbe essere lo scenario di un film, ma ci sono dentro. Il sole batte ancora a picco, mentre piano le dune rosse lasciano il posto ad altre bianchissime, leggermente più rocciose ma ancora abbonda la sabbia. Sembra di essere sulla Luna. Il sole ad ovest tramonta grandissimo, una sfera arancione infuocata, e dall’altra parte sorge la Luna piena, grande, bianchissima ad illuminare l’immensità. Ci avviciniamo al mare verso est, direzione al Khobar. Si vedono degli alberi, addirittura dei prati qui e li, probabilmente artificiali. Raggiriamo la città dopo aver passato le diverse tangenziali e centri commerciali. Il centro sembra abbastanza vivo, con tanti negozi tipici, uomini e donne in giro. Raggiungiamo l’albergo, che si trova proprio sulla spiaggia. Entro in stanza, e la trovo illuminata dalla luce della luna piena che si specchia nel Golfo Persico. In lontananza il famoso ponte che attraversa il mare e collega l’Arabia Saudita all’isola del Bahrain. Si vedono chiaramente le luci, più in lá, ad un braccio di mare, si arriva in un altro paese, su un pianeta conosciuto.

Viaggio in Arabia – La notte

Il sole scende su Riyahd. Io mi fermo un attimo ai bordi del marciapiedi per fare una foto davanti alla torre del regno, un enorme grattacielo con un buco al centro. Ricorda vagamente un apri bottiglie, molto bello comunque. Un paio d’ore di riposo ed il mio collega mi viene a prendere per un giro notturno. Andiamo nel centro commercial collegato a questo grattacielo. Negozi come in molti altri posti, tante persone in giro. Fuori, una folla di fillippini ed indiani seduti a terra in attesa. Sono gli autisti delle donne che sono venute a farsi un giro, visto che queste non sono autorizzate a guidare. I primi due piani sono comuni a tutti, vediamo anche qualcuno della polizia religiosa. Il terzo piano, invece, ha un controllo all’ingresso. Lo chiamano “il regno delle donne” ed i ballatoi sono protetti da schermi. L’accesso é consentito solo alle donne, che possono togliersi il velo o il lungo vestito nero se vogliono. Saliamo in alto all’ultimo piano per vedere il panorama della cittá. Un’immensa distesa di luci in tutte le direzioni. Solo in fondo, una macchia near, il deserto che circonda la capitale. Centinaia e centinaia di chilometri di sabbia in ogni direzione. Le strade sono tutte a quadrilateri come una grande cittá Americana, macchine ovunque, uno scintillio di luci in ogni direzione. Verso nord un altro grattacielo, il secondo simbolo della cittá, con una grossa sfera dorata in cima, mi dicono ci sia un ristorante rotante. Mi convinco di essere ancora su questo pianeta, ma potrei benissimo essere nella capitale dell’impero galattico, o in un film di fantascienza. Le strade sono piene di auto e ci dirigiamo verso una zona piú popolare. Qui negozi di ogni tipo aperti ad ogni ora, luci al neon, uomini e solo uomini per strada. Conto le donne sulla punta di una mano. Arriviamo in un suk, e nonostante ci siano quasi 36 gradi, facciamo un giro tra le botteghe che vendono spezie, profumi, cibo. Penso di essere probabilmente l’unico occidentale nel giro di chilometri. Tutto é estramemente autentico qui, anche perché i turisti non sono ammessi nel regno e gli occidentali vivono in genere nei compounds circondati da alte mura. Ne vedo molti in giro, con le telecamere di sicurezza ad ogni angolo. Continuiamo a girare per ore tra stradoni, case basse, centri commerciali. Il pieno per il gigantesco SUV del college costa tipo 4 euro. Verso le 23:00 ci fermiamo ad un ristorante per una cena leggera. Anche qui la consueta divisione. Servono cocktails analcolici (molto buoni a dire la veritá) ed ottimo cibo. La Luna é ancora lí alta nel cielo, é mezzanotte e siamo sui 35 gradi. Tempo di dormire.

Viaggio in Arabia – Un giorno a 46 gradi

Mi sveglio la mattina seguente con la luce del sole che entra tra le tende. Potentissima, calda. L’aria é quasi rarefatta, una luce che ti fa chiudere gli occhi. Esco dall’albergo ed ho il primo impatto con il calore indicibile, la giornata arriverá a 46 gradi. Ci immergiamo in un traffico confuso, caotico. Macchine ovunque. Mi sembra tanto di essere in medio oriente, come in Giordania, o in Libano, o in Egitto. Dubai e gli emirati sono un altro pianeta, lontano anni luci con le loro strade perfette, quasi tirate a lucido, I grattacieli brillanti, il mare a poca distranza. Dal parcheggio alla riunione sono circa cinque minuti a piedi in un clima rovente, le testa mi scoppia per il caldo. I colleghi mi consigliano di non indossare il panama sudamericano amico di tanti viaggi tropicali, che sembra potrebbe causare dei problemi. Le riunioni sono molto interessanti ed ho l’opportunitá di incontrare molte persone, tutte molto cordiali. Ovviamente solo uomini in giro, con la tunica bianca ed il fazzoletto rosso e bianco a scacchi. Le donne sono coperte da capo a piedi, ma non sempre con un uomo vicino. Molte hanno anche il viso scoperto, ma ne vedo molte solo con un fazzoletto in testa, o anche senza nulla. Ad ora di pranzo riprendiamo la macchina (non é possibile fare piú di 100 metri all’aperto senza fondere per il caldo), e si va in un ristorante turco. Due entrate, una per uomini e l’altra per famiglie. Il locale é bello fresco con l’aria condizionata, e un muro separa le due sezioni. Nella nostra solo uomini, ma si potevano sentire le voci da quella delle famiglie. Voci di donne e bambini, di cui non conosceró mai il viso. Arriva l’ora della preghiera (una delle cinque della giornata), si alza il canto dei muezzin, ed il ristorante chiude la porta e serra delle tende bianche. Chi é dentro continua a mangiare, ma nessuno puó entrare. Noi avevamo finito ed usciamo da una porta laterale. Rientriamo nel traffico, e la cittá é completamente vuota. Tutto chiuso, poche persone per strada, qualcuno attende sotto una palma la fine della preghiera, anche il traffico diminuisce. Il tutto dura 30 minuti, poi le serrande si alzano di nuovo, in attesa del tramonto.