Due passi a Parigi passando per Londra

Dopo Vienna domenica scorsa sono poi volato a Londra, non che ci mancassi da molto in realtá. Il viaggio é stato interessante, con scalo a Dusseldorf in cui ho ripreso la valigia, uscito dall’aeroporto, rifatto il check-in, controllo sicurezza e ripartito tipo due gates dopo da quello in cui arrivato. Per vari motivi avevo due biglietti diversi. Comunque ha funzionato, ero un attimo in pensiero. Da qui sono rimasto nelle campagne londinesi fino a giovedi sera in riunioni quasi continue, e poi finalmente ho rivisto Stoccolma giovedi sera. Ma poiché non ci facciamo mai mancare niente, stamattina sveglia alle 5:00 e via un attimo a Parigi, dove ho assistito ad una serie di seminari relavitivi al mio lavoro molto interessanti. Faceva un freddo incredibile, mi sono seriamente congelato tutto il tempo. Questo, unito alla bella abitudine di certi vecchi palazzi francesi di non avere i riscaldamenti, o avere le finestre troppo sottili, ha incrementato il fastidio. Anche il terminal era ghiacciato. Infatti ho aspettato circa tre ore (e si perché stasera sono anche tornato subito a Stoccolma) mentre tutto intorno a me la gente si avvolgeva nei cappotti. Intanto a Parigi scendeva una neve a fiocchi grandi, che volteggiavano nel vento ma poi non si fermavano a terra. Sbrilluccivano nella luce del giorno, il sole che faceva capolino tra le nuvole. Parigi é comunque sempre incantevole, anche se il freddo polare non mi ha permesso di farmi una bella passeggiata come volevo. E poi, una cosa che noto spesso, fa sempre piacere vedere persone vestite per bene, ragazze curate, ben pettinate, con i tacchi (attenzione, questa é una cosa sconosciuta nel reame delle tre corone), i vestitini, le calze…. ci si riempe il cuore. Ma anche uomini con vestiti eleganti, o cappelli e cappotti, niente male. Non che i vestiti siano importanti, ma a volte fa piacere trovarsi intorno alla bellezza, anche estetica, per quanto superficiale questo possa essere. Certo poi passando per Gare du Nord o Les Halles c’era un’atmosfera da post-guerra atomica, ma una grande metropoli é anche questo. Adesso sono a casa, crollo dal sonno, Stoccolma é calma, pochissima gente per strada, quasi solo taxi sulla via del ritorno. Non potendo bere e poi guidare, infatti, qui i fine settimana il traffico é praticamente inesistente.

Due passi a Vienna

I palazzi di Vienna ti guardano, e sanno che sei solo di passaggio. Le strade silenziose, avvolte dal buio e le luci basse, i caffè caldi, i dolci buonissimi, quell’aria un pochino decadente di chi è stato grande e non riesce a dimenticarlo. Mi ha colpito anche di Vienna che quasi tutti parlavano un buon inglese, cosa non comune nei paesi di lingua tedesca. Una città che sembra voler solo ascoltare il rumore dei vecchi tram, i tacchi delle ragazze per le strade la notte, le coppie che passano silenziose andando verso casa. E la libertà di bersi una birra di pomeriggio senza essere considerati degli alcolizzati, l’aria fredda ma che a chi ha passato troppi inverni in Scandinavia sa quasi di primavera. Vienna ti ho ritrovato molto simile a quando ti avevo lasciato. A volte non è male sapere che nel mondo c’è qualche punto fermo.

Vienna, benritrovata

Avevo diciotto anni, era estata, la scuola superiore finita da qualche mese. Conosco in vacanza questa ragazza austriaca di 17 anni, si chiamava Barbara. Ancora me lo ricordo. Li portai in giro per Napoli, era luglio. Poi ci scrivemmo e li andai a trovare a Vienna. Il mio primo viaggio all’estero, la prima volta che prendevo l’aereo, con scalo a Roma Fiumicino.E chi se lo sarebbe aspettato che un giorno avrei contato piú i giorni di viaggio in aereo che quelli a casa. Che ricordi. E cosi, circa 17 anni dopo, rieccomi qui. C’é tanta neve, e mi sembra strano guardare queste case con il tetto spiovente ricoperte di bianco, io che me le ricordavo d’estate. Il Danubio é sempre li, la Cattedrale di Santo Stefano, da lontano dal taxi si vedeva il Prater. Mi era mancata Vienna, e mi fa piacere vederti che stai ancora bene.

Votato

Ed eccoci qui, le schede sono arrivate, ho aperto il paccotto, letto le solite istruzioni in geroglifico della burocrazia italiana ed ho votato. Visto che ben criticato quel manipolo di essere ignobili che militano nel PdL, beh allora qualcosa sul PD la dovró pur dire. Visto che all’estero si possono dare anche le preferenze, mi sono messo su google, ed ho cercato per tutti i candidati. Secondo me sono abbastanza deludenti. La maggior parte fanno parte di quel mondo sommerso di CoMites ed altre associzioni di stranieri, la cui unica occupazione é prendere sussidi dallo stato italiano. Ci sono anche stato un paio di volte, sembra di essere in un circolo emiliano degli anni ’60. Aria vecchia, discorsi vecchi, insomma completamente scollegati dal mondo reale. A molti candidati poi mancano anche i siti internet. Alla fine sono riuscito a trovarne solo due, uno/a alla Camera e l’altro/a al Senato che invece erano un attimo piú moderni. E si sono beccati il mio voto. Devo dire che peró, leggendo i programmi, almeno non mi hanno fatto rabbrividire per lo schifo come quando ho letto dei candidati del centro destra. Quindi adesso buste chiuse, e domani si manda. Per fortuna questa é una delle pochissime cose che mi rimane come contatto con l’Italia burocratica. Che sensazione di libertá.

Sul voto all’estero

Girando per la rete ho trovato questo articolo (link), su cui sono completamente d’accordo. Secondo me il voto agli italiani all’estero é una enorme idiozia, e davvero non vedo perché si debbano eleggere rappresentanti per una circoscrizione estero quando, chi vive stabilmente fuori, non ha nessun diritto di impicciarsi nelle faccende italiane. Insomma, io non pago le tasse lí, non voto lí. Per quanto uno si possa informare sulle faccende italiane, la madre patria rimane comunque lontana. Ci torno si e no due volte l’anno, non ho nessun interesse da quelle parti a parte qualche parente o amico, non conosco la situazione locale, non vivo la societá locale… insomma perché (e soprattutto come) dovrei votare? Quello che mi sembra incivile, invece, é che chi si trova all’estero in maniera temporanea non possa votare. E non parlo solo degli Erasmus, ma chi é in viaggio di lavoro, o anche in vacanza! In ogni paese del mondo civilizzato basta andare in ambasciata e si vota per la propria circoscrizione locale. E non solo, se io per esempio sono a Milano per visitare mia nonna o la mia amante, ma risiedo a Napoli, dovrei poter votare per corrispondenza. Succede ovunque, ormai é tutto digitale… Ecco secondo me la vera anomalia. Per fortuna non ho piú a che fare con queste cose. Ma se qualche anno fa mi innervosivo, adesso (anche se con una certa tristezza che rimane), capisco perché tutti gli stranieri quando pensano all’Italia come “paese” si fanno una risata e guardano avanti.

Risate elettorali

Cosi come a quasi tutti gli italiani residenti in Svezia, stanno arrivando in questi giorni pubblicitá per le elezioni. A parte che vorrei proprio sapere perché l’Ambasciata o il ministero degli esteri rilasci i nostri indirizzi a destra e manca… comunque questi volantini mi fanno abbastanza ridere. Ieri arriva quello della destra populista che ha rovinato il nome dell’Italia negli ultimi 20 anni, il PdL. Ed infatti all’estero si vergognano cosi tanto che nel simbolo non c’é il nome del loro capo bastone, ma solo “centro destra italiano”, ed arrivano le facce di questi tre uomini in giacca e cravatta (nemmeno una donna) che ti guardano tra il sorridente ed il minaccioso. Vi riporto alcuni testi, e poi quello che mi viene da pensare a me:

“il nostro impegno é diretto a far capire alle aule (…) l’importanza  la ricchezza che gli italiani all’estero possono rappresentare (…) Ma guardate cari, a me non me ne frega nulla di cosa posso rappresentare per l’Italia. Me ne sono andato molti anni fa, sto bene. Salutatemi alle donnine con cui il capo si diverte

“Gli importanti obiettivi raggiunti (…), consolato digitale (veramente qua é tutto fatto a mano e per un passaporto c’é voluto un mese perché bisognava mandare una lettera alla questura di Napoli. Perché questa doveva controllare se avessi compiuto reati. A cui risposi allora meglio chiedere alla polizia svedese no? In fondo vivo qui da soli 8 anni…), la legge del rientro dei Talenti (e secondo voi uno torna in Italia per una riduzione fiscale? E la qualitá della vita? Le possibilitá di carriera? I figli? La Chiesa che decide le leggi?).

Segue descrizioni di questi tre tipi, tutti con “ottimi studi”, uno ha fatto tre maratone (e si ora lo voto per questo), un altro figlio di emigranti in Germania (cerca di coinvolgere quelli alla Bianco, Rosso e Verdone secondo me) rappresenta la lista “azzurri nel mondo (non poteva comprare Balottelli).

Quello della lista Monti poi inizia dicendo che é “felicemente sposato e ho tre figlie, che rappresentano la mia ricchezza piú grande” (e certo ora ti voto per questo). Lui vuole che “il bene piú prezioso per un italiano emigrato, la casa acquistata con sacrificio ed amore, non sia piú oggetto di inique imposte”. Ora, cocchetto bello mio, il tempo delle valigie di cartone é finito da tempo. Qua non mettiamo i soldi da parte per mandarli alla mamma avvolta dallo scialle nero e poi ci compreremo la casa al paese. Io, in Italia, non ci investiró mai un centesimo. La casa me la compro all’estero, dove sono contento di pagarci le tasse. Perché, sorpresa, l’IMU si paga in tutto il mondo civilizzato. Perché in qualche maniera le fogne e le strade non si costruiscono da sole. E vuoi pure fare il parlamentare. Beh visto lo stipendio ti capisco. Lui parla di “un’Italia che vuole riscoprire la sua storia, la bellezza della sua gente (qua ci starebbe bene “ggggente”)… io invece, per risentirmi italiano vorrei un’Italia moderna, che guarda al futuro, multiculturale, che lascia un pochino da parte le bellezze rinascimentali di cui nessuno di noi ha merito, ma che sia come ogni posto civilizzato di questo pianeta. Poi continua dicendo che “la lista Monti ruota intorno a te” (l’avrá sentito in una canzone), vuole “portare con lui i miei sogni al Senato” (quelli di quando mangio i peperoni la sera visto quello che scrivi). 

A chi mi legge dall’Italia: buona fortuna amici. Ne avete proprio bisogno.