Alba ad Hyde Park

Dopo una riunione per tutto il giorno con i colleghi ci siamo trasferiti al centro di Londra. Eravamo infatti invitati ad una cena di gala, di quelle tutti “uomini incravattati e femmine pittate” di zappatoriana memoria. Comunque era d’obbligo il vestito scuro, quindi moltissimi cravattini ed anche un paio di abiti scozzesi tradizionali. La cena è stata interessante, e visto che si trattava di una serie di premiazioni sembrava di stare agli Oscar. Presentavano i nominati, e poi quelli che vincevano si alzavano dal tavolo con piccolo discorso. La serata è continuata in balli etc… ma ad una certa ora mi sono ritirato nelle mie stanze. Stamattina un’alba gelida e precoce per chi si è abituato al buoi scandinavo, ha illuminato il parco e la brina ferma sulle macchine. Sono sceso a gustarmi un attimo di aria ghiacciata, prendere un caffè bollente e passeggiare tra le strade eleganti ed ancora quasi deserte di Mayfair. Qualche telefonata, e poi si parte per un nuovo viaggio. Ed abbiamo ancora una nuova città per cantare.

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Mentre a Stoccolma quasi nevica

Un atterraggio tra mille luci, il
Tamigi li sotto che ti guarda. Una serata gelida, la Luna alta nel cielo nero nero. La solita gentile cortesia dell’autista pakistano, li conosco ormai tutti, è un business di famiglia e ve li consiglierei caldamente. La macchina comoda e calda che ti accoglie come un grembo
materno, mentre scorrono autostrade e si guida a sinistra. Un panino al bar, quali patatine signore? Il silenzio della notte tra le autostrade della periferia di Londra.

Aeroporti abbandonati

Eravamo rimasti lunedi scorsi in Germania. Il giorno dopo riunione fino ad ora di pranzo, poi di nuovo aeroporto. Lungo il tragitto mi sono ritrovato a dormire in auto per la stanchezza, roba che l’autista mi ha risvegliato una volta in aeroporto 🙂 Da lí di nuovo verso sud, e dopo aver varcato le alpi sono arrivato a Milano. Atterrato a Malpensa ho trovato un aeroporto grande e completamente vuoto. Si attraversavano corrodoi deserti, gates chiusi, pochissime persone, negozi. Sembrava quasi un posto abbandonato. Anche l’autista mi ha poi confermato che ormai é quasi sempre cosi. Di Milano mi ha colpito il fatto che le persone ti guardano quando parli, la cena eccezionale, ma anche gli ambulanti per strada che cercano di spillarti soldi, i viali lunghi, la periferia, l’ottima cena che sembrava non finire piú. Giorni di riunioni, incontri e poi giovedi sera, mentre il gelo scendeva intorno, il ritorno a Stoccolma. I voli della sera sono pieni di uomini d’affari silenziosi, si abbassa la luce, qualcuno ancora lavora al computer, molti dormono, le cravatte si allentano. Ora di tornare a casa.

Il tempo delle miniere

Ieri pomeriggio sono atterrato a Dussendorlf, dove sono impegnato in alcune riunioni da ieri sera. Stamattina sveglia alle 6:00 per iniziare molto presto. L’auto attraversava la campagna della Ruhr in un’atmosfera quasi spettrale. Piccolo fiumi, corsi d’acqua, e tanta, tantissima nebbia nella prima luce del mattino. Un cielo rossiccio, che esaltava i profili di ciminiere abbandonate, collinette di materiali da costruzione, gru ancora ferme. Le case sembravano tutto uguale, fatte negli anni ’50-60, le tendine bianche e vecchie alle finestre, gli infissi di alluminio. Poche persone per strada, molto traffico, Ogni tanto una pizzeria italiana, molti negozi orientali, un piccolo supermercato dal nome “Lorenzo”. Grandi cavi portano l’elettricità lontana, i piloni svettano contro il cielo e sembrano quasi volare immersi nella nebbia del primo mattino. Mi sono fermato a pensare a tutti quegli emigranti che nel dopoguerra venivano qui a lavorare dalla Calabria profonda, o dalla Sicilia a anche da Napoli. Secondo me si sentivano come un astronauta sulla Luna.

America andata e ritorno

L’America è potente, è tutto il bene ed il male cantava Guccini. La settimana è andata bene, buoni incontri, ottimi seminari e tutto il resto che segue. Mi affascina sempre l’America, questo suo essere un insieme di contrasti incredibili, a volte così stridenti da quasi non crederci. Downtown Washington, a due passi la casa bianca, e la sera i senza tetto si fermavano a dormire sulle grate della metropolitana per riscaldarsi. Di fronte un intero complesso di centri commerciali che il giorno veniva inondato di persone ben vestite, impiegati, professionisti. Passi un quartiere e ti trovi senza saperlo a China Town, i ristoranti non ispirano molta fiducia ma il cibo è ottimo, ti giri e ci sono squadroni di polizia armata fino ai denti, ti giri di nuovo e ti trovi in un bar fighetto a bere ottima birra e mangiare in maniera eccellente. L’America è anche le porzioni smodate al ristorante, una cheese case intera con chi ci sfameresti una famiglia a Natale, i commessi sempre gentilissimi e pronti a fare qualunque cosa per te, i negozi immensi, la macchine ovunque. L’America mi colpisce sempre anche per la sua innata vitalità, qui sembra quasi che sia sempre tutto possibile. Non lo è, ovvio, ma c’è un’intensità di vita che mi prende sempre. Poi è solo un volo lungo sull’oceano, il risveglio ed il silenzio e la perfezione degli aeroporti scandinavi. Ed è di nuovo Stoccolma, è per un attimo casa.

Impressioni di una capitale

Dopo un volo di circa nove ore, mi ha atteso un cielo terso, l’aria frizzante ed un sole molto forte, quasi una luce inattesa. Il taxi, guidato da un ragazzo del Bangladesh, passava veloce su autostrade a quattro corsie. Poi una lunga curva a destra, ed ho visto dal lato del mio finestrino il Potomac. Ponti a larghe navate attraversavano lontano il fiume. La luce era al tramonto, e creava ombre lunghe sul Lincon Memorial. Strade lunghissime e larghe, l’obelisco al centro del national mall, a sinistra la casa bianca. Downtown è come in tante città americane, anche se la sera si svuota, sembra enorme, ma anche stranamente silenziosa. Fa un caldo incredibile per la stagione, e le famiglie vanno in visita ai monumenti, i veterani chiamano a voce tutti i morti del Vietnam sul memoriale da un microfono su un palchetto. Allo Smithsonian c’era la capsula originale dell’Apollo 11, mi chiedo come ci siano arrivati sulla Luna con quei trabiccoli. Sembravano quasi dei giocattoli. Ed intanto oggi i funzionari che la settimana scorsa vedevo in giacca e cravatta oggi girano sportivi, gli occhiali da sole, una corsa lungo il Mall. È pur sempre domenica.