Provincia americana

Arrivato negli USA di nuovo ieri, mi attende la piú lunga coda mai fatta al controllo passaporti. Tantissime persone tutte atterrate allo stesso momento, tra cui penso un intero volo dall’India, che in genere rallenta un pochino le cose. Comunque in un’ora me la sono cavata, se non che al secondo controllo, quello doganale, l’ufficiale si accorge che mi hanno messo il timbro con la data sbagliata sul passaporto. Per fortuna sono solo altri dieci minuti e poi finalmente fuori. Fa stranamente freschetto per essere l’est degli Stati Uniti ad agosto, un posto in genere terribilmente umido e caldo in estate quanto freddo e gelido in inverno. Ho passato questi due giorni in una piccola cittadina nel mezzo del New Jersey. In giro davvero poco, a parte ristoranti dove quasi tutto é strafritto e le porzioni sono enormi. Non che non abbia giá visto queste cose in giro per l’America, ma mi sa che qui siamo un attimo fuori da una grande cittá e si vede. Diverse riunioni, stasera una cena di gala, e poi si dorme. Mentre fuori la notte scende sui pali del telefono che fanno tanto provincia americana.

Annunci

Un po’ di amore nel buio

In questi giorni mi é capitata per radio una canzone che si chiama “me and my broken hearth”. Credo sia abbastanza famosa, sarà che sono rimasto ai cantautori degli anni ’70. In ogni modo, questa canzone mi ha fatto pensare a come, forse ognuno di noi, cammini in questo mondo con un cuore spezzato. Dalla vita, dalle illusioni, tra troppi amori, o dai quei pochi che sarebbero potuti essere e che non lo saranno mai. Come persona cerco di vivere nel futuro, guardo alle infinite possibilità, a questo mondo incantevole dove viviamo, eppure ognuno ha una zavorra. Ed allora ripenso a come a volte si cerca un poco di amore nel buio per riuscire a mandare avanti un’altra giornata, per non pensare troppo. Lo dice anche la canzone in effetti. Vedi se anche una canzoncina pop mi deve far riflettere in queste sere bellissime di una bollente estate svedese. Ma quando poi il dolore diventa tanto, quando troppe memorie, troppi piccoli dolori si sommano insieme, quanto rimane di quei sorrisi con cui cerco di riaffrescare quest’anima in pena? Me lo chiedo mentre cammino nelle strade inondate di sole, mentre cerco conforto nella bellezza del mondo e delle donne, mentre mi chiedo cosa sarebbe potuto essere. E si, alla fine forse abbiamo davvero bisogno solo di un pochino di amore nel buio, per fare compagnia ai nostri cuori spezzati. E casomai una bottiglia di vino fresco, con le goccia d’acqua del cestello del ghiaccio, mentre i recettori gabaergici inondano i neuroni , e forse anche un pochino l’anima, di ioni Cl. In fondo non siamo che atomi, materia praticamente vuota, cariche deboli che si respingono quando pensiamo di toccarci. Siamo quello che pensiamo, noi ed i nostri cuori infranti mentre cerchiamo l’amore nel buio.

Un’estate svedese

Se cerco di ricordare, penso che questa sia l’estate più calda che abbia vissuto in Svezia. Forse nel 2010, quando traslocai da Uppsala, fece più caldo forse. Intanto ci godiamo questi giorni di luce infinita, caldo quasi a 30 gradi, sole che scotta. Le sere si esce sempre, anche solo per camminare, vicino la lago, nei bar di Södermalm. L’atmosfera é quasi irreale, con persone per strada fino a tardi in una città comunque mezza vuota per le vacanze. Ma forse anche per questo più bella. Davvero non capisco come si possa andar via da Stoccolma a luglio quando il tempo é così incantevole…. sopratutto pensando agli altri mesi dell’anno. É comunque una bellezza che sa sempre di dolce malinconia. Questo silenzio, la luce che non va mai via, ma che ogni giorno diventa di meno, il rumore dell’acqua e quello di un tuffo in lontananza. Uno splash fragoroso, qualche risata da lontano, e poi torna il silenzio rotto solo dai gabbiani. Mi ricorda sempre la caducità dei giorni.

Lamerica

Come da tradizione negli ultimi anni, sono andato a Philadelphia la scorsa settimana. Una settimana intensa di riunioni di lavoro con tutti i colleghi da tutto il mondo che lavorano con me. La cittá era come al solido calda, umida, vivida di persone e di vita. Odore di sudore e di cemento caldo sulle grandi autostrade americane che portano da New York verso sud. L’asfalto quasi consumato in alcuni punti, i ponti leggermente arruginiti, una volta simbolo di una nazione che con l’acciaio era pronta a conquistare il mondo. Si sente che il tempo é passato in America, dove la modernitá si scontra con paesaggi di case residenziali anni ´50, grattacieli da Gotham city, persone che camminano per strada guardando twitter piú che davanti. Ristoranti aperti a tutte le ore, cocktails e bar sui grattacieli fino a vedere l’oceano. L’America é tutto e di piú, un concentrato incredibilmente affascinante di tutti i pregi e difetti dell’animo umano.

Un matrimonio svedese

Tornato da Dubai, ho approfittato di una settimana senza viaggi per riposarmi, svegliarmi un attimo un pochino piú tardi, e sistemare una serie di cose che si erano accumulate da troppo tempo. Poi, questo fine settimana, sono andato a Karlstad, nella Svezia centro-occidentale, per un matrimonio. Non ero mai stato ad una cerimonia del genere completamente svedese, quindi non mi sono fatto scappare l’occasione. In piú la sposa era la mia prima studentessa di quando ero ad Uppsala, e con cui siamo rimasti buoni amici per tutti questi anni. Ancora me la ricordo, mentre entrava la prima volta nei corridoi dell’istututo, con quella faccia un attimo spaesata, ed io che la venni incontro per portarla in laboratorio. Saranno passati almeno sette anni, forse qualcosa di piú. Lei é in cinta di sette mesi, ed i due si sono conosciuti solo verso settembre dello scorso anno. La avevo vista l’ultima volta a Stoccolma in estate, triste, chiaramente abbattutta per una storia finita male. A saperlo cosa sarebbe successo solo di li a qualche mese. La cerimonia é stata in chiesa, in mezzo alle campagne. Una di quelle chiese dei paesini svedesi, dove un’umanitá circondata da una natura non proprio benigna, si riuniva nei secoli passati. C’é un senso di luteranesimo in queste comunitá, che spiega molto la Svezia e gli svedesi. Questo loro essere cupi e silenziosi, la mancanza totale o quasi di socialitá, questo bisogno di aiutarsi per far fronte alla natura. La povertá incredibile di questa nazione completamente contadina, repressa da una religione molto forte, da un senso del peccato costante. Chi ha visto un poco di Bergman forse capisce cosa intendo. E questa malinconia, anche nelle canzoni estive che parlano di estate e fiori colorati, con dentro giá il pensiero dell’autunno che venirá presto. La cerimonia é stata molto semplice, e la cosa mi é piaciuta molto, con canti, una benedizione brevissima, e nessuna predica del prete, che si é limitato ad officiare la cerimonia. Da lí una piccola festa in una fattoria lí vicino, qualche bicchiere di vino, una cena a buffett con patate e salmone, un dolce fatto in casa. E poi via nella cascina a ballare tutta la notte, fino a quando le luci dell’alba iniziano a colorare le punte degli abeti verso le 2:00 del mattino. Tanti canti durante la cena, discorsi dei padri, fratelli amici, un poco come da tradizione americana. Il padre di lei é stato molto bravo, ma é davvero una persona particolare, che ha speso tanti anni in vari paesi africani per aiutare le popolazioni locali. É stata un’esperienza interessante, e sono contento di averla fatta. Soprattutto per vedere una persona che mi é cara iniziare un nuovo capitolo della sua vita. Questa vita che puó solo andare avanti, verso il futuro. Che sará pure un’ipotesi, ma é sempre meglio cosi´.