Riciclare

Non sono mai stato bravo a buttare. Casa é abbastanza in ordine, anzi cin troppo, eppure, negli anni, sono stato capace di accumulare di tutto un po’. Carte, biglietti di auguri, foto, ricevute che ormai non servono a nulla. E quindi, in questa primavera svedese che sa tanto di autunno, ho svuotato armadi, soffitte, cassetti, è buttato chili e chili di cose. Il vuoto a volte spaventa, ma meglio cercare di vedere fuori e cambiare pelle, che restare quello di sempre. Forse,

Londra

Ancora qualche fiocco di neve a Stoccolma, come al solito l’inverno dà un ultimo colpo prima di andarsene, forse tra un mese o poco più. In una domenica mattina fredda lascio Stoccolma, ed atterro in una Londra che sa già quasi di primavera. Sugli alberi i primi ciliegi in fiore, tante persone per strada, cappottino e mezzi tacchi, persone vestite per bene, cibo variegato, tanta vita per strada. I giorni passano correndo tra riunioni sempre lunghe e discussioni sul futuro. La sera mi perdo nelle strade di Kensington, guardo gatti affacciati a finestre di legno, luci soffuse dietro le vetrate, case alte e strette. Il cielo azzurro è spazzato da nuvoloni bianchi sul Tamigi, i turisti ovunque, l’acqua scorre veloce verso il mare del Nord. La vita continua in tutti i posti del mondo, è quasi senza accorgermene sento quasi i profumi d’Aprile.

Maledetta primavera

Ogni giorno che passa il tempo diventa più bello. Il sole sorge sempre prima e tramonta più tardi, il piumino è chiuso nel guardaroba, ogni tanto si possono anche tirare fuori gli occhiali da sole. Si sente come un senso di rinascita nell’aria, le persone iniziano anche a sorridere. Anche in Svezia, il che è dire tutto. Io mi guardo intorno, prendo due aerei che mi portano a Praga, e sento questo senso di felicità intorno che mi opprime. Come se mi costringesse in qualche modo ad essere felice. In altri posti del mondo tra qualche giorno finisce l’anno, si salterà su fuochi per le strade e si metteranno in tavola sette oggetti che iniziano con la lettera “esse”. Io vorrei solo essere lasciato in pace, in un angolo, come una cosa usata che non serve più. Invece la primavera incombe su di me, e mi costringe ad uscire di casa. Voglio solo le quattro capriole di fumo del focolare.

Volando verso sud

Mentre l’aereo partito da Zurigo corre veloce sopra l’Emilia ascolto le canzoni che sentivamo insieme, ed il sole del sud del mondo inonda dai finestrini troppo stretti questo aereo. Il volume al massimo, le cuffie isolanti che mi portano in un mondo tutto mio, dove non esiste il dolore, dove il dolore si sente ancora più forte. Ed intanto mi rendo conto di aver vissuto un’avventura che pochi possono dire di aver mai avuto nella vita, passando tra continenti e religioni, fregandomene di regole, divieti e dittature. Ho storie da raccontare da tenere nipotini svegli per intere  lunghe serate d’estate, ho ricordi da far tremare i muri, ho ancora la forza di amare in questo mondo in cui tutto sembra vicino ma in cui esistono ancora troppi confini. La Toscana compare sotto le nuvole sottili mentre bevo birra insapore, mentre il mare inizia a scintillare lontano, come ha sempre fatto e come continuerà sempre a fare. Che non si muore per amore, in fondo, è una gran triste verità.

Cambio di stagione 

A certe latitudini ti rendi conto che la primavera sta arrivando quando, sveglio alle 6:00 del mattino di un sabato qualunque, sei sulla via dell’aeroporto e c’è luce in cielo. Le strade deserte, una luce rosa che illumina i tetti della città antica, l’acqua calma ed immobile sotto i ponti. In aeroporto c’è davvero tanta gente, non me lo aspettavo, ma evidentemente è la settimana della vacanza invernale, tutti pieni di sci che si dirigono sulle montagne in giro per l’Europa, o su una spiaggia spagnola a svernare bevendo birra poco alcolica ma in quantità non certamente morigerate. Mi guardo intorno e per una volta sono uno dei pochino viaggiare per lavoro. A Zurigo il tempo è bello e splende il sole, dall’aereo vedo sbarcare solo sci, gli svedesi nelle loro tenute tecniche sono mentalmente già sulle piste da sci. Il silenzio dell’aeroporto mi circonda mente mi giro sicuro tra i corridoi ben conosciuti, i negozi, tutto. Tutto mi ricorda qualcosa, non luoghi che sono diventati luoghi e quasi casa. Ed intanto mi guardo intorno, giro il trolley dall’altra parte, e continuo a pensare. Ed a viaggiare.

Tira e molla

L’aereo parte, il cielo di Parigi diventa scuro mentre la notte scende. Qualche curva sulle luci della città, la terra che si allontana lentamente. Da qui su, viste da un finestrino troppo piccolo, le città sembrano tutte uguali. Al buio, nella notte, i pensieri vanno più veloci, scappano dalla testa. Qualcuno legge, altri dormono, la maggioranza gioca con lo smartphone. Io cerco di chiudere gli occhi ma la realtà mi raggiunge più veloce. Questo senso di pesantezza che scende quando stai per tornare a casa, un’altra lunga notte che segue il giorno, fino ad un altro domani. Come per dimenticare, ci provo, ci provo in tutti i modi. Ma i pensieri sono come una molla, più li allontani, più fanno male quando tornano indietro.