Verso ovest e poi ancora oltre

Lascio una Stoccolma che non sa ancora decidere se iniziare l’estate oppure no, ed attraverso l’Atlantico per arrivare a New York. L’ultima volta a Novembre, sembra quasi un’epoca fa tanto la vita era diversa. Tre giorni di riunioni a Philadelphia, una notte in aeroporto in un motel su un’autostrada, ed un aereo mi porta a Toronto. Arrivare in Canada dagli USA fa sempre un certo effetto. Due nazioni cosi vicine e per certi versi simili, ma allo stesso tempo tanto diverse. Sembra quasi di essere in Europa per alcune cose, e lo si vede anche dall’aeroporto, nuovo, pulito, luminoso… che differenza rispetto agli aeroporti americani che sembrano tutti fermi anni ´80. In ogni modo, due ore di attesa, ed un nuovo aereo mi porta dopo circa 13 ore ad atttaversare il Pacifico, per la prima volta nella mia vita. Certo, passiamo sull’Alaska e poi ai confini della Russia piú orientale, ma fa un certo effetto andare “da occidente ad oriente”, attraversando quella linea del cambio di data che spesso non c’é in nessuna cartina. Arrivo a Tokyo dove é giá sabato pomeriggio, poi un altro volo interno sopra le nuvole, ed é Giappone profondo, estate calda ed umida, quasi come in un anime.

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E la chiamano estate

Diciassette giorni al Cairo, lavoro, lavoro, lavoro. Fuori la temperatura scende di poco, il sole splende come al solito alla solita ora e tramonta uguale. Il giorno si sussegue alla notte. Rimetto in una valigia le mie cose di nuovo, la terza volta in due mesi, e si riparte. Stoccolma mi aspetta coperta di nubi bianche e lattiginose, piove come se non ci fosse un domani. La luce, quella non scompare mai, ma invece di quei lunghissimi tramonti sul Baltico c’é solamente una luce lattea, biancastra, che scompare piano verso mezzanotte per tornare poi dopo poche ore. La cittá é deserta, é la festa di mezza estate, e non la ricordo tanto triste e solitaria da quanto mi sono trasferito qui circa dieci anni fa. Per fortuna sono riuscito finalmente a riposarmi, a dormire tantissimo, quasi una benedizione in questi mesi passati piú in un albergo che in una casa normale. Pochissime persone per strada, quasi nessuna macchina. Nel regno delle tre corone la maggioranza della popolazione sará probabilmente ubriaca, staranno cantando, o urlando, o solo dormendo. Ancora nubi basse sul Baltico, un’altra mezza estate é arrivata. Ora puó anche tornare l’inverno.

Racconti dal Cairo

Cosa é successo nelle ultime settimane? Un poco di tutto, un poco di niente. Mi rendo conto che sempre meno persone scrivono sui blog, eppure alcuni sono ancora qui, ancora tanti leggono, chi sa chi sono, chi sa cosa fanno. Sempre troppe domande nella mia testa. Avrei tante cose da scrivere, tanti posti visti, tante esperienze. Ormai la Svezia sembra quasi una realtá lontana tante vite. Mantengo un cordone attaccato, e poi mi spargo per il mondo. Nuovi lavori, nuove avventure. Passo la maggior parte dei miei giorni in un ufficio assolato, circondato da un’umanitá polverosa, strade disfatte, persone e macchine ovunque, rumore di clacson ad ogni del giorno e della notte. Lavoro quasi 11-12 ore al giorno, torno in un albergo circondato da muri alti e militari armati, e tutto sembra normale. Ormai mi conoscono, mi chiamano dottore e mi salutano. Un passaggio sotto il metal detector e sei in un altro universo. Fuori dalla cittá enormi compounds dove i ricchi vivono nel lusso, belle macchine, case un poco kitch per il mio gusto, ma va bene cosi. Erba ben tagliata e verde nel mezzo del deserto. Il centro é vicino ma lontanissimo per il traffico, scorre un fiume immenso che ho visto una volta in due mesi, si mangia tantissimo, quasi come se no ci fosse un domani. I colleghi salutano la mattina, quasi non ci ero piú abituato. Ho il mio ufficio grande che da su un vicolo. La signora di fronte spande i panni e cucina dalla mattina alla sera, dovrei fare amicizia. Esco poco, e quando lo faccio in genere la direzione é l’aeroporto, verso una nuova riunione, un nuovo viaggio. Tre- quattro ore di aereo come a prendere un autobus. I controlli, la burocrazia, il caldo a volte soffocante. La sera, invece, scende il fresco e puoi stare all’aperto senza grossi problemi. A volte mi siedo sul balcone che dá su un mare enorme di tetti marroni, case fino a perdita d’occhio, nemmeno un albero in lontananza. Il colore dominante é l’ocra, entra negli occhi con il profumo della scisciá ed i tubi di scappamento di auto vecchie trent’anni. Cinque volte al giorno il muezzin invoca alla preghiera, lo sta facendo anche adesso. Le donne portano turbanti colorati, e le cristiane girano come se fosse Europa. Ragazzi giovani ovunque, lunghi turbanti e barbe, un misto di umanitá persa nel caos.