Settimane di passaggio

Cosa é successo nell’ultima settimana? Non troppo, e forse per una volta é bene cosi.E tra poco inizia settembre, ed é sempre qui che inizia il nuovo anno. Il capodanno é un’ipotesi.

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Vilnius

L’autobus riparte da Riga in direzione sud, ancora la via Baltica. Il paesaggio cambia leggermente, ed anche se ci sono sempre tantissime foreste, molte piú campagne coltivate, ogni tanto qualche paesino. Quattro ore e mezza dopo iniziano a vedersi i palazzoni in stile sovietico, la solita torre della televisione altissima, e poi piano piano la cittá. Vilnus appare diversissima da Riga e Tallin. Come in una macchina del tempo passiamo dal medioevo al barocco. Il centro é un vero e proprio gioiello di architettura, con chiese bellissime praticamente ad ogni angolo, bei palazzi, piazze larghe e stradine acciottolate. Potrebbe benissimo essere una cittá del centro Italia se non fosse per le scritte in lituano sui negozi e nelle vie. Abbiamo chiaramente lasciato la scandinavia, e si entra a pieno titolo nell’Europa centro-orientale. A pochi chilometri di qui c’é infatti la Belorussia, ma qui si sente aria di Polonia, quasi di Praga. Anche le persone e la lingua ricordano molto la Polonia. Ovviamente anche qui donne ovunque e di una bellezza indicibile, ma molto piú socievoli e simpatiche delle spigolose lettoni. Gli uomini fanno pian piano la ricomparsa, anche se la sera fondamentalmente spariscono o quasi. Si dice siano a bere e guardare basket in TV, sport nazionale. La vita notturna, anche se non eccessiva data la dimensione della cittá, é comunque eccezionale. Tantissime terrazze all’aperto in vecchi cortili medioevali e barocchi, vino ed ottima birra a prezzi bassi, concerti jazz con band di studenti, persone tutte vestite molto bene, strade pulite, luci gialle e soffuse nei vicoli dove si sentono ovunque rumori di tacchi di ragazze vestite con una cura incredibile. Si nota molto piú stile ed eleganza, sopratutto se si confronta con Riga, dalla forte influenza russa. Esco tutte le sere, incontro una decina di americani in cittá per il matrimonio di uno di loro con una ragazza locale, trovo un bar incredibile dove fanno probabilmente i migliori cocktails che ho mai potuto provare, mi fermo a parlare con persone sconosciute, e mi trovo all’improvviso quasi a casa nelle stradine del centro medioevale. All’esterno la cittá ha ovviamente ancora da migliorare, ed una ragazza conosciuta il giorno prima mi porta in gita con la sua auto ad un castello a 30km (Trakai), costruito su un’isola in mezzo al lago. Le periferie di Vilnius sono piene di palazzoni grigi di epoca sovietica, grosse fabbriche, stradoni illuminati. Mi si dice che uno straniero qui sarebbe quasi sicuramente derubato, e le stesse cose me le avevano dette anche a Tallinn e Riga. Guardando in giro, comunque, riconosco la fisionomia di tanti quartieri, in quanto Stoccolma é praticamente uguale nelle sue periferie. Tranne per l’aspetto della sicurezza ovviamente. E simili sono anche molte periferie di altre grandi cittá occidentali. Dopo tre giorni lascio Vilnius in una bella giornata di sole, cielo azzurro e vento fresco. Tante nuvole sulla piazza della Cattedrale, e nuovi ricordi da portare con se.

Riga

L’autobus lascia Tallinn velocemente, e dopo pochi minuti siamo in mezzo alle foreste. Scendendo verso sud ogni tanto si intravede il mare a destra. É la vecchia via Baltica, che collega questa parte di mondo all’Europa. Passiamo in confine con la Lettonia, e la polizia sale a bordo per controllare i documenti dei passeggeri, anche se siamo in area Schengen ogni tanto capita in effetti. Passiamo la periferia di Riga, tra i soliti casermoni sovietici, case mezze diroccate, e queste persone per strada che hanno un chiaro sentore i est Europa. Lo vedi nelle facce, che raramente sorridono, nelle scarpe tutte uguali, in questo senso di “lasciato andare” che mi sembra così comune da queste parti. La stazione degli autobus di Riga si trova giusto fuori dalla città vecchia, in un mercato all’aperto immenso costruito tra i capannoni dei dirigibili lasciati dai tedeschi dopo la prima guerra mondiale. Potrebbe essere tranquillamente un mercato dell’Asia centrale, per le persone, la quantità di merce e verdure, pesce, carne. Riga é molto più grande di Tallinn, forse meno pittoresca, ma molto più vitale. Tante case molto belle di vari stili architettonici, chiese medioevali, interi quartieri costruiti in art nouveau, che sono fianco a fianco a case diroccate. Tantissimi russi, che costituiscono un 40% della popolazione totale, e la maggioranza nella capitale. E si capisce facilmente come le due etnie non si amino troppo. Ancora una volta i maschi non sono pervenuti, una minoranza rispetto alle donne bellissime che girano per strada. Anche qui é facile identificare le russe dalle lettoni. Lasciato il pallore e la “perfezione” scandinava dell’Estonia, qui sembrano molto più mitt-europei, dai tratti molto più spigolosi, gli occhi fieri, capelli più scuri, sguardo fiero e deciso. La sera, e specialmente il fine settimana tutti per strada, bar, discoteche, locali aperti fino alla mattina presto. Chiaramente si capisce che molti posti sono per turisti ed altri non tanto raccomandabili, ma ci sono anche posti dove si trovano solo persone del posto, è dedicati alla parte di popolazione che invece ha un medio-alto tenore di vita. É un posto pieno di contrasti, ma anche pieno di voglia di fare, di guardare al domani. Stamattina mentre facevo colazione, una musica simile a quella del dottor Zivago nella sala. Guardavo i tram passare dalle grandi finestre, i bei palazzi di fronte che hanno sicuramente visto giorni migliori, le persone che camminano per strada, e mi sono chiesto come tutto questo possa esistere ad un braccio di mare dalla Scandinavia. A volte la geografia é quella che decide i destini delle persone.

Realtá parallele

Lasciare il centro di Tallinn é già come fare un piccolo passo indietro nel tempo. Ci si lascia la città vecchia alle spalle, ed iniziano una serie di edifici in stile socialista, grandi strade alberate. Cambiano le persone, che diventano più dismesse negli abiti, nelle facce. Sugli autobus pubblici fondamentalmente persone anziane, qualche ubriaco, e persone di etnia russa. Si identificano abbastanza facilmente ancora prima di parlare, si nota una certa differenza e forse anche “indifferenza” con la popolazione estone. Almeno questa é l’impressione a prima vieta. Raggiungo la stazione degli autobus che sembra costruita trenta anni fa, ma da cui partono autobus nuovissimi, efficienti, con wireless internet a prezzi bassissimi. Ci dirigiamo verso sud, attraversando campagne e boschi che ricordano in qualche modo la Svezia, fino ad arrivare a Pärnu, l’autoproclamata capitale dell’estate estone. Peccato che l’estate qui sia finita, piove come se non ci fosse un domani, e c’é poca gente in giro. La cittadina ha dei palazzi molto belli in centro, anche se molti in semi-rovina. Per strada solo russi e finlandesi. Ma non quelli di città, quelli proprio di provincia estrema. Insomma il finlandese più white-trash che possa esistere. Si susseguono metallari, emo, e tantissime persone anziane in pantaloncini a pinocchietto, calzini corti e sandali che si riempiono di birra economica e carne alla brace. Smette di piovere ed esce un bel sole, e mi dirigo verso la spiaggia. Dal centro a quest’ultima é tutto un susseguirsi di case di legno incantevoli, giardini ben curati, piccoli ristoranti e bei parchi. La spiaggia é bellissima, di sabbia fine, lunghissima e tira un vento folle che rende il tutto molto suggestivo. Fa caldo, ma ci sono poche persone. Mi siedo su una torretta del bagnino a guardare il mare e mi metto a cantare “l’estate sta finendo” dei Righeira, mentre il vento mi passa veloce tra i capelli. In fondo alla spiaggia c’è il posto dei surfisti, e tanti ragazzi preparano le tavole, oppure si buttano in acqua. Lo spettacolo del kay-surfing (spero si scriva così) è molto bello, sembrano quasi i volare sull’acqua. La sera passo a farmi un giro in città, ma il venerdì sembra una riunione di alcolisti anonimi, gente che urla, locali dalla dubbia fama con luci stroboscopiche e musica dance anni ’80. Trovo un ristorante armeno che non sembra male, e quando entro mi rendo conto si parla solo russo. Intere famiglie a cenare, e noto come tutti gli uomini siano palestratissimi, rapati a zero e pieni di tatuaggi. Si fermano tutti quando entrò, ma non mi scoraggio, e mi siedo su un tavolino all’aperto a fianco ad un gruppo di finlandesi, che non sono ne ubriachi ne sembrano usciti da un film horror. Arriva la cameriera ucraina (dice di venire da Kiev) con un mini vestitino rosa affilatissimo e delle scarpe azzurre con i tacchi stratosferici. La cena è davvero ottima, e come al solito non costa nulla. Mente cammino tra le strade deserte sento da lontano musica dance e persone che parlano ad alta voce. La notte sarà una continua tempesta. Poi esce il sole, e gli alberi si colorano di un verde che sembra fatto con l’evidenziatore.

Al di lá del mare

Qualche settimana fa pensavo che, nonostante sia vissuto in Svezia per ormai nove anni, e che abbia visto più di 40 nazioni nel mondo, non ero mai stato nelle repubbliche baltiche. Quindi complici troppi punti con la SAS che ogni tanti andrebbero anche spesi, delle vacanze da prendere e un pochino di spleen, mi sono imbarcato mercoledì su un piccolo aereo della Estonian air in direzione di Tallinn. Basta poco, circa 45 minuti, e sono ai confini orientale dell’unione europea. Qui che fino a circa venti anni fa era invece piena unione sovietica. Non farò qui la guida turistica della capitale estone. Basta scrivere che il centro medioevale é tenuto benissimo, si cammina in giro che é un piacere tra vicoli stretti, strade acciottolate, chiese e palazzi. Un pochino troppi turisti e negozi di souvenir per i miei gusti, ma non é proprio terribile. Il cielo é chiaro con un bel sole che riscalda i venti gradi. Ogni tanto un temporale mostruoso, ma passa presto. Uscendo dalla cinta delle mura finisco in quartieri più vecchi, case di legno, dove mi rendo conto di essere probabilmente l’unico non estone. L’architettura, le persone e la città mi ricorda molto la Finlandia (gli estoni appartengono allo stesso ceppo), ma si sente molto di più la Russia vicina. Come molti pensano le donne estoni sono a dir poco incredibili. Molto più belle in media delle finlandesi (ma questo non é difficile), ma indubbiamente una spanna sopra tutte le scandinave. Sarà l’influenza russa, il sangue misto, il fatto che si vestono bene, ma insomma, questa parte dell’esperienza non é male. Sugli uomini non posso dire molto, perché a parte qualche giovane vichingo niente male, la città sembra in mano esclusivamente al sesso femminile. Comunque, non é per questo che viaggio, ma per rinfrescare la mente dai pensieri. Quindi mi siedo su un promontorio a guardare il cielo pieno di nuvole veloci, prendo un caffè dove il giovane proprietario suona i Rolling Stones da un vinile di epoca sovietica, dormo quando ho sonno, mangio e bevo molto bene a prezzi bassissimi, e cammino tanto come sempre. A volte non é facile perdere di vista i pensieri, ma questo vento aiuta.

Un viaggio alla fine del mondo (terza ed ultima parte)

La seconda tappa é verso un villaggio russo ancora abitato e dove ancora estraggono carbone. Le Svalbard, anche se norvegesi, hanno uno stato speciale in cui quaranta paesi firmatari di un trattato negli anni 40, hanno la possibilità di aprire attività commerciali senza bisogno di visti. La città di Barensburg, fondata dall’unione sovietica, ha ancora molto di quell’epoca, e chi vive li, molti ucraini dell’est (russofoni) vivono in palazzi con molte cose in comune, mangiano alla mensa con una card della compagnia mineraria, ma poi possono tenersi i rubli non spesi alla fine del mese. Molti palazzi nuovi, insieme alla statua di Lenin più a nord del mondo. Troviamo una vecchia stamperia abbandonata in alcuni dei palazzi vecchi. All’intero macchine abbandonate, caratteri da stampa in cirillico. Fuori la vecchia mensa un dipinto in stile sovietico di un uomo che in russo dice più o meno che “tu che sei arrivato qui, quando te ne andrai non dimenticherai mai le bellezze dell’artico”, o qualcosa del genere 🙂 intorno l’ufficio postale più a nord del mondo ed anche una birreria, così possono farsi la loro birra (più a nord del mondo) senza dover pagare le tasse norvegesi sull’alcool (ovviamente hanno il permesso). Sulla montagna, da cui ancora oggi estraggono carbone, la stella rossa del comunismo ed una scritta sotto che i russo augura la pace tra i popoli. Dopo nove ore di viaggio in totale torniamo al villaggio, dove mi fermo in un pub locale a bere una birra ed a guardare le persone. Alcune le riconosco, erano in barca con me. Altri si fermano a parlare, molti svedesi che lavorano qui, turisti, scienziati. Qualcuno parla italiano. Io finisco la mia birra, e mi incammino su nella valle verso il mio albergo. Domani, si torna.

Un viaggio alla fine del mondo (parte seconda)

Mi sveglio domenica nella fine del mondo. Il sole é già alto ma sono appena le sette. Colazione di pane e formaggio e poi via verso la nave. Salpiamo per i fiordi. L’acqua é cristallina, ma profondissima. Il colore del cielo va dal l’azzurro quando esce il sole al piombo fuso quando si copre di nuvole. Intorno solo montagne brulle ed altissime, una volta c’erano miniere di carbone ovunque. Dopo un paio d’ore di navigazione accompagnati da uccelli e gabbiani, arriviamo nei pressi di un ghiacciaio enorme. Largo un chilometro, profondo 15 ed alto circa 600 metri, bianco ed azzurro. L’acqua si é fermata qui almeno mille anni fa, ed ora in estate piano si stacca. Nell’acqua mini icerbergs galleggiano nel mare artico. All’improvviso un rumore come di tuono nel cielo trasparente. É una piccola parete di ghiaccio che si stacca dalla parete e crolla nel mare. Raccogliamo con un cestello un pezzo di ghiaccio galleggiante, e lo usiamo per fare il ghiaccio. É di un colore trasparentissimo, e pieno di micro bolle d’aria. Non ho mai visto una cosa del genere. Non ha nessun sapere, nessun odore, é solo acqua purissima, gelida, trasparente. Continua…