Peasaggi Stoccolmesi

A volte ti fermi a guardare il mare. Una panchina alla fine di Djurgården, di fronte inizia l’arcipelago, le prime isole, sogni di libertá estive a contatto con la natura incontaminata. Che poi questa comprenda anche zecche portatrici di malattie infettive e bagni all’aperto lasciamo stare. Guardi il mare, le isole, e ti immagini la felicitá estiva di casette perse nel nulla. Bambini che giocano tranquili, e che si ricorderanno da grandi di questi anni come felici, spensierati, senza altre preoccupazioni. É come quando tu ti ricordi di quei giri in bicicletta in estate su una strada sterrata, avanti ed indietro. E di quella volta che tuo padre di convinse ad andare senza rotelline. Ognuno ha ricordi della propria vita, attimi di felicitá. Stoccolma, oggi, dopo quasi cinque ore di passeggiata e 18,4 km, il vento, e questo mare, che sbuca da ogni parte. A volte se ne sente quasi l’odore. Come se si fosse da un’altra parte. Abbiamo anche visto un airone, portare forse cibo su un nido, a circa due chilometri in linea d’aria dal centro. Questi paesaggi incantati, felici, ma che sembrano sempre portare dentro di se una felicitá rinviata, una vita non vissuta. Una panchina da sola sulla punta, un vecchietto seduto che guarda lontano. Intorno il silenzio, qualche gabbiano intorno. Lontano, punte di alberi verdi che puntano verso il cielo azzurrissimo. La bellezza della natura svedese é cosi struggente e malinconica da essere sempre un pochino triste. É come un tramonto lungo in una baia deserta. L’unica cosa che senti é il rumore dell’acqua sulla chiglia della barca. Il sole tramonterá pianissimo, lasciandoti tempo per pensare, troppo tempo.

Il cimitero nel bosco

A Stoccolma c’é un cimitero costruito negli anni ’20, che é addirittura considerato un patrimonio mondiale dell’Unesco (link). Uno potrebbe pensare che il motivo vero é che non c’é niente di meglio da queste parti, il che é vero in parte, ma lasciamo stare questi discorsi. Comunque era un bel po’ che si voleva andarlo a vedere e la bella giornata di ieri ha permesso questa passeggiata. Il complesso cimiteriale, che é anche il piú grande di Svezia, fu progettato da Asplund, famoso anche per altri edifici di Stoccolma, e secondo me riassume molto bene l’architettura dell’epoca, e forse ne trova una sua applicazione molto buona, appunto quella di un cimitero. Le linee dritte, precise, questo senso di tristezza enorme che gli edicifici modernisti danno quando applicati a caseggiati o quartieri, risulta invece fantastico se applicato ad un posto dedicato alle persone che non ci sono piú. Si entra dal’entrata principale e si vede questo edificio in lontananza, dal’apparenza di una fermata degli autobus di una qualunque periferia degradata, ma che crea con i suoi colonnati un effetto di luce ed ombra davvero impressionante. Per non parlare della statua al centro. Il vento che soffiava freddo e le nuvole veloci nel cielo azzurrissimo non facevano altro che acuire questo sentimento.

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Sulla sinistra una collina artificiale, che sale fino ad una piccola radura circondata da alberi spogli, al centro una tomba anonima dove qualcuno ha lasciato dei cuoricini e ricordi che i propri cari che non ci sono piú.

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Tutte le tombe sono in mezzo alla foresta, tantissime, riempiono l’intero spazio, ma si vedono poco. I grandi alberi le fanno ombra, pochi passi. Ogni tanto si vede una persona portare dei fiori, sono in genere persone anziane. Mentre i giovani passeggiano tendosi la mano, o un papá insegna ad un bambino ad andare in bicicletta in un prato lí vicino. All’improvviso nel bosco compare una cappella, sembra quasi una baita. Ricorda alcuni film dell’orrore americani. Silenzio intorno, tutto deserto. Al centro un angelo, dice la guida sia l’angelo della morte.

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É un posto sicuramente interessante, funzionale e ben funzionante, non urlato, cupo a tratti, estramamente malinconico e solitario. Mi ha ricordato tanto l’anima di questa nazione.

I peggiori bar di Stoccolma

Ed eccoci qui, in questo Aprile che mi ha portato solo una volta ad Istanbul, un aprile che sa tanto di novembre. Cielo grigio, pioggia mista a neve, una depressione totale. Per il resto si esce molto, e dovrei parlarvi di una serata in uno dei locali piú malfamati di Stoccolma, che poi sarebbe uno dei migliori di Caracas, insomma tutto é relativo. Una band di rockers etá media 60 anni suonava (o pensava di) i Beatles in un locale gestito da baristi mediorientali, e popolato principalmente da milfone di 50 anni alla ricerca del giovine con cui passare la serata. C’era anche un topone fuori, perché noi non ci facciamo mancare mai nulla. Intanto anche la tanto hipster Södermalm cambia, si aprono baretti fighetti, altri in cima a grattacieli, e tra un poco si vedranno anche in giro i ragazzi con i capelli impomatati e buttati all’indietro come nella posh Östermalm. Beh, a quel punto la trasformazione sará completa, e mi chiedo fino a quando il bar dei vecchietti rimarrá ancora aperto. La chiamano qui la “vecchia Södermalm”, chi sa se mancherá a molte persone.

Come quando fuori piove

C’é un cielo plumbeo sopra Stoccolma in questo momento, mentre solo pochi minuti fa nuvoloni di panna passano sulle guglie gemelle di Högalidkyrka. Le vedi da lontano, con i loro orologi puntati nelle quattro direzioni, e sai di essere di nuovo verso casa. Stamattina una tempesta di neve, il cielo grigio, il baltico quasi oscurato. Uno sguardo di intesa al semaforo mentre attraversi sotto la neve, e ti chiedi se fosse questa la primavera che tanto stavi aspettando.

Emirati

Ho speso le ultime due settimane viaggiando. Facendo due conti ho preso 7 aerei, dormito in 6 letti diversi, e tutto in circa 12 giorni. L’ultima tappa del viaggio, quella dei gradi di separazione, é stata a Dubai. Ci ero stato anche un anno fa, ma all’epoca era la fine di Aprile ed il caldo umido giá insopportabile. Adesso, invece, era piacevolissimo, con circa 25 gradi, sole splendente ed un venticello fresco la sera da doversi portare una giacchetta. Di questa cittá colpisce sempre l’immensitá, e strade enorme, gli alberghi incredibili, i centri commerciali immensi, le porzioni infinite nei ristoranti. Tutto grandissimo, altissimo, lussuoso, immenso. Tutta la cittá é costruita pensando alle auto, non ai pedoni. E c’é un consumismo sfrenato in alcuni momenti, la qual cosa fa molto pensare. Certo, finire una giornata di lavoro e sedersi in piscina guardando il sole che tramonta, é un piacere che puó capitare in pochi posti al mondo. L’acqua calda, il fondo azzurro di maioliche, vento dal mare. Metti un piede in acqua, ti accoglie. Chiudi gli occhi, ti stendi, e la giornata sembra quasi passata.