Sorella notte

Dopo un giorno di lavoro a Brussels, sono tornato a casa venerdi notte. Stoccolma mi ha atteso con un cielo terso e gelido. La luna alta nel cielo, le luci dell’autostrada che si riflettevano sui vetri del taxi scuro. Le case abbarricate sulle alture di Södermalm quando si attraversa il centralbron. Sembra tutto cosi calmo ed ovattato dai vetri di un taxi, la notte riposava, la cittá quasi dormiva, la sentivo come respirare. Oggi una bellissima giornata di sole, un cielo pulitissimo e blu, e poi il tramonto che ormai arriva sempre prima. Dopo una lunga camminata mi trovavo dalle parti del municipio, saranno state le 15:30. Il sole era diventato un’arancia sempre piú grande, e si avvicinava veloce alle guglie della chiesa di Högalid, dietro Södermalm. Lo ho guardato scendere, lasciandomi riscaldare dai raggi rossi, che illuminavano di arancione il piazzala. In giro qualche turista, due ragazze ferme a parlare su una panchina. Davanti il lago, blu, di un blu cosi intenso che mi era venuta quasi voglia di farmi un bagno. Se non fosse che eravamo vicini agli zero gradi.

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Poi é scesa la notte, e mi sono ritrovato in un caffé a guardare dalla finestra le persone passare, e poi le via di Söder che si illuminavano. Le persone andavano e tornavano, i negozi iniziavano a chiudere, ed ho scoperto che mi mancava la notte. Mi piaceva guardare le strade piene di macchine, le insegne al neon, le pubblicitá dei cinema, i chioschi che vendevano salsicce con i panini. Era tanto che non vedevo cosi Stoccolma in una notte gelida. L’aria trasparente, gli occhi si chiudono e si vedono, o forse immaginano, cose che altrimenti non avresti mai potuto vedere. E ti ho tanto aspettato notte, luci della cittá. Mi sono sentito come abbracciato da questo brulicare di vita, ed ho pensato che andava bene cosi.

Tra due paesi

Ancora riunioni ad Amsterdam. Dopo 6 giorni nello stesso albergo mi sembrava come se ci fossi quasi nato lí dentro. Colazione, riunione, pranzo, riunione, lavoro, cena e poi si ricomincia da capo. Finalmente oggi pomeriggio un pochino d’aria, ed allora si va verso sud. Non é la prima volta che lo faccio, ma é sempre impressionante partire dal centro dell’Olanda, attraversare campi piatti, canali, poca nebbia, autostrade a quattro corsie, e poi trovarsi in Belgio. Il traffico é sempre molto pesante da queste parti, tantissimi si spostano in auto, e date le brevi distanze, a volte fanno i pendolari per 2-300 km. Aggiungici l’abitudine di dare l’auto aziendale, e ti trovi tutte le autostrade bloccate nell’ora di punta. Qui piove, il cielo é nero e vedo in lontananza le luci della macchine incollonnate sull’autostrada. Vivo di non luoghi.

Nebbia al mattino

Mi sveglio questa mattina un pochino più tardi del solito, oggi riunione solo alle 10… apro la tenda e non si vede assolutamente nulla. Solo nebbia nella
mattina, i profilo dei palazzi si intravedevano appena. Sulla strada qualche bici usciva dal grigio come un fantasma, un rumore di ferro, poi una luce soffusa e poi un soffio di vento. E passavano via.

Il fine settimana delle periferie

Venerdi pomeriggio, mentre tutti smettevano di lavorare, io mi sono invece avviato verso un nuovo viaggio di lavoro. In aeroporto vedevo gli uomini d’affari un pochino sfatti per la settimana, con le valigie piene, i vestiti un pochino sgualciti, pronti per tornare a casa. Io invece partivo. Forse aveva ragione mia nonna quando mi diceva che ero uno “spirito di contraddizione”. In ogni modo atterro venerdi sera e da lí verso una periferia industriale. Il cielo grigio, i palazzoni di fronti e qualche canali. Grandi edicifici tutti in vetro, uffici. Le luci rimaste accese nel fine settimana illuminano scrivanie vuote e sedie lasciate un poco di sbieco dagli impiegati che si sono alzati per andare via. Sono da due giorni in riunione dalle 8 del mattino fino a sera. Solo ieri per fortuna sono riuscito a fare un bel giro in cittá. C’erano le giostre, i ragazzi urlavano e tenevano per la mano ragazzine di poco piú piccole. Le giostre, i colori, le urla, la musica tecno. Intanto é domenica sera. La periferia vista da queste finestre é di un nero incredibilmente cupo, poche macchine, un tempo che minaccia pioggia. Domani, come ogni lunedi, tutti questi uffici si riempiranno di persone.

Equilibrio precario

Ho scritto e riscritto questo post almeno due volte, prima di iniziare cosi, senza nemmeno pensarci. Sono troppe ore che resto incollato a questi vetri troppo lisci, a guardare la pioggia che continua a cadere. Stoccolma da qui appare oscura, immersa in tenebre che sembrano non avere fine. Le strade deserte, poche macchine per strada. Volendo si puó vivere un’intera vita all’interno in questo periodo. La macchina in garage con l’ascensore interno, via fino al supermercato con parcheggio sottoterra, non serve nemmeno la giacca. Si entra dentro e trovi tutto quello che ti serve, per passare da un interno ad un altro interno. E ti accorgi di esserti costruito una serie di sicurezze fatte anche dal cibo che mangi, dai menu che si ripetono, dalla sicurezza con cui vai sempre negli stessi scaffali. Poi una sera decidi di prendere un’altra strada, e trovi lí fuori un mondo che ti aspetta, fosse solo anche fatto di scaffali del supermercato. E chi sa, forse sono quelli di qualcun altro, che anche lui ha trovato il suo equilibrio altrove. Ci si abitua al silenzio, al buio, a queste ombre lunghe. E ci sembrano normali, come se tutto questo potesse in qualche modo farci trovare un equilibrio. Ma il mondo non é in equilibrio, continua a muoversi come su una bilancia a cui aggiungi sempre nuovi pesi da una parte e poi dall’altra. É in continuo movimento. Ed a volte trovi la felicitá solo nel momento in cui pensi di averla sistemata. Poi si sposta di nuovo, e si ricomincia tutto da capo. Fino a quando un giorno la lasci andare quella bilancia, e ti accorgi di essere come quello che quando gli indicavano la luna, guardava il dito.

Turista per caso

Non sono tanto abituato a girare per Copenhagen da turista, visto che sono venuto qui per lavoro per quasi tre anni di seguito. Ma mi rendo conto che riconosco molto bene i posti e mi oriento anche bene. La giornata ha offerto tanto vento, ma anche un sole che faceva capolino tra nuvole grigie sfilacciate. Questo mare del nord, grigio come il piombo ad accompagnare i pensieri. E ti rendi conto di quanto ti piacciano le città. Cenare da un orientale di alta classe nel quartiere residenziale mostrato da un collega qualche anno fa, pranzo con sushi e poi fermarsi nella pasticceria più buona di Copenhagen. Li dove anche se non hai fame devi fermarti ogni volta per una pasta gigante. E poi persone di ogni tipo, un caffè nel negozio arredato come il salotto della nonna, trovarsi senza saperlo al cambio delle guardie, sedersi su una panchina e vedere il mondo passare. E le luci che piano si accendono, il buio che arriva e questa città che non è sempre buia, per essere più hyggelig (se si scrive così).

Copenhagen

Ci mancavo da quasi nove mesi. Che strano tornare in un posto dove sei stato tantissime volte, e ritrovare le strade, il tuo,ristorante preferito, le luci, la lingua. La capitale danese è come al solito buia, quasi oscura e piena di vento. Le strade sono come sempre invase da biciclette, i ristoranti sempre pieni e le persone così diverse dagli svedesi. E ti accorgi chela vita continua a scorrere anche quando tu te ne vai, che il mondo è un insieme di atomi che si muovono indipendentemente. Ed ogni tanto si incontrano per fare qualche passettino insieme.