Di un viaggio in Italia

Sabato mattina, sveglia all’alba. Questo sole precoce lungo l’autostrada mi ha ricordato tempi passati, in cui anche i giorni mi sembravano più facili, e la felicità qualcosa a portata di mano. Un aereo mi porta a Milano, dove ho passato il fine settimana in compagnia di una parte della mia famiglia. Un primo giorno inondato di luce e caldo, le vigne ed i fiori lungo il lago di Garda, l’aperitivo a pochi euro, una certa socialità che manca completamente in altre parti del mondo. Certo, é anche questa la causa di tanti problemi. Una società in cui non esiste l’anima é una società perfetta. Ma forse siamo comunque troppo umani per accettare la perfezione. In ogni modo, in Italia vedo ovviamente anche la mentalità menefreghista, il maschilismo imperante, una burocrazia baroccheggiante. Di cosa abbiamo bisogno per essere felici? É una domanda a cui ognuno ha probabilmente una risposta diversa. Qualcuno che legge questo blog si meraviglierà, ma sono diventato una persona più allegra ultimamente. Sarà forse perché vedo come siamo tutti atomi, come alla fine anche il toccarsi é un’illusione data da elettroni che si avvicinano per respingersi. Ma forse anche per questo, val la pena di essere felici. Il mio augurio é ognuno porti il suo sorriso dove si vuole. Perché vivere senza sorriso, o lontano dal proprio cuore, no. Non ne vale la pena.

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Dolce far niente

Cosa dire di questi giorni di Pasqua? Che certamente sono riuscito finalmente a riposarmi, mi sembra come se fossero secoli in cui non facevo quasi nulla e non mi prendevo cura solo di me stesso. Complici delle giornate estive a quasi 20 gradi, grandi giri in bicicletta per le strade deserte di Stoccolma, passeggiate lungo il lago, riposo, la seconda puntata dell’ultima serie di Mad Man ed una maratona di film di Tarantino. Tra l’altro eccezionale, mi sorprendo di come non lo abbia scoperto prima. A volte valuto sempre troppo poco il valore del non far nulla.

Una piccola preghiera per te

Una serata di primavera, i cieli del nord sono pieni di nuvole bianche. Nelle orecchie Areta Franklin canta “a little pray for you”, le cuffie silenziano il rumore dei motori, e sono qui, in mezzo al mare del Nord, a pesare ogni mio pensiero. Le serate si allungano, lo vedo da questi tramonti lunghissimi. Londra era pieni di alberi in fiore, peschi, ciliegi. Il silenzio di questo aereo é rotto a tratti dai leggeri cambi di rotta. A casa mi aspettano i riflessi dorati del lago, le guglie lontane del municipio di Stoccolma, questa perfezione che guardo la mattina dalle mie finestre. Si avvicinano giorni di festa, di riposo e forse per questo pieni ancora di più di pensieri. A volte basterebbe un poco di leggerezza, per guardare avanti e smettere un attimo di pensare.

Due giorni a Leiden

Lascio Parigi giá mercoledi sera. In un pomeriggio indondato di sole sorvoliamo la Francia del nord, poi il Belgio, ed in meno di un’ora atterriamo ad Amsterdam. In un cielo chiarissimo l’aereo passa al tramonto sulla cittá. Si vedono i canali, tutti concentrici, fino alla stazione ed al mare del nord.

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In un pomeriggio di luce diffusa, il treno passa tra campi colorati di fiori, fino a Leiden. IMG_4746

Qui rimango per altri due giorni, tra riunioni, presentazioni e tanto altro, per poi tornare a Stoccolma venerdi sera. La piccola cittá universitaria olandese, che poi conosco fin troppo bene, é come al solita piena di vita, persone che escono a bere una birra o un bicchiere di vino, le biciclette ovunque, i canali, questo senso di libertá, di giovinezza e di primavera alle porte.

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Anche Stoccolma, per quanto piú fredda come sempre, apre le porte alla breve bella stagione. I mesi tornano insieme ai ricordi di anni passati, il sole tramonta sempre piú tardi, ed una nuova primavera attende l’arrivo di noi esseri umani.

La scoperta della primavera a Parigi

Ieri pomeriggio lascio una Stoccolma grigia e piovigginosa e fredda. Chiudo gli occhi per circa due ore e mi assale una luce intensa, calda, il cielo azzurro. Parigi é inondata di luce, di alberi in fiore, di profumi. Come al sempre donne incantevoli e ben vestite camminano per i grandi boulevards lasciandosi dietro scie di profumo, persone di tutte le razze corrono per le strade, negozi aperti a tutte le ore del giorno. Mendicanti, persone povere agli angoli della metropolitana, tanto traffico, tantissima vita. Anche la papille gustative, finanche nell’albergo internazionle, sembrano come riaprisi a sapori quasi dimenticati. La sera vado a trovare una vecchia amica appena trasferitasi in Francia. E cosi da 27 su 30 della mia classe di laura che vivono all’estero adesso siamo a 28. Le é nata una bella bambina di 5 mesi, ed in Francia trova un lavoro ben pagato, asili nidi, aiuti per i genitori. Da quanto capisco le cose non funzionano come un orologio svizzero come in Svezia, ma non credo ce ne sia bisogno, quando poi hai tutta questa bellezza intorno. Certo, se non funzionasse nulla come in altri posti, del buon cibo non te ne fai niente, ma penso ci siano delle vie di mezzo. Intanto la sera passa a bere champagne e kir royale fino a mezzanotte. Tutti i bar aperti, persone di tutte le etá a godersi la vita, la primavera che arriva. Ed il giorno dopo sono riunioni. Ma questa é un’altra storia.

A volte é strano come si trovino le cose

Dopo un paio di giorni a Brussels con temperature tropicali (per il Belgio) e sole, sono tornato a Stoccolma, e la prima cosa che ho fatto é stata vedere l’ultima puntata di “How I met your mother”, che é finito dopo nove anni. Per i lettori, attenzione questo é uno spoiler del finale. Non leggete se non lo avete visto. É stato molto toccante, e devo dire anche molto ben fatto. Ted, il protagonista della serie, alla fine, per un incrocio di destini, incontra la donna della sua vita, e mentre si parlano per la prima volta sotto l’ombrello giallo mentre piove, lei dice “A volte é strano come si trovino le cose”. E qui, secondo me, sta tanto della magia di questa vita. Se non si prova, non si lascia il sicuro, il sentiero battuto, la sicurezza, non potranno mai succedere cose. Lei morirá dieci anni dopo, probabilmente di tumore, ed anche in questo sta la dolcezza del finale. Nell’ottava serie Ted dice ai figli che se avesse saputo che lei abitava a pochi isolati da lui, sarebbe corso a casa sua, e le avrebbe detto che tra 45 giorni si sarebbero incontrati, e si sarebbero amati, fatto dei figli. E che avrebbe dato qualunque cosa per avere anche solo altri 45 giorni in piú con lei. Ma la vita é un pochino cosi, e quindi ogni cosa che ci capita, ogni occasione, va spesso presa. Alla fine Ted va sotto casa di Robin, l’altra protagonista, che dopo aver avuto successa é sola con i suoi cani, ma sembra anche cambiata, come invecchiata. La moglie é morta da sei anni. Ed allora lui é lí sotto come nella prima serie, lei si affaccia, e sai giá che le cose sono diverse. Perché a volte bisogna passare attraverso gironi danteschi per ritrovarsi, per capire, per poter riprendere dove si era lasciati. O solo per iniziare di nuovo.