Mine vaganti

Ieri sera sono andato a vedere questo film a Stoccolma, e come al solito mi sono venute delle riflessioni. Il film mi é piaciuto molto devo dire, come poi tutti i film di Özpetek. Quello su cui poi ho riflettuto é che c'é una cosa che mi manca dell'Italia. Ed é quel senso di umanesimo, quelle case e borghi incantevoli, i caratteri forti, che altrove invece non ho trovato. Certo, non abiterei in quel posto penso per nessuna cosa al mondo, ma non é male ogni tanto ritrovare una mancanza, come un senso di una bellezza perduta, che non potrai mai piú ritrovare.

Ed uscimmo a riveder le stelle

Anche ieri sera tornavo molto tardi da Stoccolma, ma quello che mi ha colpito questa volta é stato arrivare verso mezzanotte ad Uppsala al buio. Le luci della stazione accese, i lampioni delle piste ciclabili, e qualche stella in cielo. Il mondo si é mosso di nuovo, l'estate volge verso la fine, e torna il buio. Anche oggi é molto grigio, sembra voler piovere. Un mondo che si é fermato per piú di un mese sembra voler ripartire. intanto cose nuove succedono, e si avvicina la fine di tutto, come ho scritto in un altro post qualche tempo fa. Perché poi tutto ricominci da capo.

La descrizione di un attimo

Sono appena tornato da Stoccolma, tardissimo, dopo una lunga giornata in giro a fare vari servizi dopo il lavoro. É tornato a fare caldissimo, anche se si preannunciano di nuovo temporali per i prossimi giorni, e quindi non é stato proprio piacevolissimo camminare sotto il sole nell'aria umida di questa strana estate svedese. Ad un certo punto, comunque, il tramonto si é colorato di tutte le sfumature del rosso ed il cielo si é riempito di mongolfiere. Me ne sono rimasto li, sul ponte che unisce Gamla Stan (la cittá vecchia) a Söder, a guardare il mare muoversi lento, i gabbiani volavano in alto, ed il sole scendeva dietro le guglie di Kungsholmen, che svettavano nere nell'aria del tramonto.

Il senso del gatto per il mare

Ieri ed oggi sono stato a Stoccolma, per un fine settimana che aspettavo da tempo. In pratica mi sono iscritto ad un corso intenso di vela. Due giorni in una baia dell'arcipelago fuori Stoccolma, a cazzare la randa etc… La cosa piú complicata é che tutto il corso era in svedese, quindi ho cercato di imparare i termini marinareschi in svedese, e piú o meno ce la si puó fare. Anche se non capivo proprio tutto. In ogni modo é un'esperienza fantastica, sentire la barca che scorre silenziosa sull'acqua mentre in alto il vento gonfiava la vela. E poi appena si prende il vento la barca si alza su un lato, quasi in diagonale, ed inizia ad andare sempre piú veloce. Abbiamo provato diverse manovre, cambi di rotta, etc… ed é davvero bellissimo sapere che anche se hai scelto un obiettivo per la tua rotta, non ci puoi andare dritto, ma devi usare il vento di quel momento per andare dove vuoi andare. Alla fine oggi pomeriggio siamo anche usciti da soli, con l'istruttore che seguiva da lontano con una barca a motore. Una sensazione quasi da altri tempi, ma anche un continuo stimolo alle abilitá di calcolo, uno sport molto razionale, quasi matematico. Adesso sono finalmente a casa, stanchissimo, e mi sembra ancora di ondeggiare un poco, ma consiglio davvero a tutti di provare almeno per una volta. Troverete le barche a motore quasi offensive… (ma comode).

La fine di un'era

Tutto finisce, eppure l'energia non si perde o si distrugge, ma cambia forma. La vita ha cicli che anche se stupendi devono essere chiusi prima o poi, altrimenti non si potrebbe andare avanti. A questo pensavo stasera mentre passeggiavo tra le vie tranquille di Uppsala, mentre finalmente il caldo lasciava il posto ad un poco di fresco serale. Guardo queste strade, queste case e le sento cosi parte della mia vita, del mio essere. Eppure so che rimanere qui sarebbe come finire in una prigione dorata. Ho bisogno di cambiamento, di andare avanti. Perché solo andando avanti ti puoi poi guardare indietro, e sentire quella dolce nostalgia.

Mi sono quasi indignato

Pensavo di essere ormai praticamente immune alle aberrazioni italiane, e ci sono molto vicino devo dire la veritá. Peró questa sera sono ancora riuscito ad indignarmi leggendo questa cosa (link). Chi sa come mai a me ed a nessuno dei miei amici che é diventato negli anni ricercatore / professore / manager / topo di laboratorio non é mai stata offerta una cattedra dopo tre anni di universitá. Secondo me perché in fondo, come la scienza dimostra, l'intelligenza dipende dal DNA e dai soldi dei genitori, mica da quello che uno sa fare nella vita.

La ragazza mescolava birra chiara e seven-up

Mi dico sempre che se ho un sogno devo inseguirlo, prenderlo, non aver paura di niente ed andare per la mia strada. E cosi ho vissuto questi ultimi 5 anni intensi, quasi sempre di corsa, senza dare spazio ad altro che non sia la mia realizzazione, le mie idee, i miei sentimenti. A volte mi chiedo se invece non valga la pena ogni tanto fermarsi, e guardare il mondo passare dalle vetrine di un caffé all'aperto.