Una macchina veloce

Quando ero adolescente sognavo di andare via. Mi guardavo nella mia cameretta affacciata sulla periferia, ed allora sognavo di trasferirmi in Australia, di vedere il Pacifico, di conoscere persone da tutti gli angoli della terra. Due giorni fa, mentre tornavo a Stoccolma su un volo molto affollato e tremendamente in ritardo, mi é capitata la canzone “fast car” sull’iPhone. Ed ho pensato che di post su questa canzone ne ho giá scritti in passato. Eppure eccomi ancora lí, a sognare di una macchina veloce che mi portasse via. Oggi, giornata di sole splendente su Stoccolma, mi sono ricordato di questa cosa mentre guidavo sull’autostrada. Pochissime macchine, quasi tutti sono ancora in vacanza, ed io che apro il finestrino e sento il vento fresco passarmi sulla pelle, i capelli mossi dal vento. Intorno mi appariva Stoccolma, il lago da una parte ed il mare dall’altra. E come in un attimo sono tornato a quel ragazzo che sognava di andare via su una macchina veloce alla scoperta del mondo. Era proprio questo quello che volevo? Era questa macchina che cercavo, oppure manca sempre qualcosa? E se fosse meglio cosi? Intanto una campana di una chiesa suona lontana, succede raramente qui in Svezia. I treni continuano a passare, le ragazze a fare jogging vicino al lago, ed io qui a guardare il mondo. Chi sa quanti siamo a sognare macchine che ci portino via, chi sa quanti poi lo fanno davvero.

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La luna rossa

E quante lune rosse sono scese dietro il
mare nella mia vita. Anche stasera, da un terrazzo appeso nel silenzio, ne è apparsa un’altra. Piano, lentamente, è scesa verso le montagne, fino ad immergersi nel mare. Pian piano, mentre scendeva, il colore si è tramutato dall’arancio fino al rosso, per poi sparire. Eppure, non mi sembrava una come tante altre. Sarà che non vedevo la luna rossa forse da qualche anno, ma l’ho guardata come sorpreso, come se avessi dimenticato come era fatta.

Il cielo della periferia

Ieri sera un cielo rosso si incuneava tra i palazzi della periferia. Era una di quelle sere che ho Vito tante volte. Caldo, le persone in canottiera fuori ai balconi, le televisioni accese lontane, urla di ragazzi per strada, motorini. E poi questo cielo rosso, riflesso di mille luci, diossina, inquinamento, il male che quasi esce dalla terra. Ricordo tante sere da adolescente a guardare quello spicchio di cielo, abbracciato da antenne televisive, oscurato da nuvole, sporco di suoni. E mi immaginavo le vite degli altri, e dove mi avrebbe condotto la mia. Di posti ne ho visti, persone incontrate, cose fatte. Ed a volte mi sorprendo ad essere quel ragazzo che guardava il cielo della periferia, quando ho il ricordo di tanti cieli nella mia mente.

Un posto dove tornare

Seduto a guardare il mare nel sogno mediterraneo. Ieri sera, vicino ad un
pontile di legno, guardavo un sole rosso come un’arancia scendere dietro Ischia. Il mare che si muoveva, le ombre lontane dei pescatori, solo un vento caldo ad interrompere il rumore dei grilli. Ho pensato molto a tutti i posti in cui sono stato, alla vita vissuta, ai viaggi, e mi sono reso conto di una cosa che mi manca. Non ho un posto dove tornare.

Un luglio in giro

Sono passati sei giorni dal mio ultimo post qui su. Noto comunque che sempre un alto numero di persone visita il mio blog tutti i giorni, interessante. In ogni modo, dopo Basilea la settimana scorsa, sono volato a Roma venerdì pomeriggio. Un fine settimana romano era quello che ci voleva, anche se il caldo si è fatto parecchio sentire. Una visita ai musei vaticani e poi la sorpresa di trovare Castel Sant’Angelo aperto di notte. Per la prima volta sono riuscito ad entrare in questo monumento, e siamo saliti fino all’angelo. È una bella cosa avere un angelo che ti guarda dal cielo, come a sovrastare la città. E lo dico al di fuori di ogni ottica religiosa, di cui mi interesso molto poco. Ma come a Berlino nel centro dei giardini ti trovi questo angelo gigante, così a Roma fa un certo effetto, ha un che di molto evocativo. Dopo il fine settimana sono venuto a Napoli, dove trascorro qualche giorno. Ora sono seduto sul balcone, guardo le signore d fronte fare i servizi in casa, andare a fare la spesa ed i bambini giocare. La sera fuochi d’artificio illuminano la periferia napoletana, uno strano odore permea l’aria. Sarà mondezzai bruciata, o solo il caldo, ma il tutto mi dà sempre l’idea della fine del mondo. Guardi queste distese infinite di case, campi ormai non più coltivati e da nessuna parte si vede il mare. Solo le luci dell’asse mediano in lontananza, qualche centro commerciale ed i guaglioni che si rincorrono in motorino urlando. Non è cambiato poi molto.

Differenze

Seduto qui all’aeroporto di Basilea, guardo i confini d’Europa che si mischiano tra loro. Ad un angolo sei ancora in Svizzera, poi attraversi una porta e sei in Francia. Se prendessi un auto e farei 5-10 minuti sarei invece in Germania. Per una volta volo con Easyjet, quindi non una compagnia di linea. Il terminal usato da quest’ultima sembra il parcheggio degli autobus, sporco, piccolissimo, senza bagni, nessun segno di wi-fi e senza aria condizionata. Allora ho preso e mi sono trasferito a quello della Swiss. Bagni grandi e puliti, qualche bar, internet e soprattutto tanta aria condizionata, che con questo caldo ci voleva proprio. E tra un poco si riparte, per nuove avventure.

Come in una cartolina

Il treno è partito puntualissimo dalla stazione, così come ci si poteva immaginare. Appena atterrato, invece, non sono riuscito a prendere la prima coincidenza, le porte si sono chiuse mentre arrivavo. Faceva molto “sliding doors” devo dire. Adesso guardo dal finestrino ed attraverso boschi che si alternano a fiumi veloci, pieni di rapide. Tutto intorno alle valli montagne alte, casette con i campanili ed erba verdissima. Ovviamente non possono mancare le mucche in questa nazione, ed ora vedo se trovo anche Heidi, non si sa mai.