Racconti dal Cairo

Cosa é successo nelle ultime settimane? Un poco di tutto, un poco di niente. Mi rendo conto che sempre meno persone scrivono sui blog, eppure alcuni sono ancora qui, ancora tanti leggono, chi sa chi sono, chi sa cosa fanno. Sempre troppe domande nella mia testa. Avrei tante cose da scrivere, tanti posti visti, tante esperienze. Ormai la Svezia sembra quasi una realtá lontana tante vite. Mantengo un cordone attaccato, e poi mi spargo per il mondo. Nuovi lavori, nuove avventure. Passo la maggior parte dei miei giorni in un ufficio assolato, circondato da un’umanitá polverosa, strade disfatte, persone e macchine ovunque, rumore di clacson ad ogni del giorno e della notte. Lavoro quasi 11-12 ore al giorno, torno in un albergo circondato da muri alti e militari armati, e tutto sembra normale. Ormai mi conoscono, mi chiamano dottore e mi salutano. Un passaggio sotto il metal detector e sei in un altro universo. Fuori dalla cittá enormi compounds dove i ricchi vivono nel lusso, belle macchine, case un poco kitch per il mio gusto, ma va bene cosi. Erba ben tagliata e verde nel mezzo del deserto. Il centro é vicino ma lontanissimo per il traffico, scorre un fiume immenso che ho visto una volta in due mesi, si mangia tantissimo, quasi come se no ci fosse un domani. I colleghi salutano la mattina, quasi non ci ero piú abituato. Ho il mio ufficio grande che da su un vicolo. La signora di fronte spande i panni e cucina dalla mattina alla sera, dovrei fare amicizia. Esco poco, e quando lo faccio in genere la direzione é l’aeroporto, verso una nuova riunione, un nuovo viaggio. Tre- quattro ore di aereo come a prendere un autobus. I controlli, la burocrazia, il caldo a volte soffocante. La sera, invece, scende il fresco e puoi stare all’aperto senza grossi problemi. A volte mi siedo sul balcone che dá su un mare enorme di tetti marroni, case fino a perdita d’occhio, nemmeno un albero in lontananza. Il colore dominante é l’ocra, entra negli occhi con il profumo della scisciá ed i tubi di scappamento di auto vecchie trent’anni. Cinque volte al giorno il muezzin invoca alla preghiera, lo sta facendo anche adesso. Le donne portano turbanti colorati, e le cristiane girano come se fosse Europa. Ragazzi giovani ovunque, lunghi turbanti e barbe, un misto di umanitá persa nel caos.

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2 thoughts on “Racconti dal Cairo

  1. “I colleghi salutano la mattina, quasi non ci ero piú abituato.” ti va di spiegare meglio questo aspetto della Svezia. Non è la prima volta che lo sento dire.. idem in Inghilterra.. sembra quasi disturbare quando si dice buongiorno al mattino o bye la sera

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