Un giorno al mare

Il treni proiettile, come lo chiamno in Giappone, lascia la stazione silenzioso ed attraversa valli, campi di riso e fabbriche lasciandosele dietro in pochi istanti. Il paesaggio sfila come in un viaggio nello spazio tempo lasciando scie di luce, e poi si arriva al mar del Giappone. Qui un lento treno locale passa attraverso la costa, il mare, le spiagge ancora deserte, il mare d’inverno é anche qui un film in bianco e nero visto alla tv. Poche persone, qualche vecchietto che mi sorride e tenta di parlare, ma ovviamente in giapponese. Una stazioncina in un villaggio sul mare, due passi ed arrivo in un ryokan che ha circa centocinquanta anni. Una signora in kimono dall’età indefinita mi saluta in inglese e mi porta in una stanza con le pareti scorrevoli di carta, un letto per terra sul bambù ed un balconcino sul cortile interno. Qui la vita scorre lenta, un caffè ed un assaggio di sushi, una spiaggia lunghissima dove papà insegnato ai bambini a pescare, barche a vela in lontananza, il cielo è cosparso di nuvole  he inframmezzano il cielo, c’é tempo per inalare la salsedine ed il rumore del mare. Lavorare, lavorare, lavorare… preferisco il rumore del mare.

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