Era un bel mattino di agosto

Dopo circa due ore di pioggia torrenziale il sole esce e fa capolino tra le nuvole sulla stazione. Al parco della pace leggo che la stessa cosa successe quel mattino d’estate del 1945. L’obiettivo primario era un altro, poi nuvole e virata verso sud. Anche qui nuvole, e mentre stavano per tornare indietro il apre il cielo, un buco nella valle e via la bomba cade. Così come in quel bel giorno d’estate, mi trovo a passeggiare proprio lì dove è l’epicentro della seconda bomba, che ora è un parco bellissimo, e ciliegi ancora in fiore profumano l’aria. Da qui su, un poco più a nord del centro, si vede chiaramente la vallata di Nagasaki, questo bel porto naturale che era l’unica città aperta agli occidentali per secoli. Da questo punto una nube radioattiva ed incandescente distrusse tutto, in secondi e minuti di terrore. Più che le atroci foto nel museo, i resti di edifici in metallo piegati in due dalla bomba, mi sorprende questa pace, questa bellezza che ritorna. I vecchietti che passeggiano nel parco, un ristorante aperto li all’angola, il tram che passa lento più giù con il suo rumore di ferro sui binari. 

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