Cinque aerei in cinque giorni

Questo lungo viaggio inizia venerdi mattina, quando la cittá ancora dorme. Una doccia veloce sotto il getto forte e caldo che cade dal soffitto, i capelli che si asciugano velocemente con il phon, le valigie giá pronte come al solito nell’ingresso, un taxi fuori la porta. Il volo oltre l’oceano é silenzioso e comfortevole, alle 12:00 ora locale sono giá a New York, dove la fila piú corta della storia mi fa entrare negli USA in pochi minuti. Tempo di riunioni, e sono di nuovo in aeroporto. C’é un volo precedente al mio libero, e mi infilano lí. Anche qui nessuno ai controlli di sicurezza, passo in meno di due minuti. Un piccolo aereo ad elica vola sopra il cielo del Nord America, fino al lago Ontario. Atterro al piccolo city airport di Toronto, che si trova un’isola a poca distanza dalla terra ferma. Si prende un traghetto per arrivare in cittá e sei quasi in centro. Un tassista di origini eritree mi racconta dei suoi ultimi 30 anni in Canada, del padre che aveva vissuto in Italia, della vita. Il fine settimana passa e domenica pomeriggio, in un cielo freddo e limpido come solo certi cieli del nord del mondo possono essere, riparto per New York, affitto con notevoli problemi un’auto data la pochissima professionalitá degli addetti locali (ma ci siamo abituati), e guido verso sud. Tra grandi autostrade americane non troppo affollate arrivo a Philadelphia in serata, dove crollo su un letto alto e morbido. Il mattino seguente vado ad un mercato di fronte all’albergo, e finalmente mangio dopo quasi 24 ore una robusta colazione circondato da poliziotti che bevono caffé e parlano, un vecchio che beve la sua birra e persone che vanno e vengono in questo turbine di vita che sono gli Stati Uniti. Due giorni di riunioni intense in una Philadephia spazzata da un vento gelido, e si riparte. Ancora auto, autostrada, pioggia e cielo scuro fino a New York. L’aereo parte con un poco di ritardo per Zurigo martedi notte. Io arrivo al mio posto, indosso la mascherina ed i tappi per le orecchie, reclino il letto e mi risveglio direttamente quando stiamo sorvolando Basilea. Controllo passaporti, e come al solito mi sento in colpa per passare cosi, senza un pensiero, quando una stessa persona come me, solo perché nata nel restante 70% del mondo, non potrebbe passare. Sono di nuovo in Europa. Altre tre ore di viaggio ed atterro in una Atene piovosa ma non fredda, di cielo grigio e traffico. Oggi altra giornata di riunioni, telefonate, emails. Fermo nell’albergo guardo fuori la pioggia scendere leggera e poi a tratti pesante, le luci di Natale per le strade, ed ancora qualche email da scrivere.

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