Alcuni giorni a Tehran

Il traffico di Tehran fa sembrare Napoli o Istanbul come due sonnacchiose città di provincia svedesi. Non esiste nessuna regola, ognuno guida come gli pare, alla velocità che ritiene più appropriata, e soprattutto cercando di schivare i pedoni che attraversano la strada in ogni momento. Mi sembra quasi ci sia una gara a non farli passare. Nessuno, assolutamente nessuno a parte poche anime pie rallentano quando qualcuno attraversa, che ci siano le strisce o meno. Noto che, nella maggioranza degli incroci, hanno completamente abbandonato l’idea dei semafori, che sono sempre sul giallo. Devo però dire che, nei pochi casi in cui questi funzionano, si fermano tutti. La cosa che colpisce é la quantità enorme di persone, lo smog, il traffico che blocca qualunque cosa. Negozi, bazar, persone, tutto é un continuo movimento, senza sosta. Ovviamente salta subito all’occhio come tutte le donne debbano portare il velo, ed una tunica che le copre sino a metà gamba. Donne e ragazze bellissime, dai tratti mediorientali, camminano nelle strade con veli colorati all’ultima moda, scarpe con i tacchi, trench colorati. Ognuno reinterpretata le regole come può. Anche qui, come ovunque, i vestiti fanno la differenza di classe, e donne più povere avvolte in lunghi teli neri, fanno da contrasto a donne d’affari in vestiti costosi, veli ricamati che lasciano scoperti gran parte dei capelli. Tutte truccatissime. Noto per strada come ci siano tante ragazze con il naso rifatto, o con il bendaggio di una operazione recente. Mi si dice sia l’ultima moda in Iran in fatto di bellezza femminile. Anche gli uomini hanno alcune imposizioni, come la mancanza della cravatta, che é vista dal governo come un qualcosa di occidentale, e per la maggioranza hanno vestiti sui colori del marrone con il colletto aperto. Gli uomini sono in genere più scuri di pelle, con tratti che ricordano lontanamente il sub-continente indiano. Le donne hanno la carnagione chiara, gli occhi dall’azzurro al verde al marrone, e questi tratti persiani che le rendono assolutamente bellissime.

L’ospitalità é incredibile. Non mi lasciano solo un momento, anche se mi sento molto al sicuro. L’isolamento della nazione negli ultimi trentacinque anni, ha fatto in modo che ci siano pochissimi stranieri in giro. Quindi più che ostilità, sento un enorme senso di curiosità da parte di tutti quelli che incontro, anche se pochissimi, quasi nessuno, parla inglese. Mi danno il benvenuto, mi chiedono di parlare bene della loro nazione quando vado via. Manca completamente lo spazio personale. Tutti ti guardano negli occhi, ti toccano, ti spingono, si fermano a parlare, ovviamente in persiano.

Internet é bloccato in molte applicazioni e pagine. Non posso nemmeno leggere i giornali italiani, ed ovviamente men che meno quelli inglesi. É difficilissimo trovare un wi-fi libero, l’albergo ti prende il passaporto quando arrivi per creare un database degli stranieri, ed addirittura in tutti i musei che visito segnano la nazionalità dei visitatori per controllare. A causa delle sanzioni nessuna carta di credito straniera funziona, quindi bisogna portare tutto in contati e cambiare in loco. La valuta locale soffre di un’inflazione enorme, e cambiano circa trenta euro divento subito milionario in valuta locale. Tutto avviene in contanti, mazzi di carte da mezzo milione di rials cambiano mano come se nulla fosse.

Una sera mi portano sulla terrazza di una torre enorme, da cui si vede tutta la città. Verso nord una barriera montuosa fa da confine alla capitale, dietro, dopo un centinaio di chilometri, il mar Caspio. Mi si racconta di piste da sci, case in montagna, ville al mare. Lontano, verso nord est, un’enorme picco innevato, il Davamand. La montagna più alta dell’Iran ad oltre 5000 metri. Sotto la torre una città enorme, tentacolare, avvolta da una continua nube si smog. Scenda la sera, milioni di luci si illuminano, è dato il clima desertico la temperatura scende d’improvviso, ma si sta bene senza la calura del giorno. Guardo le file interminabili di auto in coda sulle lunghissime e gigantesche autostrade, vedo le luci che si illuminano nelle case, e così, senza pensarci, dico al mio collega : ” chi sa quante persone si stanno innamorando in questo momento”. Continua….

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