Indietro nel tempo

Questa é una storia che inizia dalla fine. Mi sveglio mentre l’aereo tocca terra, intorno il deserto, sono le 5:29 del mattino ora locale. Sono partito poco più di un’ora prima, e dall’ingresso in aeroporto sono riuscito a raggiungere il mio posto sull’aereo in circa tre ore. All’uscita l’aria é calda, umida, come si addice ai paesi del golfo. A solo un’ora di aereo la sera era fresca, quasi ad aver bisogno di una giacca. Qui é tutto nuovo, luccicante, ricco e moderno. Li era come tornare indietro di almeno venti/trent’anni.

Ma andiamo ancora più indietro, a circa una settimana fa. Parto da Stoccolma, solita sosta a Dubai e poi ripartenza alle 4:00 del mattino, sembra essere diventata un’abitudine ultimamente. L’aereo atterra in una piana deserta, l’aria é fresca e piacevole, e quasi non te lo aspetti a questa latitudine a fine settembre. Il controllo passaporti é quasi indolore, un ragazzo più giovane di me guarda sullo schermo, inserisce il numero del visto, e mette un timbrino blu. Posso uscire. L’area bagagli é un bazar orientale in cui persone si urtano, parlano a voce alta, cercano i loro bagagli mentre dai vetri trasparenti parenti aspettano, guardano, sorridono a chi non vedono da tempo. Chi sa se erano le stesse le facce di chi partiva con i bastimenti per il sud America un secolo fa. Uscito non trovo il mio autista, e noto come ognuno mi fissa attento, altri mi passano vicino e mi guardano, si chiedono chi sia questo straniero che sembra come loro, ma che chiaramente non lo é. Sono le 5:30 del mattino, ed é tutto un vociare, un chiamarsi. Alla fine devo chiamare i miei colleghi, l’autista non si è presentato, ed in due minuti il mio nome é chiamato all’altoparlante. Mi hanno sistemando un altro autista, che ovviamente, come il 90% delle persone che incontrerò al di fuori del lavoro, non parla una parola di inglese. Entro in una macchina di produzione locale che ha visto tempi migliori, probabilmente venti anni fa, ed ad una velocità vicina a quella del suono (per i rumori di pezzi di metallo…) ci avviamo in autostrade deserte. La città arriva dopo poco, le regole della strada non esistono. Persone camminano sull’autostrada, altri si fermano così, altri attraversano le carreggiate di corsa.

Dopo un’ora arrivo in albergo e crollo dal sonno. La mattina, dopo forse dodici ore di sonno, mi sveglio con una luce potente dalle finestre. Siamo leggermente in collina. Dietro montagne altissime, brulle, non un albero in vista. Sotto, avvolta nello smog e nel caldo del giorno, appare Tehran. Continua…

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