Perso nel triangolo

Lascio Philadelphia molto presto venerdì mattina, saranno state le 6:00 credo. Già traffico, auto sull’autostrada, di nuovo verso nord. Prendo un nuovo aereo, due ore circa di mezzo sonno, e vedo l’aereo scendere sull’oceano. Mi chiedo dove voglia atterrare, non vedo nessuna terra in vicinanza. Il mare diventa sempre più trasparente, di una verde smeraldo cristallino. La barriera corallina sotto di noi, e poi una striscia di terra verde interrotta da case bianche e rose. Atterriamo su un filo di terra da cui si vede il mare. L’aria é calda ma mossa da un bel vento che odora di salsedine. Controllo passaporti velocissimo con poliziotto che ride e scherza e mi da suggerimenti per la cena. Faccio un po’ di fatica a trovare la stazione degli autobus, anche perché c’é solo una fermata sgarrupata senza nessun segno. Non si vendono nemmeno biglietti. Dopo poco arriva un piccolo autobus rosa, e convinco l’autista che i miei dollari vanno bene, quando qui accettano solo monete. Oppure biglietti mi fa lui, peccato che non esistano biglietterie. La città in stile coloniale é completamente deserta. Venerdì é festa nazionale, quando in pratica c’è il derby delle isole, giocato a cricket. Si nota insomma il passato coloniale inglese. Dopo un poco di riposo torno in centro e decido di prendere un altro autobus per vedere questo match. Ovviamente la biglietteria è chiusa (festa nazionale), e non ho più biglietti da un dollaro per l’autista. Il costo di una corsa sono 4,5 $, le do 5. Lei mi guarda schifata, le faccio che può tenere il resto, e da quanto vedo in realtà si intasca tutto il malloppo. L’autobus parte, e ci inoltriamo a tutta velocità tra stradine strette in cui due macchine passano quasi a stento. Motorini ovunque, vegetazione foltissima chiaramente tropicale, e presente ovunque questo mare incredibile, baie bellissime, barche e navi, spiagge bianchissime. Arriviamo al paese dove si gioca il derby quest’anno e mi ritrovo in una specie di sagra del sud Italia in versione caraibica. Musica regge a tutto volume, pubblico impazzito, odore di cucina creola ovunque. Dopo un poco decido di andare verso la punta nord, dove c’era una base militare inglese, ora trasformata in museo, ristoranti,spiagge etc… non potendo comprare un biglietto dell’autobus e non avendo altri contanti meno di 10$, vado a piedi. Circa 8km nel caldo tropicale, tra viottoli cementati, mezza giungla ed alla fine strada principale dove praticamente cammino in mezzo alla carreggiata. Passo tra viste mozzafiato, piccole calette, famiglie che campeggiano nei prati verdissimi, ma anche alcuni quartieri seriamente messi male, dove capisco che è meglio acceleri il passo. Arrivo alla fine verso i Dockyard, ma anche qui tutto chiuso, riesco a mangiare qualcosa e poi torno in nave verso la città dove ho l’albergo. Mentre la notte scende dietro i campanili coloniali del vecchio arsenale, si illumina un cielo stellato incredibile. La Luna, tra pianeti allineati tra cui chiarissimo Marte, e poi centinaia di stelle. Per chi come me é cresciuto giocando a “Monkey Island”… beh ricorderà le scene iniziali di Melee Island. Uguale. Anche le stesse nuvole nel cielo. E così passa il primo giorno nel mezzo dell’Atlatico.

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