Vento del deserto

Lascio lunedi mattina una Stoccolma fredda, pioggia che cade leggera, +6 gradi sopra lo zero. Mi risveglio ed uscendo dall’aeroporto incontro il solito muro d’afa e di umido del golfo persico. Sono le 23:00, ed il termometro segna solo +38 gradi. Le gradi strade di Dubai mi sembrano come un qualcosa di ben noto e conosciuto, quasi non mi stupisco piú dei grattacieli che svettano nella notte del deserto, le luci, le insegne al neon in arabo, il negozio pachistano che si vede nella prima curva usciti dall’aeroporto. Passo le ultime giornate quasi tutte all’interno, l’aria condizionata é come un abbraccio gentile mentre fuori tira un vento incandescente, che fa muovere le onde e le cime delle palme. Ancora, dopo tanti anni di viaggi, mi sorprendo con felicitá alla bellezza e diversitá di questo mondo che ci ospita. A volte mi fermo davanti ad una finestra, il naso contro il vetro caldo, e mi guardo il mio riflesso sparire contro il mondo che c’é lí fuori. A volte, invece, potrei voler guardare dentro i miei pensieri. Chi sa cosa ci troverei.

Ed ora apro piano la finestra sul lago, guardo Stoccolma, ed ascolto “vento d’estate

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