Tornando verso est

Lunedì mattina prendo un nuovo aereo, e dopo un volo traballante e strapieno come solo i voli interni in America possono essere, arrivo a Philadelphia. Avevo noleggiato una macchina, una “intermediate”. Mi ritrovo davanti un enorme SUV che per poco mi ci voleva la scaletta per salirci sopra. In ogni modo mi avvio, faccio partire il GPS e lo trovo in italiano. Probabilmente qualcuno che lo avevo affittato prima di me. Purtroppo non mi rendo conto che il furbone, per evitare i 2-3 dollari di pedaggio, ha disattivato la possibilità di prendere autostrade. Quindi mi ritrovo a fare una strada lunghissima, tipo due ore, attraverso i peggiori quartieri di Philadelphia fino alla mia meta, un paese sperduto nel mezzo dalla campagna della Pennsylvania. Il percorso non é stato proprio privo di rischi, ma insomma, chiuso in auto e non di notte si poteva fare. Arrivo mentre fa scuro, fuori un vento gelido, in un piccolo albergo che ricorda un motel. Gli ultimi tre giorni sono stati completamente pieni di lavoro, tra l’altro in diversi campus, quindi ho avuto la possibilità di guidare un pochino in giro. Strade molto grandi, ma anche tanto traffico. Tutto a portata di veicolo, ristoranti, negozi. Senza non c’é possibilità di muoversi. Finalmente oggi poi prendo di nuovo l’autostrada, e mi dirigo verso nord. Dopo meno di due ore di guida, in lontananza nel cielo terso, lo skyline di New York.

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