Un volo sul Nord Atlantico

É l’equinozio di primavera, me ne accorgo guardando la mappa sullo schermo dell’aereo. Le zone di giorno e notte sono separate da una linea dritta, perpendicolare allo schermo. Non ci sono differenze di ore tra il giorno e la notte, quasi in nessun punto del mondo. Mentre scrivo sono sopra io territori del nord del Canada, la mappa sullo schermo dice essere la James Bay. Guardo sotto e vedo ormai da tre ore solo immense distese di neve e ghiaccio. La Groenlandia era spettacolare, gole piene di neve circondate da montagne altissime, nessuna città, paese, luogo abitato, solo il silenzio della neve. Sull’oceano migliaia di placche di giacchio che galleggiavano, rotte qui e lì ad interrompere il bianco che acceca gli occhi. Tra tre ore atterriamo a Chicago. Già mi immagino il blu del lago Michigan dal finestrino, lo scintillio della luce del sole sulle acque gelide, l’ombra dell’aereo, le case, i palazzi, i grattacieli. Nella cabina l’atmosfera é calma. Una luce intensa di giorno pieno filtra dai pochi finestrini aperti. Ho lavorato per quasi quattro ore, e per poco non mi accorgevo nemmeno del viaggio. Qualcuno dorme, altri guardano film, altri bevono vino. Chi sa dove é che ognuno finirà la propria giornata.

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