La vita quotidiana

Mi ricordo di giorni in cui si andava in giro con la macchina a scoprire le periferie di Stoccolma. Quelle in cui vive la maggioranza della popolazione, condomini su condomini che si alzano su foreste o zone industriali, nessun negozio nel raggio di chilometri che non sia il supermercato, il silenzio nelle strade interrotto solo dall’autobus che porta alla piú vicina fermata della metropolitana. Da li ci vogliono solo 20 minuti per la cittá, ti viene detto, é quasi in centro. E poi qui c’é la natura, ti continuano a dire. Ci pensavo stamattina, quando mi sono svegliato piú presto del solito, e non avevo tanta voglia di mettermi a leggere il giornale come faccio spesso nel fine settimana. Allora ho preso l’auto ed ho iniziato a guidare, fino a quando la strada non finisce mi sono detto. Quindi verso est, Nacka, e poi Värmdö, verso l’arcipelago stoccolmese. É un’area molto grande, che piace a molti (io non ci vado matto), prevalentemente “svedese etnica” come dicono i locali, cioé di stranieri se ne vedono pochi. Un vero paradiso, ti diranno in molti. Foreste, isolotti, casette rosse, tantissimo silenzio, quasi campagna.

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Su 50 km di strada ho incontrato solo due supermercati ed un paio di caffé. Poi tutto chiuso, per l’inverno. D’estate, ti dicono, é tutto bellissimo, in quei due-tre mesi c’é tanta vita. Ci sono stato, non é poi tanto vero. Ma é qui, nel silenzio, nell’isolamento, in questa natura bella e terribilmente melanconica che si cela l’anima profonda della Svezia. Poche case, distanti l’una dall’altra, nessuno per strada a parte qualche sciatore che si intravede per il giubbotto rosso nella neve. Le persone spendono il loro tempo fondamentalmente in casa, con la famiglia, dediti ad interessi personali. Arrivato alla fine della strada c’era il molo, con le navi che partono per le isole non raggiungibili dalla terraferma, dicono essere migliaia.

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Sono tutte uguali, identiche, omogenee, quasi secondo standard, come tutto in questa nazione, dai rubinetti alle porte. L’anima della Svezia, mi hanno detto molti amici locali, si trova nelle foreste, in questi alberi bianchi e sottili tutti identici, che si stagliano verso l’alto senza mai quasi toccarsi; nelle foreste infinite e silenziose, dove puoi camminare per ore senza incontrare animo umano. Dove l’unico rumore é quello delle foglie in autunno, o dei passi sulla neve in inverno, dove la natura é rigogliosa, pulita, perfetta, identica, di una bellezza piena di introspezione. Basta guardare, a volte, un film di Bergman per trovare questo stesso animo, il mare fuori che fischia, il vento che fa muovere le foglie.

Fermo sul molo a guardare il mare, il vento mi passava tra i capelli gelato, arruffando il cappuccio della giacca. Una macchina arriva piano, un padre porta il figlio a guidare come prova prima dell’esame. Girano alla rotonda e tornano indietro, lasciandomi lí con le papere che camminano beate sul ghiaccio che si é formato a riva. In fondo, su un’isola, ci sono alcune casette, forse ci abita qualcuno tutto l’anno mi chiedo, o saranno l’idillio estivo di qualche “svedese etnico” (come si dice da queste parti), che in estate si alza presto, ed a piedi scalzi prende la sua tazza di caffé bollente nel mattino ancora gelido. Me le ricordo quelle mattine, l’aria é tersa e frizzante, il sole é sorto giá da ore, intorno solo il silenzio. C’é talmente tanto spazio tra il mare e la terra che nemmeno le anime devono toccarsi, si ritrova la pace ti dicono, dalla vita stressante dalla megalopoli Stoccolma, ti dicono ancora.

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Tornando indietro, l’unico ristorante che trovo é una catena fast-food onnipresente, Max, che tra l’altro mi piace pure. Famiglie con bambini vanno li a pranzare per far uscire i figli, mangiano hamburger e patate fritte. Anche volendo non ci sarebbe altro fino a Stoccolma centro, a parte forse qualche pizzeria/kebab di immigrati mediorentali. Ma loro sono bravi ti diranno, e vivono nelle palazzine di edilizia popolare un po’ fuori il centro abitato. All’improvviso esce la mascotte della catena, una tigre arancione. Presa per la mano da una delle addette fa un giro dei tavoli. I bambini strabuzzano gli occhi, qualcuno gli dá anche una mano, sembrano molto felici. Nessuno comunque urla, o parla ad alta voce. É tutto un sottofondo di mascelle che affondano nel pane morbido, che scricchiolano patatine fritte, che si affogano nel ketchup. Fuori tutti riprendono la loro auto, c’é un supermercato, un ingrosso di materiale da costruzione per divertirsi a riparare (eternamente) casa, e poco piú. In fondo, una volta che sei al supermercato trovi tutto, dal cibo, ai fiori, alla cancelleria, alla posta e finanche i mobili a volte. Hai tutto per i tuoi beni materiali mi viene detto, e non c’é bisogno di molto di piú.

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4 thoughts on “La vita quotidiana

  1. Se ti piace mangiare da Max sei messo mica tanto bene… 😉
    In realtà sono posti bellissimi, dipende da quello che cerchi tu.
    Sei ancora troppo giovane per apprezzare. Quando ti renderai conto che nelle grandi metropoli europee ed extra-europee in realtà non succede nulla, allora capirai.
    Come ‘nulla’ intendo ‘nulla di nuovo ed interessante’, a scapito delle apparenze…
    🙂

  2. Mmm… Credo di capire che Max sia una catena. No, non ho mai mangiato li. Oggi invece ho mangiato da Vapiano, tortelli di patate crudi con un brodo di olio e burro. Sono stato male tutto il pomeriggio. Non sono piu’ giovane ormai. Stoccolma non e’ una metropoli, giusto un paesone… A mio parere. Ho vissuto nella campagna fin da piccolo, aiutavo mia nonna e gli zii con i miei cuiginetti. Seminavamo patate e raccogliavamo balle di fieno. Sono abbastanza bucolico di origine, per questo non mi ha mi hanno mai comvinto le parole. Come vera anima. Di che di una betulla? Di un panorama? Ma la vera anima la conoscono gli indigeni. Non lo spettatore che passa per di la. Quando torno nella mia brughiera, riconosco il mio gelso sulla collina, la mia valle, la pista dei tedeschi. Isomma la mia vera anima e’ il mio heimat. Non ho mai trovato eccitante l’anima degli altri, per quano magari piu’ spettacolare. Quando vado in west virgina, mia mogle riconosce odori, strade, case…e si emoZiona. Per me per quanto affascinanti mi ricordano al massimo qualche film. Tipo hazzard. Ho viaggiato ma posso dire che preferisco stare nelle citta’ oggi. La natura mi annoia.
    Nel mio paese nel fine settiama arrivavano i “milanesi” bambini emaciati che erano li per le lezioni di equitazione. Non li ho mai capiti.
    Ma si sa cerchiamo sempre quello che non abbiamo o non abbiamo avuto.

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