Mediterraneo

Ieri un altro dei miei soliti viaggi fantozziani con la mia “amata” Turkish Airlines. C’é neve ad Istanbul, ed il mio aereo parte con circa quattro ore di ritardo visto il tardo arrivo dalla capitale turca. Come al solito questi aerei sono pieni di un’umanitá diversa, per lo piú immigrati mediorientali che tornano a casa per visite familiari. Quindi milioni di bambini urlanti e piangenti, vecchine tenerissime avvolte in scialli neri o colorati, uomini anziani con il sorriso sulle labbra pensando alla famiglia che tra poco vedranno, matrone ingioiellate con scialli tigrati, ragazze strette in vestitini improbabili, altre con degli occhi mediorentali profondissimi, uomini vestiti male con i calzini bianchi di spugna e scarpe di suola. E poi pacchi immensi, valigie giganti, caos nel corridoio, tutti che si alzano in qualsiasi momento, ragazzi delle periferie di Stoccolma che pensano di vivere in un sobborgo americano e si credono rappers. C’é sempre un caldo pazzesco in questi aerei, con il riscaldamento al massimo, e gli operatori di bordo, abituati a dover domare folle immense, non si fanno molti problemi ad essere rudi o a dimenticarsi di darti un bicchiere d’acqua. Ed ovviamente sono sempre in ritardo cronico, dovuto principalmente al fatto che la Turkish ha avuto un’espansione enorme negli ultimi anni, e l’aeroporto é molto vecchio. Tra l’altro hanno tutti il cellulare acceso, gente che chiama la mamma, chi risponde seccato alla moglie, tutto mentre si é in volo o in atterragio. Arrivati in qualche modo ad Istanbul ovviamente il mio secondo volo é in ritardo, solo due ore questa volta. La lounge é bellissima come sempre, cibo eccezionale, frutta, formaggi, c’é anche la pizzeria. A volte penso valga la pena viaggare con Turkish solo per fermarsi un pochino lí. Verso le 23:00 riusciamo a lasciare la Turchia. Tutti chiacchierano e ridono in aereo, quasi tutti mi parlano in arabo ed io sorrido. Bambini urlanti ed uomini di mezz’etá che giocano con i loro cellulari saranno la colonna sonora di due ore sul mediterraneo in cui dormire é un’illusione. A parte il caldo da sauna. All’atterraggio ovviamente tutti si alzano mentre siamo ancora sulla pista, molti chiamano la mamma, soprattutto le donne sulla cinquantina. Non so perché, questa cosa mi ricorda sempre mia madre quando mia nonna era ancora viva. Arrivo in albergo verso le 2:00 di notte. Fa freddo, ha nevicato in tutto il medioriente, e l’aria é umida. L’atmosfera del mediterraneo mi arriva forte con il colore del mare nero sulla destra, mentre scorrono strade sgarrupate, soldati agli angoli delle strade come al solito, sopraelevate che passano a pochi mentre dalla casa della signora che dorme lí di fianco. La stanza é fredda, arriva l’umido da fuori. Come da protocollo a Napoli il bagno é gelido, nella stanchezza sono sicuro di aver visto dei pinguini nella vasca da bagno. La mattina una colazione con del pane alle olive eccezionale, tutto ha un sapore divino, anche il latte ha un sapore vero. Sará che sono abituato al cibo di plastica del nord Europa, ma é come se tutte le mie papille gustative si sveglino contemporaneamente. Beirut é coperta da un cielo grigio che profuma di mare, ed io dopo circa 5 ore di sonno mi metto la mia camicia bianca, la cravatta si annoda da sola. Salgo sul palco di fronte a centinaia di persone. E le parole vanno, il sorriso pure.

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