Qualche ora a Jeddah

La notte scorre veloce. Fa molto caldo in camera, e si sentono fuori rumori di motori, auto, moto, che sfrecciano tutta la notte. Il giorno dopo sarebbe stato di festa in Kuwait, ed i giovani locali si divertono probabilmente con i loro bolidi. Per una volta non riparto nel cuore della notte, ma in primo pomeriggio. L’aereo della Kuwait airways, anche se un pochino vecchiotto, si alza sul deserto arabo, e ci continuerá a rimanere per quasi due ore. Ad un certo punto il pilota si congratula con quelli che andranno in pellegrinaggio alla Mecca, e dice che é arrivato il punto di confine per cambiarsi. A questo punto molti uomini si alzano, vanno in bagno, e tornano avvolti da tuniche che ricordano asciugamani di spugna bianchi. Questo non é il pellegrinaggio “hajj”, che si tiene una volta l’anno, ma quello che ogni fedele puó fare quando vuole, chiamato Umrah. Almeno cosi mi hanno spiegato gli assistenti di volo. Una volta si andava via terra, ed ad una certa distanza dalla Mecca ci si cambiava. Ora si vola, e quindi il pilota ti dice quando arriva questo “confine”. Atterriamo a Jeddah, sulla costa ovest. Di fronte il mar Rosso, si intravede quasi l’Africa, il Sudan é qui davanti. Al controllo passaporti un paio di poliziotti annoiati, uno mi butta pure l’aria il passaporto dicendo che era la fila sbagliata. Arriva un collega, i due chiacchierano, quello se ne va, e l’altro gentile sistema il visto e posso entrare. Di nuovo in Arabia Saudita. La cittá appare parzialmente come Riyadh, le case basse, le strade non ben tenute, la polvere, quel senso di Arabia che avevo visto a Settembre. Dalla stanza sul mare guardo le macchine passare veloci, il mare azzurro che si colora di arancione al tramonto. Sento le preghiere della sera, mentre le luci della cittá si accendono. La sera riunioni in notturna dopo un pisolino in albergo. Quindi, senza dormire, di nuovo in aereoporto. Il mio collega si perde tra le autostrade e le vie senza nome della città. Finiamo a chiedere informazioni ad un taxi al lato di una strada sterrata, ci perdiamo di nuovo ed alla fine ci pensa googlemaps. Arriviamo al gate proprio mentre imbarcano. Si riparte.

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