Cambogia countryside

La Cambogia è un paese molto povero, e che ha passato periodi terribili, tra dittature, genocidi, guerre civili. Tanta campagna, pochissima istruzione, situazione sanitaria negli ospedali pubblici a dir poco complessa. Ma anche una popolazione giovane, ospitale, molto corretta, e soprattutto, per quel che ho potuto vedere, molto dignitosa. A parte forse in qualche posto iper-turistico. Oggi, infatti, ho speso la giornata in giro per campagne, anche ad una certa distanza dalla città di Siem Reap. Al mattino ho iniziato con giro presso un villaggio dove un’associazione non governativa sta aiutando a montare filtri per l’acqua e pompe. Infatti le persone in molti villaggi non hanno acqua potabile, e bevono dai pozzi, che come è facile immaginare sono spesso contaminati. La situazione che ho visto era davvero al limite secondo me, e da quanto capisco qui non stavano nemmeno malissimo. Non ci sono strade asfaltate, tutto terreno e fanghiglia, le acqua refluee delle case finiscono nei torrenti che poi finiscono nelle risaie, dove contadini scalzi coltivano il riso nel calore assurdo della giornata tropicale. Tantissimi bambini, alcuni senza genitori, girano seminudi nelle strade. A volte una persona anziana li guarda dalla casa, altre volte sono da soli. Ci sono poche scuole pubbliche, ed in alcuni casi le organizzazioni internazionali le costruiscono o pagano. La cosa che comunque mi ha colpito è la grande dignità di queste persone. In altri paesi poveri vieni circondato da questuanti, ed i bambini vogliono soldi. Qui tutti ti sorridono, salutano agitando la mano, ed un certo punto i bimbi si girano la voce che sta arrivando un “baran”. Letteralmente vuol dire francese, dai tempi coloniali, ma oggi vuol dire semplicemente occidentale. Ho anche chiesto, non c’è niente di offensivo in questo termine, ed i locali hanno anche un buon ricordo dei coloni. Almeno al giorno d’oggi. Come detto, tutti erano molto gentili, disponibili a mostrarmi quello che avevano. I bambini volevano essere fotografati, per poi rivedere la foto sullo schermo e prendersi in giro a vicenda con i loro amichetti. Io sono stato volentieri al gioco e si sono tutti divertiti molto. La cosa buona di andare in questi posti con queste guide, è che sono sicuro che i soldi rimangono sul territorio e sono usati per migliorare la comunità. Infatti mi sono stati fatti vedere i lavori completati, quelli che faranno, di cosa hanno bisogno. A chi interesse lasciar qualcosa (io lo faró appena torno), questo è il link: http://www.huskcambodia.org . La compagnia che ha organizzato il mio viaggio e costruisce scuole è invece http://www.aboutasiatravel.com

Il pomeriggio siamo poi andati sul lago vicino, dove le persone vivono su case su palafitte, o direttamente su case galleggianti. Durante la stagione delle piogge, infatti, il Mekong allaga mezza Cambogia, e quindi le strade spariscono, e non esiste altro modo di vivere. Già adesso molte strade erano allagate, c’è poco pesce ed è complicato coltivare il riso. In barca abbiamo attraversato un villaggio molto grande, per poi finire in mezzo al lago. Un’atmosfera lunare, un posto mai visto. Tantissimi bambini ed adolescenti su barche e barchette, spesso con fratelli e sorelle. Altri che portavano la merce in giro su barconi strapieni. Le case non hanno ne acqua ne bagno… quindi tutto viene dal lago, con le possibili conseguenze igieniche. Nonostante tutto, non scoppiano epidemie, o non troppe, devo ancora indagare su questa cosa. Scesi a terra abbiamo fatto un piccolo giro e l’accoglienza è stata come prima, molto socievole, ma anche riservata. Fatte due chiacchiere con una famiglia che si riposava all’ombra, mi sono fatto prendere in giro in quanto trovano tutti gli occidentali troppo grossi ed alti 🙂 Mangiavano granita al “taro” e mi è anche stata offerta gratis. Mi hanno poi invitato a casa loro, dove si arriva scalando una scala ripidissima per arrivare sulla palafitta. Ce l’ho fatta anche se non con la scioltezza dei bimbi locali, che si sono fatti delle grandi risate. L’intera famiglia, tre generazioni, vive insieme in un’unica stanza. Le uniche separazioni sono delle tende qui e li. Fuori cani, maiali e galline scorrazzano allegramente in libertà, mentre i bambini a piedi nudi e seminudi corrono e giocano tra loro. Anche qui si sono divertiti con le foto, ed io con loro. Siamo andati via lasciando il villaggio alle spalle. Sulla strada una scuola, una delle poche, stava per chiudere e tutti i bambini uscivano e gridavano. Poteva essere un qualunque posto del mondo. Invece qui sarebbero tornati nella loro capanna. La notte scende, e mi immagino li adesso queste famiglie al buio, un fuoco acceso, i rumori, l’acqua, quegli odori. Devo elaborare tutto questo, mi sa ci vorrà un poco di tempo.

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One thought on “Cambogia countryside

  1. grazie gatto, stavo proprio per chiederti qualche link ma sono arrivati al terzo post sul viaggio in Cambogia. Io ci andrò tra un mesetto, tra Tailandia, Cambogia e Laos, e i tuoi post sono arrivati proprio a proposito. Perfetto : )

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