Siem Reap

Dopo questa seconda sosta a Singapore si parte di nuovo. Quinto aereo in ma settimana, certo ho fatto di peggio in passato, ma non era vacanza. Comunque, questa volta dopo due ore sempre verso nord, si atterra in una nazione. Durante l’atterraggio attraversiamo solo giungla, fittissima, e poi campi di riso completante allagati. Acqua, fiumi, rivoli praticamente ovunque. E questo colore marrone delle acque, un misto di terreno, fango, case su palafitte e piccole barche. L’aeroporto di Siem Reap è piccolo ma moderno e funzionale, costruito secondo l’architettura tradizionale khmer. Passo velocissimo l’immigrazione, mostrando il visto ottenuto on-line un mese fa con una procedura semplicissima, e via, dove mi aspetta la mia guida locale. Ho pensato molto, nei mesi precedenti, a come organizzare al meglio questo viaggio in Cambogia. Non volevo fare cose troppo turistiche, ed allo stesso modo, considerando che questo è un paese ancora molto povero, volevo cercare di far finire i miei soldi in mani giuste, per quanto possibile. Alla fine ho trovato un’agenzia locale fondata da un inglese trasferito qui, che funziona in no-profit. Ovvero, una volta coperti i costi, tutti i profitti vanno a pagare per costruire e far funzionare scuole in tutta la nazione. Mi sembra un bel modo di andare in vacanza sapendo che i soldi rimarranno a persone del luogo, specialmente poi visto che ne hanno bisogno. Sarà un modo molto occidentale per pulirsi la coscienza, non so. Ma per adesso va bene così.

In ogni modo il primo pomeriggio andiamo a visitare una pagoda buddista, dietro la quale dei templi khmer con solo altri due turisti. Questa agenzia, infatti, è anche specializzata in tragitti alternativi poco battuti. Nella pagoda vivono molti bambini, o “monaci” come li chiama il mio accompagnatore. Spesso di famiglie povere, vengono lasciati qui in modo da avere qualcosa da mangiare e poter studiare. Ad un certo punto un temporale fortissimo, che dura per quasi dieci minuti. Questi bambini continuano a giocare sotto l’acqua, noi ci ripariamo nel tempio dove sono appesi dei coccodrilli di carta, da un episodio della vita del Buddha. È tutto molto semplice, a tratti dismesso, ma mi appare come molto vero. Per la strada vedo persone in bicicletta, famiglie intere su motorini, anche in cinque (altro che Napoli, questi sono professionisti). Le persone vivono in case su palafitte per proteggersi dalle inondazioni, animali ovunque, specialmente galline e qualche maiale. Sbirciando dentro mi sembra di capire che siano a camera unica, in legno. Ogni tanto una donna o un bambino sono stesi su un’amaca a riposarsi nel caldo umidissimo del pomeriggio. Arriviamo ad un villaggio di pescatori presso il grande lago centrale. Tra il fango e la sporcizia accumulata ai bordi le persone comprano e vendono cibo di strada. Una signore sta al barbecue, e prepara nell’ordine serpenti in due modi diversi, pollo, topi, gamberi, lumache, rane e ratti. Dai serpenti, una volta cotti, escono fuori le uova,che a detta della guida sono una delicatezza. Devo dire che l’odore era molto buono, la vista un tantino meno. Non ho provato niente, c’è un limite a tutto, almeno per me. Saliamo una scalinata infinita, mentre l’aria umidissima si attacca addosso, senza far respirare. Arriviamo in cima, dove c’è un tempio buddista molto grande. Il selciato è rotto, fuori una grande statua, cani e capre pascolano indisturbati. Parlo con la guida delle tradizioni khmer, un misto tra induismo, animismo e buddismo. Alla fine si alza anche un refolo di vento, addirittura si respira. Sotto la collina campi allagati per chilometri, poi giungla, in fondo montagne avvolte dalla foschia. La sera decido di fare un giro in città, dopo essermi fatto consigliare un ristorante con cibo del posto e di proprietà di cambogiani. Perchè, scopro, ce ne sono pochissimi… sono infatti poche persone ai tavoli, mentre tutto intorno sciamano motorini, persone, turisti. Mangio la mia ottima cena, e mi faccio un giro per il mercato notturno. Un orrore turistico della peggiore specie. Quintali di merce cinese contraffatta, e soprattutto venditori che si attaccano addosso, sempre con la stessa sequenza. Prima un giro sul tuk-tuk, poi massaggio, quindi una bella l’offerta di una prostituta. Ovviamente ci sono migliaia di turisti in giro, principalmente famiglie e coppie. Almeno non sembra un posto per europei che cercano minorenni asiatiche, meno male. All’inizio cercavo di essere gentile, ma ad un certo punto ho iniziato a rispondere in svedese…. mi facevano una faccia come se avessero visto un alieno, e si zittivano. Comunque sono rimasto disgustato, e mi rifugio nell’unico negozio decente, una libreria. Qui una famiglia sta guardando alla televisione una puntata di una soap opera indiana con i sottotitoli in khmer. Hanno tantissimi libri, ovviamente sono l’unico turista e non cercano di vendermi niente. Compro un paio di cose giusto perchè se lo meritano a mantenere un attimo di normalità in quell’ambiente, faccio due chiacchiere con la cassiera sulla puntata in tv, e torno in albergo. Il tuk-tuk corre veloce nella notte, il vento nei capelli. Il resto della città appare tranquillo, qualche ristorante, persone per strada. Nuove strade da esplorare. Ci penseremo domani.

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