L’America

I giorni passano a New York tra la visita al Metropolitan Museum (anche questo assolutamente magnifico) e tante passeggiate lunghissime nell’afa, che per fortuna si dirada leggermente. Ogni tanto un soffio di vento forte passa veloce lungo le strade dritte, quasi ad andare dal mare fino a dentro la terra, per poi perdersi nel resto degli Stati Uniti. Ogni tanto un acquazzone, ma non fa che peggiorare lo stato di afa. Mi piace fermarmi a guardare le persone. Gli impiegati americani hanno spesso pantaloni di una taglia piú grande di quella che dovrebbero avere, lo si nota subito dal cavallo troppo lungo. É come un marchio di fabbrica, cosi come le cravatte di tessuto leggero troppo larghe, e dai motivi un pochino anni ´80. Le donne hanno tutte, ma dico tutte, la pedicure perfetta. Indossano sandali o infradito, e la cura dell’aspetto é davvero maniacale da quel punto di vista. Possono avere i capelli sfatti, vestite male, ma i piedi, non so per quale motivo, sono sempre perfetti. La vita scorre veloce, chi rimane indietro, beh, sono probabilmente fatti suoi, ed il lavoro non qualificato costa pochissimo. Questo comporta un esercito di manovalanza, spesso purtroppo di colore, che sta li solo per aprire porte, dare il benvenuto, passare le buste, insomma tutta una serie di lavori che in Europa non esistono in quanto non utili e soprattutto non convenienti. Questo, peró, da un certo punto di vista diminuisce l’automatizzazione. Nonostante gli USA siano probabilmente il paese con la migliore ricerca al mondo, molte cose di tutti i giorni sono ancora manuali, come da noi forse 10 anni fa. Tanto c’é sempre un “the guy” che puoi chiamare per farlo per te. Ma gli USA, da un altro punto di vista, hanno anche una carica di freschezza, di innovazione, di voglia di fare che non ho ancora trovato altrove. Possono essere bruschi e schietti, ma anche molto generosi e gentili, non hanno limiti, in basso ed in alto.

La sera giro per le strade, guardo, ascolto, parlo. In un bar stile anni ´20 su Columbus parlo con una ragazza californiana che disegna su cartoline quello che vede in giro nella cittá. La vedo che disegnava me, e mi sono fermato a chiedere. Dice che i turisti vedono solo la New York delle cartoline, e lei le compra, e dietro invece ci disegna la NYC delle persone. Che sono per strada, nei bar, in attesa. Sono rimasto molto colpito devo dire la veritá, é un’idea molto creativa. In un altro ristorante mi fermo a parlare con un ragazzo che serve pizze ed hamburgers, e mi invita a provare il loro gigantesco “special”. Riesco ad evitare, ma devo ordinare una large coke (diet of course). In un altro locale parlo con il barista, un ragazzo di 23 anni che sogna di andare in Brasile, e parliamo un pochino dei miei viaggi, mentre di fianco a me due ragazze israeliane parlano di chi sa cosa. Visto che conosco qualche parola ci mettiamo a parlare di Israele, del vivere a New York, del mondo che gira intorno.

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