Museo d’arte di Philadelphia

Sabato scorso ho passato la giornata a girare un pochino per Philadelphia. Il caldo era assolutamente incredibile, circa 35 gradi con una umiditá pazzesca. Appena usciti dall’aria condizionata gelida di ogni edificio era come entrare in una sauna. Per poi rientrare in un lago ghiacciato all’ingresso di ogni posto al chiuso. Nonostante questo, sono riuscito a farmi un giro niente male, e tra le altre cose ho visitato il Philadephia Museum or Arts. Che poi sarebbe quell’edificio con le colonne in cima alla scalinata che Rocky fa correndo nel suo primo film, giusto per capirci. Ah, ed ovviamente c’é anche davvero la statua di Rocky, ma in basso sulla destra. A parte queste cose, il museo é davvero impressionante. Innanzitutto grandissimo, tenuto molto bene, e con una collezione di opere d’arte magnifica. Tantissimi quadri di fine ´800 inizio ´900. Ho camminato davvero per ore, e mi ha incantato in particolare “Carnival evening” di Henri Rousseau. L’atmosfera surreale, la notte e queste due figure in maschera sotto la luna piena. Sono rimasto fermo per minuti, quasi perso. Un altro quadro molto bello che ho trovato era di Picasso. Un uomo ed una donna, irriconoscibili, a parte per i capelli lunghi di lei. Mi ha colpito questa destrutturazione dei corpi, questo non riconoscere. Camminando fra altri dipinti, ho poi notato un quadro di Cezanne, su cui c’era la sua firma e poi scritto -92, nel senso dell’anno in cui era stato dipinto il quadro, 1892. E mi ha fatto pensare a come scorre il tempo. Anche io, quando ero a scuola nel 1992, scrivevo sui quaderni l’anno in quel modo, immagino lo abbiamo fatto tutti. Anche perché a quale altro secolo avrei potuto riferirmi? Eppure, cento anni prima, altre persone facevano lo stesso, e probabilmente sará cosi anche in futuro. Viviamo nel presente, pensiamo sia nostro, speciale, ed invece il tempo non appartiene a nessuno. Altri quadri davvero belli erano questo di Modigliani, dove lui dipinge la sua fidanzata nello studio di Parigi. E me li immagino, un pomeriggio, a stare lí, a dipingere, ed io quasi un secolo dopo a guardali; Monet, uno dei quadri di Londra con la nebbia; De Chirico, un paesaggio che potrebbe essere italiano rinascimentale, una statua classica davanti, e poi, dirompente, un treno a vapore dietro, il segno del progresso, un’atmosfera lunare. Il museo continua con intere sezioni dedicate all’arte orientale, indiana, americana. Interi templi e case spostati e ricostruiti, i dettagli finissimi dei disegni giapponesi, templi indú….

Insomma un museo davvero incantevole, e se vi trovate da quelle parti ci spenderei volentieri un giorno intero. Come in tutti i musei che ho visto in USA, il personale é in genere fatto da ditte di security, nel 95% persone di colore sottopagate, e spesso anche scortesi, anche se nel loro modo di fare. Ci sono anche strane regole, tipo che non si puó portare una bottiglia d’acqua altrimenti si é tentati di bere nelle sale mi viene detto. Allora la metto in tasca, ed a loro va bene cosi. Il tutto é spesso sovvenzionato da privati che donano soldi per avere in cambio il nome sui muri, altra cosa tipica americana. Chi sa, che forse sia un modo per non pensare al tempo che passa. Strano in posto dove quasi tutti i quadri e le esposizioni, ti fanno pensare proprio al contrario.

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One thought on “Museo d’arte di Philadelphia

  1. Lo diceva un tipo che si chiamava Maslow. Una volta appagati tutti i bisogni l’ultimo della piramide è l’immortalità. E allora, se non si è capaci di creare un’opera d’arte che ci trascenda, si si pensa di poterla comprare mettendo un nome sul muro di un museo.

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