La terra promessa – parte 4

Siamo in un vero e proprio souq arabo, come ne ho visti altri in giro. Stradine
piccolissime, strette, da cui non entra la luce. Il soffitto è chiuso da tende che vanno da un lato all’altro del vicolo. Molti negozi sono chiusi a causa del Ramadan. Altri vendono dolci arabi, negozi di giocattoli, panetterie. 40.000 persone, per lo più arabi, vivono nella città vecchia, mangiano, fanno la spesa. Mi colpisce sempre la dolcezza dei sorrisi nei paesi arabi, una sorta di malinconia. Le donne che parlano tra loro in abiti lunghi, i vecchi seduti sulle sedie, l’odore di pane appena sfornato, i dolci al miele, le luci colorate al neon.

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Sembra di tornare indietro nel tempo. Ad un certo punto giriamo l’angolo, e siamo sulla via Dolorosa. Quando ero bambino e frequentavo la chiesa, avevo un certo interesse per il periodo pasquale. La via Crucis, le varie tappe, me le immaginavo in tanti modi. Ed ora eccomi qui. Questo è il punto esatto, secondo la tradizione, dove cadde Gesù, qui poggió la mano, qui gli fu dato da bere. Untitled

La strada sale, gradoni di marmo, intorno negozi arabi. Molti vendono, uno di fianco all’altro, magliette per la Palestina libera, e delle forze armate israeliane. Probabilmente i soldi non sono mai un problema. Saliamo ancora, i negozi si preparano ai festeggiamenti serali del Ramadan. Arriviamo su uno spiazzo, il Golgota. Qui fu crocifisso, sempre per chi ci crede. La chiesa è divisa tra greci ortodossi, cattolici, armeni e chi più ne ha più ne metta. Alla fine litigano talmente tanto che le chiavi, per evitare problemi, ce le hanno due famose famiglie mussulmane di Gerusalemme. In alto una scala. La guida ci racconta che è rimasta li da forse cento anni, quando un prete armeno voleva pulire le finestre, ma un greco ortodosso si inalberò in quanto non era mai stata deciso a chi appartenesse la parte esteriore del vetro… Untitled

All’interno orde di turisti si fanno la foto con il flash sulla roccia dove dicono fosse infilta la croce. Più in basso il pezzo di marmo dove il corpo morto fu poggiato. Ci mettono sopra i souvenir fatti in Cina comprati fuori, si inginocchiano a pregare e così pensano siano benedetti. Ho i miei dubbi al merito, ma insomma. Una fila chilometrica per vedere la tomba, ce ne andiamo. Non che la cosa mi interessasse.

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Saliamo altri scalini tra bambini arabi che ci mandano a quel paese in quanto loro, giustamente, stavano facendo gli scugnizzi con delle mini biciclette tra i vicoli (mi sembrava Napoli…), ed usciamo dalla città vecchia dalla porta di Jaffa. Evitati, a volte urlando, una serie di venditori di cartoline che la guida ci dice essere noti scippatori, torniamo nel mini-bus, e si parte per l’ultima tappa. Il museo dell’olocausto. Continua….

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