Sorvolando Eilat

La sveglia la mattina alle 3:30, è già giorno in Scandinavia. Un sole arancione sorge lento ai lati dell’autostrada, mentre un taxi mi porta veloce verso l’aeroporto. L’aria fresca del mattino sulla pelle, la camicia di lino che si muove al vento. Mi risveglio dopo un numero imprecisato di ore di sonno, il mare sotto di noi è di un blu commuovente, piccole isole in lontananza, poi ancora dietro montagne. Ci potrebbe essere qualunque parte del mondo, le montagne nude, il deserto. Affiora la costa, i cieli chiari e controllati. Mare azzurro e deserto, poi una città di grattacieli, persone, autostrade, case. Sembra di essere in America, o forse in Europa, ma sai benissimo che non è niente di tutto questo. Sulla spiaggia in pomeriggio un mix di persone di tutti i colori, bambini biondi che corrono sulla sabbia, ragazze in bikini, more, bionde, pallide, scure. Altre coperte dal velo, famiglie fanno picnic sulla sabbia. Mentre il sole si abbassa, perfetto, sulla linea del mare, le onde arrivano forti, mentre l’acqua calda mi bagna i piedi. Sembra di essere nel paradiso perduto, un posto dove tutto è perdonato, un posto dove tornare dopo essere stati lontani per secoli. Tutto tranquillo, di una calma che si taglia con la lama di un coltello.

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