Mi ricordi una canzone di Battisti

Quando ti penso immagino un pomeriggio assoltato nell’Italia degli anni ’60-’70, sedie di metallo con le fasce di plastica elastica, rosse, verde, blu. Ricordo quando ero piccolo le trovavo al dopolavoro ferroviario, in quel paesino nel Cilento dove trascorrevo agosti spensierati di bambino. Come in una scena della “Meglio gioventu”, anche se probabilmente non conosceresti la scena a cui mi riferisco. “Corea, Corea…”

Mi ricordi tanti Battisti ascoltati in un’adolescenza lontana, ma che ancora ricordi come felice. Per quelle parole che ti toccano, ma allo stesso tempo leggere, come un poco sei anche tu. Anche perchè a volte mi sembra che ascoltare questa musica mi riconcili con l’Italia, come pensavo avresti potuto fare tu. Ma come tutte le cose che da lontano sembrano più belle, lo è anche per il posto dove sei nato.

Mi ricordi davvero un angelo caduto in volo, una giornata uggiosa lungo una strada in riva al mare, o un fiore rosa di pesco in una giornata di primavera. La primavera qui arriva tardissimo, a volte non arriva proprio, altre volte arriva e ti sorprende.

E sono qui su un aereo, come al solito, mezzo vuoto di ritorno da Londra. È vacanza in Svezia, ho tanto posto, nessuno seduto vicino a me. Davanti due ragazze che ridono ad alta voce della vacanza londinese, una hostess passa ogni tanto cercando di vendere panini, due svedesi di mezza età si stanno guardano il catalogo degli alcolici da mezz’ora. Se potessi andrei in un prato ad inseguire libellule, quanto vorrei mettermi ad urlare ad alta voce in questo aereo rompendo il muro di silenzio, ma le cuffie mi isolano dal mondo esterno.

Ma che ne sa il mondo della paura di esser preso per mano, di un ragazzo che aveva paura di mostrare tutte le sue pene, di nuove notte e nuovi giorni. Ed è anche giusto così, in fondo non c’è nulla di speciale. Ed è giunto il momento di tornare a viaggiare, gentilmente senza fumo con amore. A volte si vive per sperare che un giorno possa nascere una rosa rossa.

Chiudo gli occhi ed immagino di nuovo un pomeriggio d’estate, l’odore degli spaghetti a vongole dalla cucina, una bottiglia di Falanghina mezza finita sul tavolo, i gusci delle cozze aperti su una tavola con la tovaglia, fino a quando si alza tiepido un vento che odora di fiori d’arancio. Sono immagini che mi tornano in mente come miraggi di una vita passata, una vita che non esiste e che non è meglio esista solo in attimi da ricordare. Perchè io ne immagino tanti altri fatti di curry sull’oceano indiano, di pesce crudo tra giapponesi che vanno al mare, di pasta di ceci tra i muezzin che invitano alla preghiera, di pesce fritto su una banchina del mare del nord mentre l’oceano porta tempesta, di granchi bolliti su una spiaggia della California. Ma per viaggiare non basta un passaporto nuovo, bisogna anche non guardare la casa che si lascia dal finestrino dell’aereo, perchè i gerani, sulle finestre, crescono a tutte le latitudini.

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3 thoughts on “Mi ricordi una canzone di Battisti

  1. “Ma per viaggiare non basta un passaporto nuovo, bisogna anche non guardare la casa che si lascia dal finestrino dell’aereo, perchè i gerani, sulle finestre, crescono a tutte le latitudini.” quanta verità…

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