Sul voto all’estero

Girando per la rete ho trovato questo articolo (link), su cui sono completamente d’accordo. Secondo me il voto agli italiani all’estero é una enorme idiozia, e davvero non vedo perché si debbano eleggere rappresentanti per una circoscrizione estero quando, chi vive stabilmente fuori, non ha nessun diritto di impicciarsi nelle faccende italiane. Insomma, io non pago le tasse lí, non voto lí. Per quanto uno si possa informare sulle faccende italiane, la madre patria rimane comunque lontana. Ci torno si e no due volte l’anno, non ho nessun interesse da quelle parti a parte qualche parente o amico, non conosco la situazione locale, non vivo la societá locale… insomma perché (e soprattutto come) dovrei votare? Quello che mi sembra incivile, invece, é che chi si trova all’estero in maniera temporanea non possa votare. E non parlo solo degli Erasmus, ma chi é in viaggio di lavoro, o anche in vacanza! In ogni paese del mondo civilizzato basta andare in ambasciata e si vota per la propria circoscrizione locale. E non solo, se io per esempio sono a Milano per visitare mia nonna o la mia amante, ma risiedo a Napoli, dovrei poter votare per corrispondenza. Succede ovunque, ormai é tutto digitale… Ecco secondo me la vera anomalia. Per fortuna non ho piú a che fare con queste cose. Ma se qualche anno fa mi innervosivo, adesso (anche se con una certa tristezza che rimane), capisco perché tutti gli stranieri quando pensano all’Italia come “paese” si fanno una risata e guardano avanti.

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6 thoughts on “Sul voto all’estero

  1. ho letto anch’io l’articolo stamattina (sotto segnalazione di Aldo di italiansinfuga su twitter) e mi son trovato anch’io d’accordo, è uno di quegli argomenti però dove c’è sempre da discutere, ognuno ha i suoi ma e i suoi però, li ho pure io, pur essendo d’accordo, perché fino allo scorso anno avrei detto di non esserlo, avrei lottato per votare, il punto è proprio quello: prendere la coscienza di quanto “italiani all’estero” siamo (dopo un anno? due? cinque?) o siamo rimasti e di quanto stiamo diventando “altro”. Un italiano all’estero da appena un anno e mezzo, vorrà votare e probabilmente ne ha anche il diritto, non sa ancora quanto tempo resterà ed ha appena lasciato il suo paese; un italiano all’estero da 20 anni non dovrebbe votare perché oramai la sua vita è altrove. Ed è un punto, un limite, quello temporale, difficile da imporre, forse impossibile. Anche perché spesso non dipende neanche da una questione di tempo, si potrebbe cadere in casistiche e casistiche (tipo, vivi all’estero da 6 anni, ma continui a pagare le tasse in Italia perché lì hai degli immobili, magari anche una parte delle tue attività, etc., beh a quel punto probabilmente dovresti poter votare). Ecco, non è facile, si ritorna a quel discorso di esseri metafisici che spesso siamo, con il corpo in un luogo e la testa in un altro, ecco, quando corpo e testa si stabilizzano, forse è giunto il momento di lasciar stare il voto, ma è una faccenda privata e quindi vai con le opinioni (ciò non vuol dire però che la legge non possa imporre dei limiti, sia chiaro).
    Poi, a lato di tutto ciò, diciamo pure che non votare sarebbe un sollievo quest’anno:) perché davvero trovo difficile poter scegliere tra quella marmaglia, volendo essere gentile.

    • Si, capisco queste cose, ma secondo me non c’é rappresentazione senza tassazione. Quindi appena non paghi piú le tasse via. Oppure voto a tutti, non solo iscritti AIRE, ma anche chi sta viaggiando in quel giorno preciso.

      • Io tendo a darti ragione in linea di principio, perché anche io mi chiedo che diritto ho di decidere la direzione che prenderà il Paese se né io né i miei figli probabilmente ci vivremo. Però escludendo dal voto chi non paga le tasse in Italia finiresti con il creare tutta una fascia di persone che non hanno rappresentanza politica da nessuna parte, a meno che non si decida a livello europeo che uno partecipa alle elezioni politiche lì dove risiede, anche se non cittadino. Sul discorso del voto per gli Erasmus ecc sono del tutto d’accordo.

  2. da ex emigrante concordo con te…. non vedo il motivo di lasciare il diritto di voto a chi risiede stabilmente all’estero. Non solo per una questione di tasse, ma anche perché poi non fa i conti con i risultati delle urne.
    Darei invece il diritto di voto agli immigrati, che in questo paese ci vivono e lavorano. Stamattina su Radio Capital c’è stato un dibattito interessantissimo in merito. Un albanese che risiede da 20 anni in italia, ha una pizzeria, ha due figlie in italia, spiegava che non ha diritto di voto neanche per le elezioni comunali. E a me, pare un’assurdità!

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