America andata e ritorno

L’America è potente, è tutto il bene ed il male cantava Guccini. La settimana è andata bene, buoni incontri, ottimi seminari e tutto il resto che segue. Mi affascina sempre l’America, questo suo essere un insieme di contrasti incredibili, a volte così stridenti da quasi non crederci. Downtown Washington, a due passi la casa bianca, e la sera i senza tetto si fermavano a dormire sulle grate della metropolitana per riscaldarsi. Di fronte un intero complesso di centri commerciali che il giorno veniva inondato di persone ben vestite, impiegati, professionisti. Passi un quartiere e ti trovi senza saperlo a China Town, i ristoranti non ispirano molta fiducia ma il cibo è ottimo, ti giri e ci sono squadroni di polizia armata fino ai denti, ti giri di nuovo e ti trovi in un bar fighetto a bere ottima birra e mangiare in maniera eccellente. L’America è anche le porzioni smodate al ristorante, una cheese case intera con chi ci sfameresti una famiglia a Natale, i commessi sempre gentilissimi e pronti a fare qualunque cosa per te, i negozi immensi, la macchine ovunque. L’America mi colpisce sempre anche per la sua innata vitalità, qui sembra quasi che sia sempre tutto possibile. Non lo è, ovvio, ma c’è un’intensità di vita che mi prende sempre. Poi è solo un volo lungo sull’oceano, il risveglio ed il silenzio e la perfezione degli aeroporti scandinavi. Ed è di nuovo Stoccolma, è per un attimo casa.

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