Vivere in un non luogo

Ormai sono più di tre anni che faccio questa vita in viaggio. Forse all’inizio non capivo perfettamente cosa volesse dire “vivere in un aeroporto”, ma adesso mi sembra quasi una cosa normale. Faccio, a volte ne sono consapevole, una vita molto particolare. Quando ne parlo (raramente in verità) le persone hanno delle reazioni abbastanza diverse. C’è chi mi invidia, chi dice che non ce la farebbe mai, chi pensa che io mi dia delle arie…. alla fine io lascio parlare i più. Ma cosa vuol dire vivere in questo modo è una cosa che si capisce con il tempo. Vuol dire trovare i tuoi posti preferiti in aeroporto. Quella sedia con vista sulla pista, o quel bar, o la lounge. Tutti questi posti diventano come un surrogato di casa, di una scrivania, di un posto conosciuto. È un modo per far diventare routine una vita che è per definizione fatta di non routines. E poi preparare la valigia, dove ormai nel bagaglio a mano puoi far entrare una settimana di vestiti, scarpe, cravatte e giacche. Sono i controlli sicurezza che già sai cosa controlleranno e come in un determinato aeroporto, sono le facce delle persone che tornano a casa, quelle delle famiglie che vanno in vacanza, dei viaggiatori abituali, che ci si riconosce a vista, di quelli che prendono un aereo l’anno e chiedono informazioni su tutto. Inizi a distinguere le nazionalità, trovi i tuoi spazi. Insomma, si finisce per far diventare conosciuto un non luogo che in teoria non dovrebbe appartenerti, ma che poi finisce per farlo. Ed infine le camere degli alberghi. Quando la sera ci torni, guardi il mondo intorno dalle finestre dei piani alti. Tutte le città si assomigliano quando il sole scende ed arriva la sera. Si accendono le luci della sera e tu ti immagini piccole felicità quotidiane dietro i vetri delle case, mentre tu ti sfili la cravatta, togli le scarpe, riponi la camicia in armadio e guardi il riflesso del tuo viso sui vetri. Ed è ora della cena di lavoro. Ma sai anche che tutto questo ha un senso, stai guardando il mondo, vedrai posti che pochi potranno vedere, e, soprattutto, dopo qualche giorno accenderai anche tu la luce in cucina. E di quelle piccole felicitá quotidiane sarai parte anche tu.

Annunci

9 thoughts on “Vivere in un non luogo

  1. E quella piccola (smisurata) felicità di quando stai seduta nella sala degli arrivi, ad aspettare e contare i minuti, lo sguardo fisso allo schermo degli arrivi. E allora se un non luogo lo riempi di un bacio allora anche questo diventa casa.

    • Conosco questa sensazione. L’attesa in un aeroporto che arrivi qualcuno. Poi vedi l’aereo atterrare, avvicinarsi al gate e poi tutte le persone che spuntano fuori in fila. Ma tu ne aspetti solo una, e poi sembra davvero “love actually” 🙂

  2. Riflessione molto interessante. Proprio stasera c’è un film in tv (su canale 5, quello svedese) che parla della vita di un tizio che fa questa vita, interpretato da George Clooney. S’intitola “Up in the air”. L’hai visto?

  3. A far entrare una settimana di vestiti in un bagaglio a mano l’ho imparato bene anche viaggiando coi bambini piccoli 🙂 un po’ di mal di schiena evitati.
    E chissá dove saremo anche noi tra qualche anno. io non mi sento a casa da nessuna parte.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...