La terra dei ghiacci

Islanda nelle lingue nordiche vuol dire letteralmente "terra dei ghiacci", cosi come anche in inglese. Qui, in realtá, almeno nella capitale, di neve non se ne vede, e la temperatura si é attestata anche oggi su magnifici +5, che insieme ad un sole bellissimo ed un cielo trasparente, rendevano l'aria quasi primaverile, almeno per queste latitudini. Ho avuto poco tempo per vedere la cittá in quanto molto impegnato con il lavoro, da cui sono tra l'altro appena tornato. L'archiettettura é molto particolare. Tutto molto moderno, pochissime case di legno come ad esempio in Norvegia o Svezia, ed il tutto é anche dovuto al fatto che qui non crescono quasi alberi! Quindi tutto era fatto in pietra lavica e fango prima, ed in cemento adesso. In ogni modo il mare azzurrissimo, queste montagne innevate enormi, danno un che di mare del Nord, di estremo del mondo. Mi hanno poi spiegato oggi che il terreno argillo e completamente spoglio che si vede dall'aereoporto fino in cittá é in realtá lava. L'aereoporto si trova infatti sulla zolla amercana, mentre il resto dellisola su quella Europea, non male!

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Nel mezzo dell'oceano

Poco dopo pranzo sono partito per un nuovo viaggio di lavoro. Tre ore di volo verso ovest  mi hanno fatto atterrare su un'isola vulcanica nel mezzo dell'Atlantico. Durante l'atterraggio si vedevano intorno ghiacciai immensi, coste frastagliate ed un mare blu intensissimo, scagliarsi contro le rive in onde bianche e spumeggianti. Il paesaggio é invece brullo, roccioso, pieno di crateri, come se fosse appena finita una guerra. Con il taxi che mi portava alla capitale abbiamo attraversato una pianura stepposa, senza nemmeno un albergo, dove l'unica traccia verde erano i licheni attaccati alle roccie. Poi, in fondo, quasi a fare da cornice, delle montagne molto alte, pienissime di neve, che finiscono direttamente nel mare. La cosa divertente é che qui c'é un sole bellissimo, fa caldo (quasi +5), mentre Stoccolma era come al solito sui -6. Ora sono in albergo, e dall'alto di questo grattacielo vedo la cittá sotto di me, chiusa in un golfo. Dietro montagne, davanti solo mare. In fondo, poco (molto) piú in lá c'é il Canada.

Torna l'era glaciale

Sono giornate abbastanza lunghe e pesanti. L'inverno ha ripreso piede, e qualche giorno fa c'erano dei piacevolissimi -17 gradi al mattino. Ieri sono stato invece sulla costa ovest, ad Halmstad. La differenza climatica con Stoccolma era davvero incrediibile, visti i soli -2 e soprattutto la quasi totale assenza di neve. Nonostante il vento glaciale dall'oceano era piacevole camminare su dei marciapiedi normali, senza quei 20-30 cm di neve che si trova invece qui a Stoccolma. Ci sono andato con un aereo partito alle 7:00, quindi con simpatica sveglia alle 4:30 del mattino, per tornare a casa solo verso le 21:30. Oggi mi sono sopreso a guardare il mare attraverso le finestre, la luce del sole che vi si rifletteva contro. Ho chiuso le tende bianche, che hanno fatto filtrare una luce bianca, ovattata. Volevo quasi sentirmi per un momento lontano dal mondo, e mi sono addormentato, cosi, quasi senza pensare.

Cucina dalla Louisiana

Ecco qualche foto delle varie cibarie che ho trovato a New Orleans. Devo dire che si mangia benissimo, tutto a base di pesce ed ovviamente gamberi, ma non solo.

1) Riso, salsa piccante, pezzi di carne, verdure varie

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2) Misto fritto di calamari, gamberi, palline di calamari ed il gumbo sulla destra. Oltre alle ovviamente immancabili patate fritte

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3) Visto che comunque siamo negli USA, un hamburger. E devo dire probabilmente il piú buono, il migliore che abbia mai provato in America. Ci sono tornato due volte tanto che era incredibile.

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4) Apple pie

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5) Altro piatto tipico. Gamberi (e quando mai), ricoperti di una pastella, piú una specie di risotto piccante (jambalaja)

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6) E visto che non si era mangiato abbastanza direi di passare al dessert

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Un lungo viaggio (il ritorno)

Giovedi pomeriggio ora americana ho preso il mio primo volo per Atlanta. L'aereoporto é immenso, 5-6 terminal immensi, a loro volta collegati da un treno sotterraneo che passa circa ogni 30 secondi. Cosa ironica, in ogni modo, sono sia arrivato che partito piú o meno dallo stesso gate. Sia quando sono arrivato negli USA che adesso! Il volo di ritorno é anche andato molto bene. Per fortuna il posto di fianco al mio era vuoto, quindi mi sono spostato, considerando che avevo al mio fianco un signore americano alquanto "robusto", che é stato capace di russare per 11 ore di fila, appena seduto fino all'atterraggio ad Amsterdam. Volo molto comodo, ottimo cibo, e grande dormita. Che mi ha permesso, tra l'altro, di arrivare praticamente senza jet-lag ad Amsterdam. Prima di addormentarmi ho anche visto il film "Megamind", molto diverente, ve lo consiglio. É un cartone animato che ricorda molto quello della famiglia di super-eroi che uscí qualche anno fa. Da Amsterdam poi via a Stoccolma, dove la bufera di neve aveva bloccato tutte le strade, quindi dall'aereoporto a casa mia tipo due ore e mezza con tassista innervosito che tra l'altro non conosceva le strade! Alla fine l'ho dovuto guidare io…

New Orleans 5 / The spotted cat

Come promesso, ecco la storia del famoso gatto. New Orleans é famosa per la sua musica jazz, i funerali in musica, i concerti… insomma per la musica. Allora mi sono detto che la cosa migliore per passare una buona serata é trovare un locale genuino dove ci siano solo persone del posto. Sono stato qualche giorno fa alla famosa "preservation hall", ed é stato un bel concerto, ma c'erano tanti turisti. Quindi, guidato da una cameriera che mi aveva servito il pranzo, mi dirigo in una parte un pochino piú lontana del quartiere francese (anche se di pochi blocks), verso due possibili locali. Uno si chiama "the three muses" e l'altro "the spotted cat". Ci arrivo in taxi sotto una pioggia battente e cerco di trovare questi posti. Mi fermo sotto un locale che sembra carino, che si rivelerá poi essere quello delle tre muse. Non vedo il cartello, e ci sono due uomini di colore mezzi ubriachi con le tipiche tute a cappuccio che mi chiedono dove voglio andare. Decido che forse posso fidarmi e chiedo il nome di questo locale, e mi dicono piú avanti. Mentre mi allontano uno di loro mi chiama per stringermi la mano, ma io ero giá un pochino distante e quindi continuo, e li sento mandarmi improperi non proprio piacevoli. Comunque continuo di qualche altro block, e qui si vede proprio come le cittá americane possano cambiare incredibilmente da un "block" ad un altro. Prima tanti locali con musica dal vivo, ora silenzio, marciapiedi rotti e strani personaggi. Visto che la situazione si faceva particolare, decido di entrare in ristorante giapponese (l'unica cosa aperta) e chiedo di questo "spotted cat". La conversazione va piú o meno cosi :

Io : "do you know where is the music club <<the spotted cat>> ?" (sapete dove si trova il locale <<the spotted cat>> ?"
Cameriera giapponese : "we do not serve cats here!" (noi non serviamo gatti)
Io : "no, I mean the music club, not food. It is called <<the spotted cat>>!" (no, intendo il club musicale, non il cibo. Si chiama <<the spotted cat>>!"
Cameriera : " we do not spit on cats! what do you want!!!" (noi non sputiamo sui gatti, cosa cerchi!!!).

Insomma ho capito che era meglio uscire e sono tornato indietro. Alla fine sono entrato nel primo locale che avevo visto, che si é poi rivelato "the three muses". Sono rimasto lí circa un paio d'ore a sentire dell'ottima musica jazz dal vivo. Il trombettista di colore spariva nel buio del locale, la musica era alta e piacevole, e tantissime persone entravano ed uscivano, parlavano, si incontravano. Anche io ho parlato con tante persone, giusto cosi perché eravamo nello stesso posto.

New Orleans 4 / Una giornata in giro

Oggi la giornata é stata abbastanza libera, anche se con un tempo molto brutto. In mattinata per fortuna non ha piovuto, quindi ne ho approfittato per una lunga passeggiata. Prima sono andato al museo della Confederazione, dove c'erano tutta una serie di cimeli della guerra di secessione, ma tutta in erba sudista. Varie spade, fucili, pistole, uniformi, bandiere. Quello che mi ha colpito, comunque, é stata una bacheca in cui erano raccolti gli abiti di un soldato morto e poi diseppellito. Li avevano tutti catalogati, ed in una tasca c'era una guanto femminile bianco con un cuore. Era il regalo della sua fidanzata, che il soldato teneva con se in battaglia, e con il quale é morto. Devo dire che la cosa mi ha fatto molta tristezza, quante vite spezzate in questo piccolo museo. C'era poi una parte in cui spiegavano come si procedeva alle amputazioni, al tempo estremamente comuni in guerra, visto che non esistevano antisettici. Da lí sono velocemente passato per il museo della seconda guerra mondiale, che sembra essere davvero molto grande, ma non avevo il tempo di entrarci, né la voglia di star dietro a comitive di nonnini americani in scarpe da ginnastica, pantaloni bianchi e visiere, con tutto il rispetto ovviamente. Il pomeriggio sono brevemente tornato in albergo quando é arrivata una specie di piccole tempesta tropicale. Pioggia a secchioni, vento quasi orizzontale che faceva piegare le palme. Ho aspettato che la notte scendesse sui grattacieli per infilarmi in un taxi, ed andare alla ricerca dello "spotted cat". Che é un'altra storia e la racconto domani. Comunque, non é una cosa che si mangia.